Lucia… e il giorno più corto che ci sia

dic 12th, 2019 | scritto da | inserito in Blow up, Simbolica-mente

Nei tanti affreschi del Santa Lucia, affresco votivo della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Rosciolomedioevo e del rinascimento che vedono protagonista la martire Lucia, la santa reca in mano un piccolo vaso (a volte un piattino) al cui interno ci sono due occhi, simbolo del suo martirio.
Il suo nome Lucia deriva dal latino “lux, lucis”, ovvero luce, e infatti  la santa è considerata la protettrice degli occhi e della vista.
E’ evidente che l’attributo dei due occhi rappresenti simbolicamente la luce che torna a vincere sulle tenebre, il sole che vince sul buio, il giorno che supera la notte.

Ed è altrettanto evidente che il culto per la santa martire si leghi strettamente al fenomeno del solstizio invernale, fenomeno astronomico cui assistiamo puntualmente ogni anno nel mese di dicembre .
Tra il 21 e il 22 di dicembre, quando il sole raggiunge il punto di declinazione minima nel suo moto apparente lungo l’eclittica, abbiamo il  giorno più corto dell’anno, e di conseguenza la notte più lunga.
Riferendosi alla festa della martire Lucia, che tradizionalmente coincide con il 13 dicembre, un noto e diffuso detto recita: “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”.
E’ mai possibile che la saggezza popolare questa volta si sia sbagliata? Cosa può significare lo scarto di circa dieci giorni tra la ricorrenza di santa Lucia e quella del solstizio invernale?
Per trovare risposta a queste domande dobbiamo tornare indietro al 1582, quando il papa Gregorio XIII decise di introdurre il nuovo calendario gregoriano, tuttora in vigore.

In una sola notte il pontefice tolse dieci giorni dal calendario, passando direttamente dal 5 al 15 di ottobre.11
Tale decisione si era resa necessaria poiché il precedente calendario giuliano aveva accumulato un giorno di ritardo ogni 128 anni, così che, al tempo di Gregorio XIII, vi erano dieci giorni di scarto rispetto al corso solare. Esattamente i giorni che passano dal 13 al 22 di dicembre…

Ma c’è dell’altro.
Tra novembre e dicembre il calendario lunare vede nel cielo la nona luna dell’anno. C’è chi la chiama “luna amara”, chi “luna pesante, chi “luna delle lunghe notti”, chi ancora “luna del lupo” o “luna dell’aquila”. Spesso il suo plenilunio avviene nella costellazione dei Gemelli.
E’ una luna che da sempre porta neve e gelate, coincidendo con il momento più buio e freddo dell’anno solare, ma è anche un tempo simbolico altamente spirituale, un momento magico di morte e di rinascita…

E’ infatti anche chiamata “Luna della quercia”, perché la sua energia richiama la saggezza e la forza dell’albero più resistente e longevo, la quercia appunto, le cui radici dopo aver raggiunto metaforicamente il punto più oscuro e profondo nel sottosuolo, non possono che tornare a salire verso la luce.

20150331_124618Se è vero infatti che questa luna di dicembre rappresenta l’oscurità (e ciò a livello personale può anche significare il riemergere doloroso di vecchie ferite), è altrettanto vero che da un punto di vista simbolico ed astrologico la “luna della quercia” si presenta nel tempo più buio dell’anno, recando con sé la tenacia e la perseveranza necessarie per restare saldi alle nostre radici.

Il tempo delle tenebre non può essere evitato, questo è vero, ma guardando alle nostre ombre senza paura, possiamo più facilmente decidere cosa lasciare andare, e possiamo fare un passo in avanti verso un cambiamento consapevole, verso una trasformazione in grado di far tornare la luce, e non solo quella esteriore del sole, ma anche quella interiore della nostra anima!

Forse anche in tal senso il giorno di santa Lucia è da sempre considerato il più buio che ci sia. Eppure non si tratta necessariamente di qualcosa di negativo, anzi, in questo giorno speciale, con questa luna speciale, ci è data la possibilità di imparare ad amare anche il nostro “buio”, e di capire quanto sia necessario accoglierlo affinché possa tornare a splendere la luce!

Antonella Bazzoli , 13 dicembre 2016 (updated 12/12/2019)