Sposi novelli di età comunale

mar 25th, 2018 | scritto da | inserito in Eros e Psyche, Grandangolo
Il mese di aprile sulla Fontana Maggiore di Perugia, opera di Giovanni e Nicola Pisano, 1278

Il mese di aprile sulla Fontana Maggiore di Perugia, opera di Giovanni e Nicola Pisano, 1278, foto A.Bazzoli

Con l’arrivo di Aprile si celebra la primavera.

Lo stesso nome del mese (dal latino aperire ovvero aprire, far sbocciare) ci introduce a quel tempo astronomico dove la natura terrena rinasce, germogliando e poi fiorendo tra mille sfumature di colori.
Le festività di Aprile nel calendario religioso di Roma antica erano in gran parte dedicate a divinità femminili, tutte legate alla rinascita primaverile.
Si trattava sopratutto di festeggiamenti in funzione agropastorale, come quelli in onore di Cerere, Pales e Tellus, e anche di riti e  ludi con funzione procreativa e liberaroria. Tali erano i Floralia, i Vinalia e i rituali in onore di Venere Verticordia.

Interessante è inoltre scoprire che tra il mese di Aprile e l’istituto del matrimonio in età comunale, esiste uno stretto collegamento le cui radici sembrano affondare nel calendario di Roma antica.
Osservando il “ciclo dei mesi”,  scolpito nel 1278  da Giovanni e Nicola Pisano per la Fontana Maggiore di Perugia, notiamo che le due formelle di Aprile rappresentano una coppia di giovani sposi il cui abbigliamento e la cui postura ricordano figure e pose classiche, chiaramente ereditate dal mondo latino.
Moglie e marito sono una accanto all’altro, fieri e maestosi, elegantemente vestiti e con le chiome coronate da fiori intrecciati. Lui indossa una tunica e un mantello, mentre tiene in mano un lungo ramo fiorito. Lei sorregge con la destra un cesto floreale e nella sinistra ha un mazzo di fiori dal gambo ricurvo. La scena sembra ambientata  in uno di quei verdi microcosmi che erano i giardini dei castelli medievali.  Luoghi paradisiaci, chiusi e protetti da mura (pensiamo all’ hortus conclusus dei monasteri benedettini), dove gli sposi di un certo lignaggio ricevevano gli amici dilettandosi con loro tra danze, musiche e letture di poemi cavallereschi.  Spazi aperti in cui è facile immaginare cavalieri che giocano a scacchi, scudieri che strigliano i cavalli, servitori che preparano banchetti e leggiadre dame sedute a ricamare o a intrecciare ghirlande di fiori.

la sposa di Aprile. Ciclo dei mesi , Fontana Maggiore di Perugia. Foto di A.Bazzoli

La Uxor di Aprile mostra i fiori del proprio giardino Foto di A.Bazzoli

I protagonisti della scena di Aprile sulla Fontana Maggiore sono raffigurati nell’atto di mostrare i fiori del proprio giardino. Lei è una giovane donna, elegante e raffinata, le cui sembianze possono ricordare la personificazione della stessa primavera. Eppure si tratta di una sposa, una uxor, come si legge nella cornice superiore della formella in cui la dama fu scolpita a rilievo. La dama di aprile è una donna sposata, come peraltro uxores sono tutte e quattro le  figure femminili presenti nel “ciclo dei mesi” di Perugia.
L’atteggiamento nobile e composto della giovane coppia di Aprile sembra suggerire che i due personaggi  stiano partecipando ad una cerimonia. E se si trattasse proprio della celebrazione della loro unione?

Interessante è inoltre notare che i due sposi novelli di Aprile si trovano nella vasca inferiore in esatta corrispondenza con la personificazione di Perugia rappresentata sulla vasca superiore: il potente comune guelfo scelse dunque di autorappresentarsi allegoricamente con le sembianze di una maestosa matrona che ha in mano una cornucopia, simbolo di abbondanza e fortuna.  Ricordiamo a questo proposito che il primo di Aprile, a Roma, veniva celebrata  la dea Fortuna ( il cui attributo è appunto la cornucopia) insieme a Venere Verticordia.

L’elogio dell’istituto del matrimonio in età comunale  sul monumento perugino aveva un’ evidente funzione sociale e politica.
Per comprenderne meglio l’importanza  va ricordato che nel medioevo le nozze erano viste soprattutto come un’alleanza tra due famiglie. A volte l’unione degli sposi serviva a ristabilire la pace tra due lignaggi dopo una prolungata ostilità, altre volte l’unione diveniva un espediente per rafforzare legami d’amicizia o di potere tra due famiglie.
A dispetto dei tanti luoghi comuni che ci offrono un’immagine spesso fuorviante del periodo medievale , facendoci credere che la donna fosse sottomessa all’uomo e priva di ruoli sociali, i rilievi della Fontana Maggiore provano a mio avviso che nel corso del XIII secolo l’amore coniugale era invece considerato “amore sociale”, nel senso che stabiliva tra gli sposi dei ruoli precisi , garantiti dal diritto, nell’ambito di una relazione coniugale di rispetto e di equilibrio.
La sposa non era destinata ad essere serva del marito, bensì sua “socia”, sua compagna. Una condizione di parità che ovviamente non va interpretata nel senso di emancipazione femminile. Le donne infatti, pur avendo un ruolo preciso da rispettare sia in società che in famiglia, erano considerate più deboli dell’uomo per natura, e quindi più bisognose di essere protette, e proprio per questa ragione erano più tutelate dal diritto al punto che,  in assenza del marito o in caso di vedovanza, potevano amministrare i propri beni, affittare e persino vendere proprietà o fare testamento.
Questo “amore sociale” , del quale riferisce anche il predicatore Gilberto da Tournai, è evidente osservando i rilievi della Fontana Maggiore che mostrano la sposa a fianco del proprio marito. Le scene del ciclo dei mesi scolpite dai Pisani ci vogliono dire, sempre a mio avviso, che nella società comunale l’armonia della coppia rappresentava non solo il presupposto per la salvezza dell’anima dei coniugi, ma anche e soprattutto il presupposto per la prosperità e la pace cittadina!

Il che equivale a dire che il buon governo della città comunale si fondava nel XIII secolo sul buon andamento della famiglia e della vita di coppia.

Antonella Bazzoli, 23 marzo 2017 (aggiornato il 25 marzo 2018)

 

Bibliografia di riferimento:

Chi dice acqua dice donna” di A. Bazzoli, Medioevo, Anno XIII n.6 – giugno 2009

“Il tempo delle donne” Agenda medievale di A. Antonelli e A. Bazzoli. Edimond 2010

Il linguaggio figurativo della Fontana Maggiore di Perugia, a cura di C. Santini,
Calzetti-Mariucci, 1996

Duby e Perrot “Storia delle donne. Il Medioevo” a cura di C.Klapisch-Zuber, Laterza, 1990

La fontana delle donne” e “Il ciclo dei mesi e l’elogio del matrimonio” www.evus.it