Flagellanti e Templari devoti a san Bevignate

mag 16th, 2016 | scritto da | inserito in Grandangolo, la Croce e la Spada

flagellanti affrescati nella chiesa templare di San Bevignate

La venerazione per la figura di San Bevignate – il santo dei Templari che non fu mai canonizzato dalla santa Sede – è attestata e documentata a Perugia a partire dal XIII e fino al XVII secolo. A quest’ epoca risale infatti l’Editto di Napoleone Comitoli, relativo alla processione per la traslazione dei corpi di Ercolano, Pietro Vincioli e di Bevignate, chiamato nell’editto del Comitoli  “dei confessor”, titolo che era riservato a chi si era distinto per virtù eroiche e per miracoli compiuti in vita.
La fastosa e spettacolare processione si tenne a Perugia il 17 maggio del 1609, e riguardò il trasferimento delle reliquie di Bevignate dalla chiesa a lui intitolata, fino alla cattedrale di San Lorenzo che si erge nella piazza principale. Fu un evento religioso di enorme importanza e risonanza che attesta come la venerazione dei Perugini per Bevignate fosse ancora forrtemente sentita nel corso del XVII secolo.
Restano però molti dubbi sul periodo in cui visse san Bevignate, non a caso definito da vari studiosi “il santo misterioso di Perugia” . Secondo alcuni egli sarebbe vissuto e morto in città intorno al V o VI secolo, mentre per altri sarebbe stato egli stesso un monaco templare, vissuto verosimilmente nel XII o XIII secolo.
Suggestiva è la leggenda che lo vorrebbe giunto a Perugia dalla Germania, sotto Teodorico re dei Goti, in compagnia di altri sei fratelli tra cui Ercolano, defensor civitatis della città durante le guerre gotiche, ancora oggi venerato come santo patrono di Perugia.
E’ quanto riferisce lo Iacobilli, autore dell’opera agiografica Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria, secondo il quale Bevignate avrebbe abbandonato il mondo, scegliendo di vivere recluso in “un monastero di monaci che portavano tonaca di panno di lana bianca e la cintura di cordame turchino” per poi scegliere successivamente di diventare un eremita, ritirandosi a ” vita solitaria in una selva appresso Perugia ove visse molti anni in aspra penitenza e si esercitò nell’orazione e nelle divine contemplazioni”.
Tra i miracoli di San Bevignate viene tramandato quello delle olive e del grano, che l’eremita avrebbe fatto maturare prima del tempo per sfamare alcuni poveri giunti a fargli visita. Un altro miracolo a lui attribuito è quello dei due innocenti, condannati a morte e poi liberati dopo essersi raccomandati al santo. Ma forse il miracolo che più gli rese fama di santità fu quello del bambino ucciso da un lupo che, secondo la leggenda agiografica, l’eremita avrebbe riportato in vita. A quest’ultimo episodio sembrerebbe riferirsi, secondo il grande critico d’arte Pietro Scarpellini, una delle scene affrescate nel XIII secolo all’interno della chiesa templare di San Bevignate a Perugia.

Riguardo al giorno in cui il santo morì, riportiamo quanto scritto da Ettore Ricci: “la tradizione costante vuole che, nato negli ultimi anni del V secolo, morisse il 14 maggio del 520”.
Che la ricorrenza funebre di Bevignate abbia avuto luogo nel mese di maggio  ce lo conferma anche lo Statuto del Comune di Perugia del 1342 (IV, Rubr. 80, 80.1).
Tuttavia la tradizione locale registra due giorni di scarto rispetto alla data del 12 maggio, ricorrenza funebre  dell’eremita perugino secondo un prezioso  codice manoscritto  conservato a Modena, che i Templari usarono come messale e che è introdotto da un interessante calendario liturgico, ricco di note obituarie di Gran Maestri e santi  templari.

Un altro evento sembrerebbe confermare la data della nota obituaria relativa a Bevignate come risulta dal calendario liturgico di Modena, secondo cui l’eremita sarebbe morto il 12 anziché il 14 maggio.
Sappiamo pure che nel 1260 si avviava a conclusione la costruzione della chiesa templare perugina intitolata a Bevignate, e che il podestà concesse in quell’anno un periodo di “ferie straordinarie” della durata di 15 giorni, con conseguente sospensione di tutte le attività lavorative . Tali festeggiamenti ebbero luogo dal 4 al 19 di maggio, cioè esattamente 7 giorni prima e 7 giorni dopo la data del 12, registrata – come abbiamo visto – nel messale di Modena.

ritratto di flagellante affrescato in San Bevignate

La concessione delle ferie nel maggio del 1260 si lega a Bevignate anche tramite un altro personaggio di Perugia, fra’ Raniero Fasani, considerato il fondatore del movimento dei Flagellanti.
Di lui ci parla il Bonazzi riferendo che “passava allora la vita in religiosa penitenza, presso al tempio suburbano di san Bevignate, il romito fra’ Raniero Fasani. A costui apparve in visione san Bevignate, un altro santo perugino, ingiungendogli di render pubblica quella penitenza che occultamente faceva; e lo stesso desiderio potrebbe avergli espresso il comune, attesa la venerazione che aveva pel suo santo concittadino”.
Sappiamo pure che, sempre nel 1260, Raniero Fasani chiese al Comune perugino una proroga delle ferie e dei festeggiamenti, ottenendola fino al giorno 30 di maggio.
E come se non bastassero le coincidenze, il 5 di giugno del 1260 le autorità comunali inviarono alla Santa Sede la prima richiesta di canonizzazione di Bevignate, alla quale avrebbero fatto seguito varie successive richieste in tal senso, che però non furono mai ascoltate dai diversi papi che si succedettero sul soglio pontificio.

Tutti questi misteriosi fatti mostrano lo stretto legame che esisteva tra i Flagellanti e i Templari, come confermano peraltro anche le scene duecentesche affrescate nell’abside della chiesa templare di Perugia, laddove un corteo di penitenti è raffigurato al di sotto di un grandioso giudizio universale,  a torso nudo , nell’atto di colpire le proprie spalle con un flagello.

Antonella Bazzoli - 13/10/2007 –  aggiornato a maggio 2016

Da leggere:

Templari e ospitalieri in Italia. La chiesa di S. Bevignate a Perugia, a cura di M. Roncetti, P. Scarpellini, F. Tommasi, Milano, Electa/Editori Umbri Associati, 1987.

“Bonvicino e i flagellanti” breve racconto storico di Antonella Bazzoli, www.evus.it

 

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