Il numero del trigramma divino

mag 27th, 2020 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Reportage, Scoperte di Evus
La sigla a lettere greche si trova in una chiesa paleocristiana di Perugia

La sigla a lettere greche si trova nella chiesa paleocristiana di Perugia intitolata all’arcangelo Michele

Nell’opera enciclopedica De Nuptiis Philologiae et Mercurii (Le nozze di Filologia e Mercurio), scritta da Marziano Capella nel V secolo, Filologia è il personaggio femminile allegorico che rappresenta la Conoscenza che tramite la ragione può essere acquisita.
Nel descrivere l’ascesa verso il cielo che Filologia intraprende per raggiungere il dio Mercurio, uo promesso sposo, Marziano Capella descrive i vari circoli dei pianeti in cui risiedono le rispettive divinità.
Quando Filologia raggiunge il quarto circolo, ovvero il cerchio in cui si riteneva risiedesse il Sole, la promessa sposa di Mercurio si ferma a pregare la divinità solare, riconoscendola come suprema immagine della Mente divina, che tutti i popoli da sempre adorano, seppur rappresentando il Sole con nomi e simboli diversi, da luogo a luogo, da cultura a cultura
.
Riporto qui sotto la preghiera che Filologia rivolge al Sole nell’opera di Marziano Capella, accompagnata dalla traduzione in italiano a cura di Ilaria Ramelli:

Salve, vera deum facies vultusque paterne, octo et sescentis numeris cui littera trina, conformat sacrum mentis cognomen et omen da, pater, aetherios superum conscendere coetus astrigerumque saco sub nomine noscere caelum.

(Traduzione: “Salve, o autentico aspetto dei numi e volto del padre, cui, con il numero seicentootto, tre lettere formano il nome sacro della mente e il suo segno. Concedi, o padre, di ascendere alle accolte celesti degli dèi e sotto il sacro nome conoscere il cielo stellato”).

uno dei trigrammi incisi sui capitelli di spoglio della chiesa paleocristiana di Sant'Angelo in Perugia

uno dei trigrammi incisi sui capitelli di spoglio della chiesa paleocristiana di Sant’Angelo in Perugia

Filologia ci rivela dunque, tramite la sua orazione, che il vero volto degli dèi (vera deum facies) e il sacro nome della Mente divina, sono rappresentati da tre lettere sacre (dunque un trigramma!) corrispondenti al misterioso numero 608.
Marziano preferisce non rivelare quali siano le tre lettere dell’alfabeto nascoste dietro tale cifra, lettere che rappresentano il sacro nome del dio.
Tuttavia, attraverso l’uso della psefia (antica scienza dei numeri che fa corrispondere ad ogni lettera dell’alfabeto greco una cifra numerica), si scopre un’equivalenza tra il numero 608 e la somma dei valori dei caratteri greci: phi (500), rho (100), eta (8), che insieme formano il trigramma  φ Ρ Η [2].
Si tratterebbe di un antico teonimo di origine egizia, corrispondente alla divinità solare Rê (o Râ) [3] , attestato fra l’altro anche da un’iscrizione intagliata su diaspro, conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Roma[4].

Le implicazioni di carattere linguistico, storico e filosofico della preghiera al Sole di Marziano Capella meriterebbero, a mio avviso, ulteriori ricerche e approfondimenti specifici.

Ha colpito in particolare la mia attenzione, la stupefacente somiglianza tra i caratteri del trigramma  ω Ρ Η (dove all’omega seguono il rho e l’eta), che si può vedere inciso su alcuni capitelli della chiesa paleocristiana di Perugia intitolata al Sant’Angelo, e i tre caratteri del trigramma egizio φ Ρ Η (dove al phi, che funge da articolo, seguono ugualmente il rho e l’eta).

frontespizio dell'opera di Marziano Capella "Le nozze di Filologia e Mercurio"Si può ipotizzare che si tratti di un fenomeno di sincretismo religioso, attraverso il quale il teonimo di antica tradizione egizia può essere stato assorbito dal nuovo credo cristiano, senza escludere passaggi sintetici intermedi, magari attraverso correnti di tipo gnostico e/o mitraico.

Che i fenomeni di sincretismo religioso si prestino facilmente a divergenti e incerte interpretazioni, lo prova peraltro il tentativo fatto da due tra i più noti commentatori medievali di Marziano Capella di svelare il segreto del misterioso numero 608, dietro il quale si celerebbe il nome sacro e impronunciabile del dio Sole.

Secondo Remigio d’Auxerre, ad esempio,  il misterioso numero della Mente divina si otterrebbe dalla somma dei valori numerici corrispondenti alle lettere tau (300), eta (8), tau (300), ovvero le tre lettere che formano il teonimo T H T (come non pensare al dio egizio Thot che aveva funzione di psicopompo, ovvero di pesatore delle anime, proprio come l’arcangelo Michele nella cultura giudaico-cristiana!)

Secondo Giovanni Scoto Eriugena, per citare un altro esempio di interpretazione del testo di Marziano Capella da parte di un commentatore medievale,  la cifra sacra 608 si otterrebbe invece dalla somma dei valori numerici eta (8), ipsilon (400), sigma (200), corrispondenti al teonimo egizio H Y C [5].

