Il ciclo dei mesi e l’elogio del matrimonio

apr 29th, 2020 | scritto da | inserito in Blow up, Scoperte di Evus, Simbolica-mente

la raccolta dei fichi nel mese di agosto

La uxor , ovvero la donna nel suo ruolo di moglie, ebbe senza dubbio un posto privilegiato nella società medievale di età comunale.
Tra XII e XV secolo il governo e l’economia delle città si fondavano sul buon andamento della vita famigliare, poiché era la famiglia la cellula di quel nuovo organismo sociale e politico nato da poco che si chiamava “comune”.
All’interno della famiglia, e sopratutto tra i due coniugi, dovevano regnare stabilità e armonia, non solo come presupposto per la salvezza dell’anima individuale, ma anche come presupposto per la prosperità cittadina.
In tal senso andrebbe letta l’importanza rivestita dall’istituto del matrimonio nel periodo medievale.

Nel ciclo dei mesi che Giovanni e Nicola Pisano scolpirono nel 1278 per la Fontana Maggiore di Perugia, la rilevanza dell’ istituto del matrimonio è a mio avviso particolarmente evidente.
Osservando infatti i rilievi della vasca inferiore, dove ventiquattro pannelli descrivono i lavori dei mesi, i rispettivi segni zodiacali, nonché tradizioni e consuetudini che scorrono al ritmo del calendario solare, emerge secondo me un vero e proprio elogio medievale nei confronti dell’istituto del matrimonio!
A differenza di altri cicli calendariali, in cui vengono rappresentati i tradizionali lavori agricoli (si pensi ad esempio ad alcuni rilievi di chiese e cattedrali romaniche), sulla Fontana Maggiore di Perugia troviamo protagoniste alcune figure femminili, accanto ai personaggi maschili.
Per ogni singolo mese il primo pannello rappresenta un soggetto maschile, personificazione del mese corrispondente, mentre nel secondo pannello dedicato allo stesso mese, vediamo alternati uomini e donne: in ben quattro formelle sono raffigurate uxores , ovvero donne sposate, come indica chiaramente l’iscrizione che sormonta i mesi di gennaio, aprile, maggio ed agosto.
In ben quattro mesi su dodici vi sono dunque donne, scolpite a rilievo accanto al proprio sposo, la cui postura e i cui attributi rendono più comprensibile il significato simbolico del ciclo dei mesi e delle stagioni.
Osservando attentamente l’iconografia di queste quattro donne scolpite sulla Fontana Maggiore, si può addirittura tentare di comprendere quale sia stata la condizione femminile nella società di età comunale.

moglie e marito siedono a banchettare davanti al fuoco

moglie e marito siedono a banchettare davanti al fuoco

Cominciamo dalle due tavole dedicate a Gennaio, dove di fronte al personaggio maschile siede una donna rappresentata a lato del focolare che unisce i due pannelli.
L’ambiente privilegiato della donna medievale era indubbiamente il focolare domestico che, in quanto luogo-simbolo della casa medievale, occupa nella Fontana Maggiore la parte centrale della scena fungendo in qualche modo da punto d’unione tra i due coniugi.
Seduti sereni e rilassati, i due consumano un pasto caldo a base di pane, carne, acqua e vino. Fuori è freddo, siamo in inverno, ma all’interno della domus c’è calore e abbondanza di cibo. Grazie al lavoro svolto nell’anno appena trascorso, la famiglia può ora riposare consumando le provviste che sono ancora conservate nelle cantine. Una buona moglie nel medioevo era anche colei che d’ inverno sapeva gestire con accortezza e parsimonia le provviste per il consumo famigliare, e non a caso tra le principali virtù che una donna del XIII secolo doveva coltivare c’erano anche la prudenza e la temperanza!
Il focolare che unisce le due formelle presenta a mio avviso una forte valenza simbolica.  Come allegoria della coesione sociale e cittadina, l’elemento fuoco conferma infatti la terminologia in uso negli Statuti di età comunale, laddove per indicare un nucleo famigliare troviamo utilizzato il termine “focolare”.
E’ dunque il fuoco, con il suo calore, il simbolo dell’amore e dell’unione coniugale nella società comunale.
Un’unione in cui la uxor era indubbiamente punto di riferimento per l’uomo: vigile e presente in tutte le attività della casa, ella si occupava dell’educazione dei figli ed amministrava la domus quando il marito era assente, per guerra o per affari. In caso di vedovanza, inoltre, alla sposa accadeva di gestire da sola gli affari di famiglia. Se poi i coniugi erano abbastanza ricchi da potersi permettere servitori, alla uxor spettava anche di controllare la servitù e di farla cooperare.
Signora dell’ordine domestico e garante dell’armonia in ambito famigliare, la donna sposata non aveva dunque un ruolo secondario nell’ambito della vita sociale di età comunale.

