La scala di Giacobbe

nov 21st, 2020 | scritto da | inserito in Grandangolo, Il Terzo Occhio, Racconti di Evus
La scala di Giacobbe

Rilievo del portale della cattedrale di Trani con  Giacobbe che lotta con l’Angelo

Nell’Antico Testamento, e più precisamente nel Libro della Genesi, un enigmatico passo descrive il sogno che Giacobbe, figlio di Isacco, fece in un luogo in origine chiamato Luz e in seguito da lui rinominato Beith-El , toponimo quest’ultimo che in ebraico significa “casa di Dio”:
Ecco cosa si legge nel Libro della Genesi:
“Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. E sognò. Ed ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo, ed ecco gli angeli di Dio, che salivano e scendevano per la scala. E come Giacobbe si fu svegliato dal sonno, disse: – Certo, Dio è in questo luogo ed io non lo sapevo! Ed ebbe paura, e disse: – Com’è tremendo questo luogo! Questa è la casa di Dio, e questa è la porta del cielo! E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva posto come suo capezzale, la eresse in monumento, e versò dell’olio sulla sommità d’essa. E chiamò quel luogo Beithel, ma prima il nome della città era Luz” (Genesi, 28, 11-19).

Io credo che quella pietra scelta dal patriarca come capezzale, rappresenti simbolicamente un luogo sacro e numinoso, un luogo che indica la presenza del divino. La pietra descritta nel Vecchio Testamento, sulla quale Giacobbe appoggiò il capo e si addormentò, rappresenta il luogo simbolico in cui il figlio di Isacco incontrò Dio!

Il testo biblico prosegue poi descrivendo la lotta tra Giacobbe e un misterioso uomo dall’aspetto di un angelo. Si tratta della cosiddetta “teomachia”. Tale lotta si svolse in sogno e durò per tutta la notte fino al sopraggiungere dell’alba.  Alla fine, vedendo che non poteva vincerlo, l’angelo avrebbe reso Giacobbe claudicante.

Ecco le parole esatte tratte dal Libro della Genesi:
“Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino all’apparir dell’alba.
E quando quest’uomo vide che non lo poteva vincere, gli toccò la giuntura dell’anca; e la giuntura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui. E l’uomo disse: – Lasciami andare, perché spunta l’alba. E Giacobbe: – Non ti lascerò andare prima che tu m’abbia benedetto!” (Genesi 32, 24-26)
Si tratta di testi sacri di difficile comprensione, perché altamente simbolici. Difficile commentarli e cercare di spiegarne il significato più profondo. Non resta che affidarsi alla parte più irrazionale di noi, per provare a comprenderli. La parte di noi che sogna, ad esempio, o la parte che crea attraverso l’arte e la poesia…
Così, ispirata e affascinata dall’enigmatico sogno di Giacobbe, ho scritto di getto questa breve paesia che vi propongo.
La frase è dipinta sopra il portale di una chiesa di Costacciaro, piccolo comune in provincia di Perugia

Questa frase, dal libro della Genesi, è dipinta sopra il portale di una chiesa di Costacciaro, piccolo borgo umbro ai piedi del Monte Cucco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ci spinge a raccogliere una pietra qualunque

e a osservare quanto sia originale…

In un dipinto ci parla un dettaglio,

in ogni lettera un numero,

nel cielo stellato l’astro che è il più lontano…

Cosa ci spinge verso archetipi e miti,

sulle tracce di spiriti antichi, di simboli sacri…

Cosa ci invita a svelare misteri,

a indagare sul Senso che sembrava perduto,

a cercare nel tempo  l’Alpha e l’Omega.

Cosa ci  spinge a salire,

con ardore e stupore,

gradino dopo gradino?

Gli angeli salgono e scendono

e la scala è un ponte tra il Cielo e la Terra .

La vide Giacobbe a Bethel
vi lottò con un Angelo tutta la notte
si svegliò e consacrò il cuscino di pietra
sul quale aveva dormito

Cosa ci spinge nella Cerca del Graal,

instancabili e impavidi

illusi e sedati nell’effimera Maja,

nell’illusoria Realtà…

La scala ha sette pioli,

un passaggio completo

che ha radici nel grembo materno.

La scala è la nostra colonna,

trentatre le sue vertebre

come gli anni di Cristo.

Incarnata in un corpo/prigione,

vibra l’Anima in cerca di Animus,

perché l’Uno si trasformi nel Due

e poi all’Uno di nuovo ritorni.

Cos’è tutto questo

se non ricongiungersi a Dio?

Nel Mistero una rosa si schiude,

come un fiore di loto si apre,

espandendo nel cosmo e nell’etere

Luce.

Rosa a rilievo sul portale della chiesa templare di San Bevignate a Perugia

Rosa scolpita a rilievo sul lato sinistro del portale di San Bevignate, chiesa templare duecentesca di  Perugia (foto A. Bazzoli)

 

Antonella Bazzoli -  9 marzo 2016 (aggiornato 21 novembre 2020)