I tre sacchi di San Nicola, simboli del solstizio invernale

dic 3rd, 2019 | scritto da | inserito in Antiquae gentes, Grandangolo

Particolare dei tre sacchi d’oro, ai piedi di san Nicola, nell’opera del Beato Angelico. Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia

Babbo Natale , il vecchio  con il suo vestito rosso, la barba e i capelli bianchi, la slitta trainata da renne volanti,  è realmente esistito o è soltanto un’invenzione?
Il personaggio leggendario di Papà Noel nacque in realtà nel 1822 dalla penna di Clement Clarke Moore, autore del magico racconto dal titolo “A visit from St. Nicholas”.
Eppure la figura di Babbo Natale ha anche un fondamento storico, essendo derivata da un personaggio venerato fin dall’alto medioevo: Sanctus Nikolaus, conosciuto anche come Santa Klaus, che ancora oggi in molti paesi del Nord Europa porta i doni ai bambini il 6 di dicembre.
Santo di origine orientale, vissuto in Turchia nel IV secolo d.C, san Nicola fu vescovo di Mira,  città in cui morì il 6 dicembre dell’anno 350 circa.
In uno dei miracoli più popolari di san Nicola si narra di come un uomo, improvvisamente caduto in disgrazia e preoccupato per la sorte delle sue  tre giovani figlie rimaste senza dote,  avrebbe meditato di avviarle alla prostituzione. Il santo sarebbe allora intervenuto per salvarle, introducendo nella casa, mentre tutti dormivano, tre sacchi di monete d’oro per tre notti consecutive (secondo un’altra versione san Nicola avrebbe donato tre grandi pepite d’oro).

Ritratto di San Nicola. Opera del Beato Angelico

 

Questa leggenda spiega perché nei dipinti che raffigurano san Nicola, spesso si vedono tre sacchi colmi di monete d’oro o tre sfere d’oro massiccio, oltre accanto alla mitra e al pastorale, tipici attributi vescovili.  Nell’opera rinascimentale del Beato Angelico, conosciuta come “Polittico Guidalotti” e conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, si nota ad esempio il particolare dei tre sacchetti rappresentati ai piedi del santo (v. foto).

Per conoscere meglio la vicenda agiografica di san Nicola va riferita anche un’altra leggenda che riguarda le reliquie del santo.  sappiamo che le sue spoglie, dopo essere state venerate per secoli nella città di Mira, furono trafugate da un gruppo di fanatici cristiani, in seguito all’attacco sferrato al villaggio turco dai Saraceni.
Due città italiane, Bari e Venezia, cominciarono allora a contendersi le reliquie del santo finché, nel 1087, tre navi con a bordo sessantadue marinai partirono da Bari alla volta di Mira. La spedizione riuscì: il sepolcro di san Nicola fu ritrovato e le reliquie vennero trasportate a Bari via mare, dove ancora oggi sono venerate dai fedeli che riconoscono il santo come patrono di Bari.
I Veneziani non si rassegnarono alla perdita subita e cos’ nel 1099, durante la prima crociata, si recarono a loro volta nel villaggio di Mira, sperando di trovare qualche reliquia, magari sfuggita alla precedente spedizione dei rivali baresi. Piccoli frammenti ossei, rinvenuti in un ambiente non lontano dal sepolcro del santo, permisero ai Veneziani di far ritorno con le preziose reliquie per l’abbazia di San Nicolò del Lido. Allo sbarco della spedizione a Venezia, la gioia fu tale che il santo fu proclamato protettore della flotta della Serenissima.

San Nicola dona tre sacchi d’oro. Predella del polittico Guidalotti di Perugia

San Nicola, considerato il protettore dei naviganti e per questo da sempre invocato contro le tempeste, viene ricordato anche per il miracolo della liberazione di tre innocenti, che erano stati ingiustamente condannati a morte dall’imperatore.

Considerando nel loro insieme le varie fonti agiografiche, colpisce il fatto che il numero “tre” ritorni ripetutamente, e sempre con valore altamente simbolico: tre sono infatti le navi partite per Mira, tre gli innocenti salvati dal santo, tre le figlie femmine, tre le notti impiegate per salvarle, tre i sacchi pieni d’oro e tre le sfere dorate…

La presenza costante e ricorrente di queste triadi si ricollega, a mio avviso, alla simbologia dei tre doni offerti dai Magi a Gesù, e soprattutto al simbolismo del solstizio d’inverno, periodo dell’anno in cui il sole raggiunge il suo massimo declino.
Osservando infatti il cielo dal 21 al 24 dicembre, l’astro appare fermo per tre giorni sopra l’orizzonte, da cui il termine solstizio, dal latino solstitium, che deriva dall’unione di sol (sole) e sistere (ovvero arrestarsi).
Il sole, dopo questi tre giorni di arresto apparente, riprende poi il suo movimento graduale verso l’alto, per raggiungere solo il 21 giugno il proprio culmine, in corrispondenza del solstizio d’estate.
Possiamo in tal senso interpretare simbolicamente i tre giorni di arresto del sole sopra l’orizzonte, come un’immagine di “morte” apparente dal significato salvifico, che reca con sé un messaggio di ciclica ed eterna rinascita.
La vittoria della luce sul buio e della vita sulla morte, che ritroviamo nel simbolismo del solstizio invernale,  torna anche nel messaggio simbolico e salvifico  dei tre giorni che intercorrono tra la morte di Cristo e la sua resurrezione.

di Antonella Bazzoli – 6 dicembre 2010, aggiornato 4 dicembre 2019

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