Dai culti solari al Natale cristiano

dic 23rd, 2018 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Grandangolo

Nella nNatività di Gesùotte tra il 24 e il 25 dicembre i cristiani celebrano il Natale di Gesù.
Tuttavia si tratta di una data simbolica poiché il figlio di Maria non nacque in corrispondenza del solstizio d’inverno e nemmeno nacque, in realtà, nell’anno 1…

Fino ad oggi, infatti, nessuna fonte storica a nostra disposizione ci permette di stabilire né il giorno né l’anno in cui nacque Gesù.
La datazione del Natale fu adottata per la prima volta da Beda il Venerabile nel 725 d.C.  E soltanto da  allora la nascita di Cristo divenne il punto di riferimento per la misurazione cronologica della storia, fissando l’inizio dell’era cristiana.
Il calcolo su cui si basò Beda il venerabile era quello fatto, circa due secoli prima, dal dotto monaco Dionigi il Piccolo il quale aveva fatto corrispondere l’anno 1 dell’ era cristiana al 753 dalla fondazione di Roma. E’ dunque a questo monaco del VI secolo che dobbiamo il sistema cronologico della storia ancora oggi adottato.
Tuttavia gli storici ritengono che Dionigi il Piccolo abbia fatto un errore di calcolo e che Gesù sia nato in realtà già alcuni anni prima dell’anno 1.
Prendendo in esame le fonti storiche a nostra disposizione, scopriamo che Erode il Grande morì a 750 anni dalla fondazione di Roma (cioè nel 4 a.C. per il calendario cristiano). Sappiamo tuttavia dai vangeli che il re di Giudea era ancora in vita quando nacque il bambino Gesù. L’evangelista Matteo dice che un angelo avrebbe messo in guardia Giuseppe avvertendolo che Erode voleva uccidere il bambino. Si tratta dell’episodio della fuga in Egitto, terra in cui si recarono Giuseppe, Maria ed il piccolo Gesù, per trovare rifugio fino a quando Erode non fosse morto (Matteo, 2, 13-16). Dunque Gesù doveva essere già nato 750 anni dopo la fondazione di Roma!
Lo stesso evangelista riferisce che il re della Giudea ordinò un massacro di tutti i neonati maschi sotto i due anni d’età (episodio noto come “strage degli innocenti”) allo scopo di uccidere Gesù, della cui esistenza era venuto a sapere dai Magi.
Da ciò si deduce che il bambino doveva avere circa un anno, al massimo due, al tempo in cui il re Erode ordinò di eliminarlo.
Tutto ciò dimostrerebbe che Cristo era nato addirittura prima del 4 a.C, verosimilmente tra il 5 ed il 6 a.C.
Un’ulteriore conferma in tal senso viene dall’evangelista Luca, il quale così introduce gli eventi della nascita di Gesù: “In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio”(Luca 2, 1-2).
Anche Flavio Giuseppe nella sua opera La guerra giudaica (II, 17,8) fa riferimento al personaggio nominato da Luca: il suo nome completo era Sulpicio Quirinio e sappiamo che egli fu realmente governatore in Siria intorno al 4 a.C.

Dettaglio della Natività di Gesù. Filippo Lippi e aiuti. Cattedrale di Spoleto.

E’ dunque probabile che l’anno di nascita di Gesù sia stato il 6 o il 5 a.C.
Più difficile è determinare il giorno e il mese in cui il figlio di Maria venne alla luce.
Su questo neanche i vangeli ci vengono in aiuto fatta eccezione per Luca che ci fornisce un’utile seppur generica indicazione: “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge” scrive l’evangelista (Luca, 2, 8).
Da queste parole s’ intuisce che Gesù non nacque d’inverno. E’ infatti inverosimile che i pastori abbiano vegliato il proprio gregge dormendo all’aperto nella fredda notte del 24 dicembre. Più credibile è che Gesù sia venuto alla luce tra la primavera e l’autunno, stagione più mite che in Palestina consente ai pastori di condurre e vegliare di notte le proprie greggi al pascolo.

Roma, Musei Vaticani. Rilievo con Mitra e il toro

Vediamo ora di capire perchè la Chiesa scelse proprio la data del 25 dicembre per celebrare il Natale, data che nel calendario solare coincide astronomicamente  con la fine del solstizio invernale.
L’ istituzione del Natale sembra risalire al terzo secolo, quando i primi vescovi decisero di celebrare l’evento in date diverse per l’Oriente e per l’Occidente: a Roma si fissò il 25 dicembre, mentre in Oriente fu scelto il 6 di gennaio. Fu poi papa Giulio I nell’anno 337 a stabilire un’unica datazione per celebrare il Natale.
E così tutti i cristiani cominciarono a celebrarlo il 25 dicembre. Si trattò di una decisione evidentemente strategica, poiché al solstizio d’inverno vi era già la consuetudine di celebrare un altro Natale, quello del Sole che molti popoli del Mediterraneo erano abituati a venerare fin dalle epoche più remote.

