Il mistero del capitello di Spoleto

gen 14th, 2020 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Grandangolo, Scoperte di Evus

facciata romanica della chiesa di San Ponziano

 Una tra le più interessanti chiese romaniche dell’Umbria si trova a Spoleto, sulle pendici del colle Ciciano.
Si tratta della chiesa di San Ponziano, la cui cripta originale è caratterizzata da cinque absidi e tre piccole navate.
Al suo interno si possono ammirare affreschi del XIV e XV secolo, tra cui un bellissimo Michele Arcangelo trecentesco, oltre ad epigrafi e graffiti lasciati dai pellegrini.
Interessante è anche  il materiale di spoglio di età classica, proveniente da edifici dell’antica colonia romana Spoletium.
Una consuetudine molto diffusa, nel corso del medioevo, era infatti quella di recuperare materiale lapideo da edifici preesistenti, non più frequentati, e riadattarlo per utilizzarlo nella costruzione di nuovi edifici di culto cristiano.
Le colonne e i capitelli provenienti da templi di età precristiana, venivano ad esempio spesso reimpiegati per edificare cripte, chiese e santuari cristiani.
Questi elementi architettonici di età classica servivano spesso come sostegni per le coperture.
A volte gli architetti e gli scalpellini medievali si vedevano costretti ad adattare tale materiale di reimpiego, apportandovi tagli od inserti, per poter raggiungere l’esatta altezza tra il piano di calpestio e la volta del nuovo edificio.
Un esempio di tale adattamento e riuso si può osservare anche qui, all’interno della cripta di San Ponziano, dove i capitelli e le colonne di spoglio furono tagliati per diventare i nuovi sostegni delle volte a crociera.
Anni fa, visitando la cripta romanica, colpì la mia attenzione un capitello di età romana in stile composito, collocato in posizione rovesciata per essere riutilizzato come base di colonna (v. foto). A differenza degli altri sostegni di spoglio presenti nella cripta, questo tuttavia non subì  alcun taglio o manomissione per essere adattato all’altezza dell’edificio. Al contrario, fu il piano di calpestio su cui poggia il capitello ad essere scavato, forse nell’intento di sottolineare l’importanza simbolica di questo elemento di spoglio e del punto in cui esso poggia.
Al di sotto del capitello il pavimento presenta infatti un avvallamento di tipo artificiale, quasi una sorta di  affossamento di forma quadrangolare, evidentemente creato, a mio avviso, al fine di valorizzare l’elemento stesso, o forse allo scopo di valorizzare il punto esatto in cui sembra affondare.
L’elemento in questione sembra rivestire un valore simbolico, più che funzionale a fini architettonici.
Osservando ancor più nel dettaglio il misterioso capitello rovesciato, riutilizzato come base di colonna in età medievale, si nota che esso presenta tre grandi fori: due superiori a forma di mezza luna ed uno inferiore a forma quasi circolare, evidentemente scavati nella pietra a richiamare due occhi aperti e una bocca spalancata.

Il capitello in stile composito, riutilizzato come base di colonna nella cripta di San Ponziano

Mi chiedo a questo punto se sia possibile che quella sorta di buca strombata e concava, volutamente ricavata al di sotto del capitello per metterlo in evidenza, possa essere stata scavata con l’intenzione di segnalare un luogo tradizionalmente investito di sacralità, e quindi degno di memoria e venerazione.
E se fosse stato  il luogo di sepoltura o del martirio di qualche santo locale?
E’ anche possibile, sempre a mio avviso, che l’affossamento del pavimento in questo punto possa aver voluto indicare un luogo di culto tradizionalmente legato ad un evento epifanico o miracoloso, divenuto poi oggetto di frequentazione e venerazione perché considerato terapeutico.

arcangelo con spada

affresco votivo trecentesco dell’arcangelo, nella cripta di San Ponziano a Spoleto

san felice rilievi

rilievi romanici con storie di san Felice che sconfigge il drago nella chiesa di San Felice di Narco in Valnerina