Moglie e marito reggono cesti e rami fioriti

Moglie e marito reggono cesti e rami fioriti

Anche nei mesi di aprile e di maggio troviamo donne protagoniste accanto ai propri mariti.
Nella stagione primaverile la uxor sembra però avere una funzione non più soltanto domestica, come a gennaio, ma anche rappresentativa e di svago.
E’ infatti una sposa che rallegra la vita dell’uomo e che sembra identificarsi con la stessa primavera, quella che ad aprile mostra i fiori del proprio giardino.
I due pannelli del mese di aprile ricordano modelli classici: moglie e marito, elegantemente vestiti, reggono in mano cesti floreali e rami fioriti.
Figura di donna ideale è poi anche quella rappresentata nel rilievo di maggio, raffigurata mentre procede a cavallo seguita dal suo sposo. La uxor regge in una mano un frustino e nell’altra un falco, simbolo della caccia e dell’amor cortese.
La stagione dell’amore è arrivata. Il cavaliere ha in mano tre rose . La dama lo guarda voltandosi indietro, mentre cavalca un docile destriero.
La scena si adatta perfettamente all’ideale cavalleresco del tempo e sembra addirittura rievocare certe scene di caccia e di amor cortese descritte nelle opere di Chretien de Troyes.
La dama che precede lo sposo a cavallo mi fa anche pensare alla scena di un corteo nuziale. Uno di quelli che vedeva la novella sposa sfilare appunto a cavallo lungo le vie della città, diretta verso la sua nuova dimora: la casa dello sposo dove i suoceri l’attendevano a braccia aperte e dove avrebbe trascorso il resto della propria vita.

Ma le uxores non sono soltanto figure ideali. Sono anche donne in carne ed ossa, mogli attive ed efficienti pronte ad aiutare il marito nelle attività quotidiane.
Come nei rilievi del mese di agosto, dove la uxor è raffigurata accanto al suo sposo, intento a cogliere i fichi da un albero carico di frutti. Lei sta seduta e regge il cestino pieno dei frutti maturi.
Certo non è un caso che l’albero sia lo stesso da cui Adamo ed Eva avevano colto il frutto proibito: le scene bibliche dell’Eden che troviamo tra i rilievi dello stesso bacino inferiore, sono infatti strettamente collegate al ciclo dei mesi e dei lavori nei campi, in una visione medievale che considerava le fatiche lavorative come possibilità di riscatto e redenzione dal peccato originale.
Qui però la situazione è rovesciata ripetto alla scena che si trova sull’altro lato della vasca inferiore: nel mese di agosto non è più Eva ad offrire ad Adamo il succoso frutto dell’Albero del bene e del male, ma è semmai l’uomo a raccogliere quello che è ormai diventato il meritato frutto del suo duro lavoro, un dono di prosperità offerto dalla natura, che la consorte accoglie, al culmine della stagione estiva, nel cesto ripieno di frutti maturi.

Antonella Bazzoli – 1 giugno 2009 – aggiornato il 20/10/2018

Da leggere:

Chi dice acqua dice donna” articolo di A. Bazzoli, pubblicato su Medioevo, Anno XIII n.6 – giugno 2009, pagg. 88 – 95

“Agenda medievale 2010, Il tempo delle donne” di A. Bazzoli e A. Antonelli, Edimond, 2009

Il linguaggio figurativo della Fontana Maggiore di Perugia, a cura di C. Santini,
Calzetti-Mariucci, 1996

Duby e Perrot – Storia delle donne. Il Medioevo a cura di C.Klapisch-Zuber
ed. Laterza, 1990

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