Il cavaspina sotto il segno dei pesci

gen 28th, 2020 | scritto da | inserito in Grandangolo, Simbolica-mente, Uomini e Miti

Mosaico pavimentale di Otranto: marzo è rappresentato da un cavaspina

Nel calendario di Roma antica Dicembre era il decimo e ultimo mese dell’anno, come testimonia lo stesso termine latino December la cui radice è decem, ovvero dieci.
A quel tempo Gennaio e Febbraio non rappresentavano ancora i primi due mesi dell’anno, ma segnavano piuttosto un periodo di passaggio, un intervallo temporale tra il vecchio e il nuovo in attesa di marzo, poiché era questo il primo mese dell’anno solare nell’antico calendario romuleo. Febbraio, in particolare, veniva ritenuto il periodo più adatto a prepararsi e a purificarsi in attesa della primavera imminente. Un tempo propizio ai rituali di espiazione, e infatti la stessa origine del termine februum (da cui il nome Febbraio deriva) fa riferimento ai riti di purificazione e lustrazione della città che si svolgevano presso i Romani.
L’interessante significato allegorico del mese di Febbraio nell’antichità viene ereditato dalla cultura medievale, come sembrano dimostrare anche alcuni rilievi del ciclo dei mesi nella Fontana Maggiore di Perugia.

A Febbraio un pescatore siede sulla sponda del Trasimeno, sotto il segno dei Pesci

A Febbraio un pescatore siede sulla sponda del Trasimeno, sotto il segno dei Pesci

In corrispondenza dei pannelli scolpiti da Giovanni e Nicola Pisano, in cui sono raffigurati i dodici mesi e i rispettivi lavori agricoli, troviamo a Febbraio l’ attività della pesca: nel primo pannello, in particolare, vediamo un pescatore seduto sulla sponda del lago Trasimeno, sovrastato dal simbolo zodiacale dei Pesci; mentre nel secondo pannello un suo aiutante (socio) trasporta una cesta piena di pescato.
Nelle due successive formelle del mese di marzo vediamo descritta un’altra attività agreste: la potatura della vite, lavoro tipico di questo mese, come dimostrano i calendari rustici di età romana che proprio a marzo consigliavano di puntellare le viti, seminare il grano primaverile e potare gli alberi da frutto.

IL CAVASPINA O SPINARIO

un contadino pota la vite, tipico lavoro di marzo

A rendere particolarmente interessante la lettura dei due rilievi di marzo c’è un personaggio, alquanto enigmatico e misterioso, raffigurato frontalmente in posizione seduta mentre tiene la gamba sinistra piegata ad angolo e appoggiata sulla coscia destra.
Il soggetto, detto cavaspina o spinario, rappresenta una figura maschile intenta a prendersi cura del proprio piede sinistro. In alto a destra notiamo il simbolo zodiacale dell’ariete.

Questa figura simbolica è stata scelta quale personificazione allegorica del primo mese di primavera, come indica chiaramente l’iscrizione Martius che sovrasta la scena.
La personificazione di marzo ha un aspetto piuttosto selvaggio e scapigliato, tutt’altro che elegante e composta risulta la postura della gamma sinistra.
L’uomo ha appena tolto il piede sinistro dalla scarpa e si dedica alla cura del proprio piede con atteggiamento trasognato ma non privo di concentrazione.
Quale sia lo scopo della pulizia del piede è difficile dirlo: forse la personificazione di Marzo vuole liberarsi dalle impurità e dalle callosità formatesi durante l’inverno, o forse vuole soltanto estrarre una simbolica spina penetrata nel piede, come lascerebbe intuire l’etimologia dei termini spinario e cavaspina.

Il personaggio allegorico del cavaspina di Perugia, scolpito a rilievo nella seconda metà del XIII secolo, deriva in realtà da un soggetto scultoreo molto più antico, già rappresentato nell’arte scultorea di età classica: il cosiddetto spinariosoggetto che possiamo ammirare anche nei Musei Capitolini a Roma, dove una scultura in bronzo rappresenta un fanciullo nudo, seduto su una roccia, proteso in avanti nell’atto di prendersi cura del proprio piede sinistro.
Forse si tratta di un giovane pastore che cerca di estrarre una fastidiosa spina dal piede. In ogni caso la figura a tutto tondo di età classica presenta molti elementi in comune con il rilievo medievale scolpito nella pietra molti secoli dopo nel ciclo dei mesi della fontana perugina.
Ciò che mi sorprende non è solo la somiglianza tra i due soggetti che sembrano voler estrarre la spina dal piede, ma anche l’aspetto del personaggio di età classica, la cui natura libera e istintiva si palesa nella nudità e nelle ciocche dei capelli che ricadono ribelli sulla fronte e sulle tempie del fanciullo. Un aspetto, quest’ultimo, che trova corrispondenza nella caratterizzazione del personaggio medievale di Perugia, la cui testa, reclinata sulla spalla destra, presenta una capigliatura dalle lunghe ciocche, scomposte e ribelli, quasi a voler sottolineare la natura istintiva e selvaggia del personaggio allegorico di marzo.
Il critico periodo di passaggio che va da febbraio a marzo,caratterizza il passaggio dall’inverno alla primavera, dalla morte alla rinascita della natura, e non stupisce dunque vedere protagoniste le due parti terminali ed opposte del corpo: il piede da un lato, che necessita di attenzioni e di cure, e la sommità del capo dai capelli scomposti e arruffati.