Mi sembra interessante a questo proposito ricordare l’esistenza di un’epigrafe secentesca (derivata da un’iscrizione molto più antica) dalla quale si evince che sul colle Ciciano di Spoleto sorgeva una pieve paleocristiana, con funzione battesimale, intitolata a San Michele, dove venivano concesse importanti indulgenze a maggio, mese connesso alla festa dell’arcangelo che cade infatti proprio l’8 del mese.
Tale edificio sacro, legato al culto micaelico, fu edificato verosimilmente dopo il 428, anno in cui erano consoli Flavius Constantius Felix in occidente e Flavius Taurus in oriente, come attesta la stessa epigrafe.
I loro nomi  Felice e Tauro, ricorrono anche nella leggenda agiografica dei santi Felice e Mauro (Tauro), i due eroi sauroctoni scolpiti a rilievo lungo il fregio romanico della chiesa di San Felice di Narco in Valnerina, nell’atto di sconfiggere il drago con l’aiuto dell’arcangelo.
Queste ed altre interessanti notizie si possono trovare nello scritto di don Mario Sensi dal titolo “La preghiera di intercessione nelle tavolette votive. L’esempio di Spoleto“, nel quale si ipotizza che la cripta di San Ponziano sia sorta al posto di un più antico santuario terapeutico con funzione polivalente, nello stesso luogo di culto sul colle Ciciano, già legato in precedenza alla sacralizzazione delle acque e alla venerazione per l’arcangelo Michele.
Dieci tavolette votive del primo Seicento provenienti da questa cripta, studiate dal Sensi, dimostrerebbero l’antica funzione polivalente di questo luogo come santuario terapeutico, in particolar modo per quanto riguarda le guarigioni da febbre che, secondo lo studioso, farebbero pensare ad un santuario micaelico sorto ad instar sul colle Ciciano, sul modello di quello garganico.
Alcuni degli ex voto rimandano alla febbre malarica tipica di aree non bonificate presso fiumi, come quella in cui si trova San Ponziano e come anche l’area in pianura su cui sorge l’abbazia di San Felice di Narco.
Una delle tavolette votive, la più antica, è dedicata alle anime purganti, con evidente collegamento non solo alla funzione cimiteriale di questa zona di Spoleto, ma anche alla funzione psicagoga e psicopompa dell’arcangelo Michele, da sempre invocato come accompagnatore delle anime in cielo.
Ben otto tavolette votive che si trovavano nella cripta sono invece dedicate al culto di Maria, un tempo venerata come Madonna della Febbre, facendo pensare ancora una volta alla febbre malarica provocata dall’impaludamento delle acque fluviali ai piedi della città.
Ecco perché all’interno della cripta di san Ponziano vi sono vari affreschi legati al culto della Vergine e dell’arcangelo Michele, mentre mancano riferimenti iconografici al santo martire cui la chiesa, sorta sul luogo della sua tomba, è intitolata.

Secondo la tradizione, Ponziano sarebbe stato decapitato presso il ponte Sanguinario di Spoleto, lungo l’antica via Flaminia. Nel momento della decollazione la testa mozzata del santo avrebbe fatto tre lunghi balzi, fermandosi nel punto in cui una fonte d’ acqua purissima avrebbe preso a zampillare. Dove l’acqua sorgiva e salutare scaturì miracolosamente dal terreno, in seguito furono costruite la tomba del martire e la chiesa a lui dedicata.

Alla luce di tutto ciò la mia ipotesi è che qualcuno abbia voluto dare un aspetto antropomorfo al capitello di San Ponziano riutilizzato come base di colonna, per sottolineare la valenza sacra del luogo esatto in cui secondo la tradizione il martire Ponziano sarebbe stato sepolto dopo aver subito la decapitazione.
Il misterioso capitello di San Ponziano potrebbe allora voler rappresentare simbolicamente il capo decollato del martire e patrono di Spoleto, ancora oggi venerato il 14 gennaio, giorno in cui subì il  martirio.

Né si può escludere, a mio avviso, che in corrispondenza del capitello rovesciato vi fosse in origine una fonte d’acqua ritenuta terapeutica e miracolosa, probabilmente legata ad un preesistente culto micaelico e alla sacralizzazione delle acque a scopo terapeutico, attestata sul colle Ciciano.

due colonne di spoglio di età classica nella cripta di San Ponziano a Spoleto

Tornando al culto di san Ponziano, una tradizione locale narra che una scossa di terremoto avrebbe accompagnato il drammatico momento della decapitazione del santo. Per questa ragione il martire di Spoleto cominciò ad essere invocato come protettore dai terremoti.
Si tramanda inoltre che la prima scossa di una lunga serie di terremoti che colpirono l’Umbria meridionale all’inizio del XVIII secolo, ebbe luogo proprio in occasione dell’anniversario della sua festa: era il 14 gennaio del 1703 quando la terra tremò violentemente, e il fatto che non vi sia stata nessuna vittima nella città di Spoleto fu considerato un miracolo effettuato da san Ponziano.
Da quel giorno nacque una profezia: “Spoleto tremerà, ma non cadrà”. E ancora oggi c’è chi si rivolge al martire spoletino per chiedere protezione dai terremoti, che purtroppo ogni tanto tornano a colpire quest’ area sismica dell’Appennino centrale.

Antonella Bazzoli – 14 gennaio 2009 – aggiornato 14 gennaio 2020
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