I tre sacchi di San Nicola, simboli del solstizio invernale

dic 6th, 2018 | scritto da | inserito in Antiquae gentes, Grandangolo

i tre sacchi d’oro ai piedi di san Nicola nell’opera del Beato Angelico

Babbo Natale è un personaggio leggendario o è realmente esistito?
Il vecchio Papà Noel, con il suo vestito rosso, con la barba e i capelli bianchi, con la sua slitta trainata da renne volanti, è un’invenzione nata nel 1822 dalla penna di Clement Clarke Moore, l’autore del magico racconto “A visit from St. Nicholas”.
Tuttavia il personaggio leggendario di Babbo Natale deriva dalla figura storica di Sanctus Nikolaus, conosciuto anche come Santa Klaus, il quale ancora oggi in molti paesi del Nord Europa porta i doni ai bambini.
San Nicola è un santo di origine orientale, vissuto in Turchia nel IV secolo d.C.
Egli fu vescovo di Mira,  villaggio dove il santo morì il 6 dicembre intorno all’anno 350 .
Uno dei miracoli più noti e popolari della sua vita narra di un uomo improvvisamente caduto in disgrazia le cui tre giovani figlie erano rimaste senza dote. Secondo la leggenda l’anziano genitore, preoccupato di non riuscire a maritare le proprie figlie, avrebbe meditato di avviarle alla prostituzione, quando san Nicola sarebbe intervenuto a salvarle, introducendo nella casa mentre tutti dormivano, tre sacchi di monete d’oro per tre notti consecutive (secondo un’altra versione il santo avrebbe donato tre grandi pepite d’oro).

Ritratto di San Nicola del Beato Angelico

Questa leggenda spiega perché nei dipinti che raffigurano san Nicola, spesso si vedono tre sacchi colmi di monete d’oro o tre sfere d’oro massiccio, spesso accanto alla mitra e al pastorale, tipici attributi vescovili.  Nell’opera rinascimentale del Beato Angelico, nota come “Polittico Guidalotti” e conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, il particolare dei tre sacchetti è ad esempio rappresentato ai piedi del santo (v. foto).

Per conoscere meglio la vicenda agiografica di san Nicola va riferita anche un’altra leggenda che riguarda le reliquie del santo.  Le sue spoglie, dopo essere state venerate per secoli nella città di Mira, furono trafugate da un gruppo di fanatici cristiani, in seguito all’attacco sferrato al villaggio turco dai Saraceni. Due città italiane, Bari e Venezia, cominciarono allora a contendersi le reliquie del santo finché, nel 1087, tre navi con a bordo sessantadue marinai partirono da Bari alla volta di Mira. La spedizione riuscì: il sepolcro di san Nicola fu ritrovato e le reliquie vennero trasportate a Bari via mare, dove ancora oggi sono venerate dai fedeli che riconoscono il santo come loro patrono.
I Veneziani non si rassegnarono però alla perdita subita e nel 1099, durante la prima crociata, si recarono a loro volta nel villaggio di Mira, sperando di trovare qualche reliquia sfuggita alla precedente spedizione dei rivali baresi. Piccoli frammenti ossei furono rinvenuti in un ambiente non lontano dal sepolcro del santo, e così anche i Veneziani poterono far ritorno con qualche preziosa reliquia da venerare nell’abbazia di San Nicolò del Lido. All’arrivo della spedizione a Venezia la gioia fu tale che il santo fu proclamato protettore della flotta della Serenissima.

San Nicola dona tre sacchi d’oro ad una famiglia caduta in disgrazia. Predella del polittico Guidalotti di Perugia

Aggiungiamo che san Nicola, considerato il protettore dei naviganti, e per questo da sempre invocato contro le tempeste, viene ricordato anche per il miracolo della liberazione di tre innocenti, che erano stati ingiustamente condannati a morte dall’imperatore.
Considerando nel loro insieme le varie fonti agiografiche, mi colpisce il fatto che il numero “tre” ritorni ripetutamente, e sempre con valore altamente simbolico: tre sono infatti le navi partite per Mira, tre gli innocenti salvati dal santo, tre le figlie femmine, tre le notti impiegate per salvarle, tre i sacchi pieni d’oro e tre le sfere dorate…
La presenza costante e ricorrente di queste triadi si ricollega, a mio avviso, sia alla simbologia dei tre doni offerti dai Magi a Gesù, sia al simbolismo del solstizio d’inverno, periodo dell’anno in cui il sole raggiunge il suo massimo declino.
Osservando infatti il cielo dal 21 al 24 dicembre, l’astro appare fermo per tre giorni sopra l’orizzonte, da cui il termine solstizio (dal latino solstitium), che deriva dall’unione di sol (sole) e sistere (ovvero arrestarsi).
Il sole, dopo tre giorni di arresto apparente, riprende poi il suo movimento verso l’alto, per raggiungere il proprio culmine in corrispondenza del solstizio d’estate.
Possiamo in tal senso interpretare simbolicamente i tre giorni di arresto del sole opra l’orizzonte come un’immagine di “morte” apparente, il cui significato di tipo salvifico reca con sé un messaggio di ciclica ed eterna rinascita.
La sconfitta del buio da parte della luce e la vittoria della vita sulla morte terrena, che ritroviamo nel simbolismo del solstizio invernale, corrispondono nel credo cristiano al messaggio simbolico che ritroviamo nei tre giorni che intercorrono tra la morte di Cristo e la sua resurrezione.

di Antonella Bazzoli – 6 dicembre 2010, aggiornato 6 dicembre 2018

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