Resti dell’altare nel mitreo di Vulci

Il Dies Natalis Solis Invicti, ad esempio, era una tradizione religiosa originaria della Siria, poi introdotta ufficialmente a Roma nel 274 d.C. dall’imperatore Aureliano. Dopo essere entrato vittoriosamente nella città di Emesa, l’imperatore istituì il culto solare anche a Roma, costruendovi un tempio a spese dello stato.
Aureliano creò pure un collegio sacerdotale i cui membri ricoprivano la carica di pontifex solis invicti ed inserì nel calendario religioso di Roma la festa del Sole Invicto al 25 di dicembre, per celebrare l’astro invincibile che torna a trionfare sulle tenebre. L’imperatore finì addirittura per identificarsi con la divinità solare, cingendosi il capo con una corona radiata (come si può ancora vedere nelle monete romane che lo raffigurano).
Da allora la festa del solstizio d’inverno cominciò ad essere celebrata a Roma con cerimonie e giochi, tra cui grandiose corse di carri che duravano per tre giorni consecutivi.
Fu così che la chiesa dei primi secoli, impegnata ad affermare e a diffondere il nuovo nascente credo cristiano, scelse opportunamente di fissare la nascita di Gesù al 25 dicembre.
Assimilando e facendo propri alcuni aspetti delle preesistenti feste pagane, il cristianesimo riuscì ad attecchire e diffondersi più rapidamente tra quei popoli che erano abituati ad adorare il Sole invincibile.
Si trattò di una scelta vincente, una decisione che avrebbe trasformato la nuova solennità cristiana nella popolarissima festa che ancora oggi si celebra con partecipazione e solennità in gran parte del pianeta.
Accanto al culto del Sole Invicto, anticamente vi erano anche altre tradizioni religiose legate ai culti solari, ugualmente celebrate durante il solstizio invernale.

Basti pensare al culto mitraico, diffusissimo nell’antica Roma, o a quello egizio del dio bambino Horus nato da Iside e Osiride.

Interessante è scoprire che anche i primi cristiani, come molti altri popoli del mediterraneo, pregavano guardando il Sole che sorgeva ad Oriente.
Ce lo riferisce Tertulliano, il quale nel 197 scrisse: “Altri, indubbiamente ci considerano con più umanità e oggettività, quando credono che sia il sole il nostro dio. Chissà, forse ci prendono per Persiani, sebbene noi non adoriamo nessun sole dipinto su una stoffa, poiché il sole ce l’abbiamo ovunque nel suo disco a forma di scudo. Forse dicono questo perchè è noto che preghiamo rivolti verso la regione d’oriente. Ma anche molti di voi, con la preoccupazione di adorare qualche volta anche i corpi celesti, muovete le labbra al sorgere del sole. Se poi nel giorno del sole ci concediamo come gli altri alla gioia, è per un motivo assai diverso da quello di chi pratica il culto del sole, e veniamo comunque dopo quelli che dedicano il giorno di Saturno all’ozio e alla tavola, differenziandosi anch’essi dal costume giudaico, che neanche conoscono” (Apologeticum 16, 8 – 10).

Da questo testo ricaviamo alcune interessanti informazioni su cui riflettere:
1) i primi cristiani pregavano rivolti verso il sole nascente ad oriente, proprio come gli altri popoli loro contemporanei che adoravano il Sole.
2) Il disco solare, simbolo di Cristo, i Cristiani lo vedevano ovunque e i Persiani lo disegnavano su un pezzo di stoffa.
3) Il 25 dicembre, giorno del Sole, i primi cristiani festeggiavano la vittoria della luce sulle tenebre concedendosi alla gioia, proprio come gli altri popoli mediterranei che adoravano l’astro solare.

Mi piace pensare che un tempo il Natale, giorno del Sole coincidente con il solstizio invernale, veniva vissuto in un clima di festa e di gioia condivisa, e che tale stato d’animo accomunava sia i primi cristiani che i più antichi popoli del nostro mare mediterraneo…

Antonella Bazzoli – Dicembre 2010,  aggiornato il 12 dicembre 2016

Tags: , , , ,