Nonostante la divergenza tra le due letture, va notato che entrambi i leonini, costituiti da tre lettere, sono tra loro isopsefici (ovvero corrispondono allo stesso valore numerico) e si riferiscono, proprio come la sigla φ Ρ H, a divinità dal carattere solare di antica tradizione egizia.

L’uso dell’isopsefia per siglare il nome divino attraverso simboli alfabetici considerati sacri, non venne meno con l’affermarsi del cristianesimo, tanto è vero che troviamo documentata tale usanza da diverse sigle epigrafiche tardo antiche e medievali, sia in Oriente che in Occidente.

Da un’iscrizione cristiana rinvenuta a Filippopoli di Tracia proviene un altro interessante confronto epigrafico: si tratta della sigla ω Π Η [6], formata dalle tre lettere greche omega, pi e eta.
Anche in questo caso appare evidente la somiglianza del trigramma con la sigla ω Ρ Η, incisa ripetutamente sui capitelli del tempio di Sant’Angelo. L’unica differenza sta nel carattere centrale dei due trigrammi: un Π (pi) greco nella sigla di Filippopoli, un P (rho) in quella di Perugia.

Ma l’aspetto più sorprendente è scoprire che il simbolismo della sigla ω Π Η di Filippopoli corrisponde a quello del nome greco di Cristo: sommando infatti i valori psefici 800 (ω) + 80 (π) + 8 (η) ricaviamo il numero 888, equivalente alla somma dei valori espressi dalle singole lettere che compongono il nome Ιησουσ: I ( 10) + η ( 8 ) + σ (200) + ο (70) + υ (400) + σ (200) = 888. La sigla di Filippopoli rappresenterebbe dunque in forma criptata, attraverso il calcolo isopsefico, il nome di Gesù.

Nella sua Dissertazione del 1792, Baldassarre Orsini riferiva di aver visto iscrizioni simili a quelle incise sui capitelli del tempio di Sant’Angelo anche nella chiesa di Sant’Angelo Magno ad Ascoli Piceno. Si tratta di un ulteriore interessante confronto, non solo perché le due chiese sono entrambe intitolate ad un Santo Angelo, ma anche perché l’iscrizione citata dall’Orsini ha molti aspetti in comune con quelle del tempio perugino: collocata in prossimità dell’altare maggiore, l’epigrafe di Ascoli si trova incisa sull’abaco di un capitello corinzio, proprio al di sopra di una colonna in granito grigio[7].

La sigla citata dall’erudito è N W λ Η (anche se egli la interpretò come H Y M N ritenendo che i caratteri fossero stati rovesciati). Sebbene in questo caso non si tratti di un trigramma ma di un tetragramma, è comunque evidente lo stretto collegamento tra questa iscrizione e quelle del tempio di Sant’Angelo.

Quasi per gioco mi sono ritrovata a sommare i valori numerici del tetragramma di Ascoli e con grande sorpresa mi sono accorta che anche in questo caso sembrerebbe trattarsi di una sigla isopsefica. Sommando i valori corrispondenti ai caratteri che compongono l’iscrizione N W λ Η, cioè 50 (N) + 800 (W) + 30 (λ) + 8 (Η), si ottiene infatti ancora una volta il numero 888, che come abbiamo appena visto corrisponde esattamente al valore psefico del nome greco Ιησουσ.

Anche il tetragramma di Ascoli, così come quello di Filippopoli, sarebbe dunque servito a rivelare, a chi fosse stato in grado di comprenderlo, il sacro mistero del nome greco di Gesù.

[1] Marziano Capella 2004, II, 188-192, pp. 100-101.

[2] Dal IV libro della Refutatio di Hippolytus si apprende che il trigramma φρη era usato a scopo magico per designare un daimon. Cfr. Mastrocinque 2004, p. 106.

[3] Marziano Capella 2004, note al libro II, p. 819. Si noti anche la corrispondenza tra il teonimo φρη e il termine φρην, che in greco esprime il concetto di «mente».

[4] Mastrocinque 2004, p. 100

[5] Marziano Capella 2004, note al libro II, pag. 819.

[6] L’epigrafe ωπη, secondo il Grègoire, sarebbe una sigla gnostica (cfr. Grégoire, La nouvelle Clio, 4, 1952, pp. 373-377).

[7] Riferendosi alla chiesa di Ascoli intitolata all’Arcangelo Michele, l’Orsini osservava che: «le ultime due arcate verso l’altar grande sono sostenute da due colonne di granito bigio (…). Hanno esse i capitelli di marmo, d’ordine corintio, di bellezza straordinaria, e nell’abaco di quello che è a sinistra vi sono a rovescio segnate queste lettere HYMN» (cfr. Orsini 1790, pp. 171-173).

di A. Bazzoli – 7 ottobre 2015

Articolo estratto da: “Vera deum facies. A proposito delle iscrizioni greche del tempio di Sant’Angelo in Perugia” di Antonella Bazzoli
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https://www.academia.edu/5158483/VERA_DEUM_FACIES._A_proposito_delle_iscrizioni_greche_del_Tempio_di_SantAngelo_in_Perugia