Il santo dei serpari

gen 21st, 2020 | scritto da | inserito in Agenda, Antiquae gentes, in Italia, Reportage, Scoperte di Evus

Dal groviglio e dalle forme che i rettili assumono durante il percorso, gli abitanti di Cocullo traggono auspici per il futuro raccolto…Foto A. Bazzoli

San Domenico da Foligno (da non confondere con l’omonimo fondatore dell’ordine dei domenicani) è conosciuto nel centro Italia come “santo dei serpari”.
All’inizio di maggio, nel comune abruzzese di Cocullo, il simulacro del santo di origini umbre viene portato in processione ricoperto da serpenti.
Il rito dei serpari è un evento religioso di estremo interesse storico, folklorico e antropologico.
Per l’occasione il piccolo centro montano della Marsica attira una moltitudine di fedeli, pellegrini, fotografi e studiosi di tradizioni folkloriche.
Venerato in vari centri dell’ Abruzzo e del Lazio, san Domenico sembra invece essere stato dimenticato nella regione Umbria da cui proviene, fatta eccezione per il paese di Capodacqua, situato a pochi chilometri da Foligno, dove il santo sarebbe nato nell’anno 951.

Dalla sua leggenda agiografica sappiamo che egli trascorse la propria infanzia nel monastero di San Silvestro, presso Foligno, ma che ben presto lasciò la comunità benedettina preferendo la vita eremitica a quella cenobitica.
Partito da Foligno si sarebbe incamminato attraverso i sentieri montani dell’Appennino, raggiungendo i monti del Lazio, del Molise e dell’Abruzzo dove avrebbe fondato vari monasteri e operato i miracoli per i quali poi fu canonizzato.

I serpenti catturati dai separi vengono offerti a san Domenico e portati in processione dopo essere stati benedetti. Dopo la festa saranno riportati nelle loro tane. Foto di A. Bazzoli

Fin dal medioevo la figura di san Domenico veniva invocata contro i morsi dei cani idrofobi e dei serpenti velenosi. Protettore dei raccolti egli veniva invocato per scongiurare alluvioni e tempeste, e persino per curare la malaria e il mal di denti!
Il culto per questo santo taumaturgo, vissuto a cavallo tra X e XI secolo, rivive ancora oggi a Cocullo il primo giorno di maggio:  protagonisti della festa sono i serpenti che vengono catturati nei giorni precedenti dagli abitanti del paese, per essere poi benedetti e portati in processione durante un tradizionale e insolito corteo.
Dopo il passaggio del simulacro ricoperto di serpenti lungo le vie del paese, i rettili vengono riportati sani e salvi presso le stesse tane da cui sono stati prelevati, a dimostrazione del grande rispetto che i serpari di Cocullo hanno per i loro amici striscianti.

protettore dai morsi dei serpenti, san Domenico da Foligno sfila in processione per le vie di Cocullo ricoperto di rettili vivi, foto A. Bazzoli

Interessante è scoprire che la festa di san Domenico ha antichissime origini, verosimilmente rintracciabili nella cultura dei guerrieri Marsi, popolo italico divenuto famoso in epoca romana per l’ abilità nell’ incantare i serpenti e nell’estrarne i veleni a scopo terapeutico.
Considerati maghi e guaritori, i Marsi erano famosi anche come imbattibili guerrieri e per questo venivano ingaggiati come gladiatori dai Romani.

Antenati degli odierni serpari di Cocullo, i Marsi vivevano in villaggi situati lungo le sponde del lago Fucino (oggi prosciugato), laddove un tempo sorgevano un santuario federale e l’importante città di origine italica corrispondente all’attuale Luco dei Marsi,  divenuta poi municipio romano col nome di Anxa Angitia.
Toponimi che richiamano evidentemente quel bosco sacro (lucus) un tempo intitolato ad Angizia, dea madre di probabile origine frigia il cui culto italico era strettamente legato all’arte fitoterapeutica e alla preparazione di antidoti e veleni.
Il bosco sacro dedicato a questa antica divinità viene menzionato anche da Virgilio nel libro settimo dell’Eneide: ” … te nemus Angitiae, vitrea te Fucinus unda, te liquidi flevere lacus…

 

 

di Antonella Bazzoli

15 aprile 2008 (aggiornato 29 aprile 2019)

Per approfondimenti:
“Il ritorno dei serpari” di A. Bazzoli, Medioevo, maggio 2010

Ogni primo giovedì di maggio a Cocullo il simulacro sfila per le vie del paese e i serpenti si attorcigliano assumendo le forme più insolite, scivolando lungo il manto nero della statua. Foto di A.Bazzoli

 

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