Interessante è a mio avviso anche il confronto con un altro cavaspina di età medievale, più antico di quello perugino di circa un secolo : lo troviamo raffigurato nel grande mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, anche qui associato al mese di marzo, con la sola differenza che  il personaggio della Fontana Maggiore è vestito ed è accostato al segno zodiacale dell’Ariete, mentre quello di Otranto è nudo ed è associato al segno dei Pesci. Il diverso simbolo dello zodiaco si spiega peraltro facilmente, considerando che il passaggio del Sole nella costellazione dei Pesci avviene tra il 20 febbraio e il 20 marzo, dunque a cavallo tra i due mesi.

Delle due formelle dedicate a Marzo, la prima rappresenta un personaggio allegorico ereditato dal mondo classico: lo spinario o cavaspina

Delle due formelle dedicate a Marzo, la prima rappresenta un personaggio allegorico ereditato dal mondo classico: lo spinario o cavaspina

Voglio infine proporvi un’ulteriore chiave di lettura, che forse può rivelarsi utile ad approfondire ulteriormente l’iconografia del misterioso cavaspina.

I piedi, parte terminale del corpo, sono gli unici organi a contatto diretto con la terra e quindi con la natura. La loro importanza da un punto di vista simbolico, si comprende bene se si pensa che essi sono il nostro unico punto d’appoggio al suolo, la base su cui poggia tutto il nostro corpo. Essi ci consentono di muoverci in avanti, cioè di procedere, ma anche di bloccare i nostri movimenti, cioè di restare fermi, di arrestarci. Un’ottima metafora del passaggio tra il vecchio e il nuovo anno che avviene tra febbraio e marzo.
I piedi rappresentano inoltre una parte anatomica vulnerabile, non a caso ritenuta in vari miti simbolo di prova e di sacrificio (pensiamo ad esempio al tallone di Achille).
Curiosa coincidenza scoprire che l’astrologia, nell’associare ad ogni segno dello zodiaco una diversa parte del corpo,  faccia corrispondere ai piedi la costellazione dei Pesci. Sotto quest’ottica anche il cavaspina di Otranto, con il simbvolo dei due pesci che lo sovrastano, assume un significato allegorico particolare: pulire i propri piedi, o estrarne una spina, può significare liberarsi da vecchie scorie, prepararsi ad un contatto rinnovato con la natura e con la madre terra. Predisporsi insomma, anche fisicamente, ad andare avanti per accogliere il nuovo anno e per entrare nel ciclico ritmo agreste che avrà inizio con la primavera. Alla luce di tutto ciò si può comprendere meglio perchè il periodo dell’anno che va da febbraio a marzo fosse considerato propizio per liberarsi dalle impurità accumulate nei mesi precedenti, in vista dell”imminente risveglio della natura.
Non a caso proprio a febbraio si svolgevano anticamente vari rituali di purificazione, come ad esempio durante i Lupercalia , festività religiose che si tenevano nell’antica Roma il 15 di febbraio.

Potrebbe infine sembrare ardito, ma non per questo meno interessante, tentare di dare un significato allegorico e psicologico anche alle opposte direzioni in cui nuotano i due pesci dello Zodiaco (raffigurati rispettivamente nel mese di marzo a Otranto e nel mese di febbraio a Perugia). Le diverse direzioni dei due pesci potrebbero alludere alla distanza incolmabile tra ragione ed istinto, al conflitto insuperabile tra l’io e l’es, quasi a ribadire ancora una volta il duplice e per certi versi contraddittorio carattere del mese di febbraio,  da un lato espiatorio e purificatorio e dall’altro disordinato, caotico e istintivo.

Antonella Bazzoli – 1 marzo 2009 (aggiornato il 25 febbraio 2018)
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