Babbo Natale, San Nicola e il solstizio invernale

dic 5th, 2020 | scritto da | inserito in Antiquae gentes, Grandangolo

Particolare dei tre sacchi d’oro, ai piedi di san Nicola, nell’opera del Beato Angelico. Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia

Babbo Natale , il vecchio  barbuto con il  vestito rosso e la slitta trainata da renne volanti,  è realmente esistito o è soltanto un’invenzione?
La figura di Papà Noel è leggendaria e nasce solo nel 1822 dalla penna di Clement Clarke Moore, autore del magico racconto “A visit from St. Nicholas”.
Tuttavia anche se Babbo Natale non è mai esistito, il suo personaggio non nasce dal nulla, ma deriva invece da una figura di santo realmente esistita che i cristiani veneravano fin dall’alto medioevo. Mi riferisco a Sanctus Nikolaus, ovvero san Nicola, conosciuto anche come Santa Klaus e  celebrato il 6 di dicembre, giorno in cui in molti paesi del Nord Europa i bambini aspettano i suoi regali.
Nicola fu un santo di origine orientale vissuto nel IV secolo, fu vescovo di Mira, villaggio turco in cui morì il 6 dicembre dell’anno 350 circa.
I suoi miracoli si confondono a tratti con la leggenda. Uno tra i più famosi  narra di come Nicola abbia aiutato un uomo ricco che essendo improvvisamente caduto in disgrazia, stava meditando di avviare alla prostituzione le proprie tre figlie non sapendo come fare a procurar loro la dote. Il santo intervenne salvando le tre giovani dal terribile destino che le attendeva, introducendo in casa del loro padre, mentre tutti dormivano, tre sacchi pieni di monete d’oro per tre notti consecutive. Secondo un’altra versione della leggenda di san Nicola, il vescovo di Mira avrebbe offerto come dote alle giovani tre grandi pepite d’oro.

Ritratto di San Nicola. Opera del Beato Angelico

Ecco perché in quasi tutte le opere d’arte che rappresentano san Nicola, si vedono tre sacchi o tre sfere di monete d’oro, che ci permettono di riconoscere san Nicola, quasi sempre vestito con la mitra e il pastorale, tipici attributi vescovili.  Nel polittico realizzato per la cappella Guidalotti nel 1437 dal Beato Angelico, opera esposta a Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria, san Nicola ha tre sacchetti di monete d’oro che l’artista domenicano ha dipinto ai suoi piedi (v. foto).

Per conoscere meglio la vicenda agiografica di san Nicola occorre fare cenno ad un’altra leggenda che riguarda il ritrovamento e la traslazione delle sue reliquie . Le sante reliquie del vescovo di Mira, sepolte e venerate per secoli in quella città dell’Asia Minore, furono trafugate per mano di una spedizione navale che organizzò il “furto sacro” approfittarono dell’attacco sferrato dai Saraceni al villaggio turco  di Mira.
A contendersi il corpo del vescovo furono in realtà due città italiane, Venezia e Bari.
Dal porto di quest’ultima partirono nel 1087 tre navi, con a bordo sessantadue marinai, dirette alla volta di Mira. La spedizione riuscì e il sepolcro di san Nicola fu ritrovato, le reliquie trasportate via mare, furono così traslate e sepolte nella cattedrale di Bari, dove ancora oggi sono venerate dai fedeli che riconoscono il santo come loro patrono.
I Veneziani non si rassegnarono alla perdita subita e così, nel 1099 al tempo della prima crociata, si recarono a loro volta nel villaggio di Mira sperando di trovare qualche reliquia sfuggita alla precedente spedizione pugliese. Piccoli frammenti ossei furono rinvenuti in un ambiente non lontano dal sepolcro del santo, permettendo ai Veneziani di far ritorno con il prezioso bottino e consegnarlo  all’abbazia di San Nicolò del Lido. Allo sbarco della spedizione a Venezia, la gioia fu tale che il santo fu proclamato protettore della flotta della Serenissima.

San Nicola dona tre sacchi d’oro. Predella del polittico Guidalotti di Perugia

Ecco perché san Nicola è considerato anche il protettore dei naviganti, invocato contro le tempeste. Di lui viene poi ricordato il miracolo della liberazione dei tre innocenti, ingiustamente condannati a morte dall’imperatore.
Considerando nel loro insieme le varie fonti agiografiche, colpisce il fatto che il numero “tre” torni ripetutamente e sempre con valore altamente simbolico: tre sono le navi partite per Mira, tre gli innocenti salvati dal santo, tre le figlie femmine salvate da un triste destino, tre le notti impiegate per aiutarle, tre i sacchi d’oro donati dal santo, tre le pepite diventate un suo attributo…

La presenza costante e ricorrente di queste triadi si ricollega, a mio avviso, alla simbologia dei tre doni offerti dai Magi a Gesù e, soprattutto, al simbolismo del solstizio d’inverno, periodo dell’anno in cui il sole raggiunge il  massimo declino.

Osservando infatti il cielo dal 21 al 24 dicembre, l’astro appare fermo tre giorni sopra l’orizzonte, da cui il termine solstizio (dal latino solstitium, che deriva dall’unione dei termini sol, ovvero sole, e sistere, ovvero arrestarsi).
Il sole, dopo tre giorni di arresto apparente, riprende  il proprio movimento graduale verso l’alto, per raggiungere il 21 giugno il culmine del proprio movimento, in corrispondenza dell’arrivo del solstizio d’estate.
Possiamo interpretare simbolicamente i tre giorni di arresto del sole sopra l’orizzonte, come un’immagine di “morte” apparente che reca in sé un messaggio salvifico di ciclica, eterna rinascita.

La vittoria della luce sul buio, e quindi della vita sulla morte, è presente nel simbolismo del solstizio invernale, eri torna con lo stesso significato di tipo salvifico anche  nel simbolismo dei tre giorni che intercorrono tra la morte di Cristo e la sua resurrezione.

di Antonella Bazzoli – 6 dicembre 2010, aggiornato 5 novembre 2020

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