Donne e Dee. Le feste di Aprile nell’antica Roma

mar 26th, 2019 | scritto da | inserito in Asherah, Ritratto, Scoperte di Evus
Madonna Primavera, personificazione di Aprile. Fontana Maggiore di Perugia. (Foto A.Bazzoli)

Madonna Primavera, personificazione di Aprile. Fontana Maggiore di Perugia.
(Foto A.Bazzoli)

Nell’antico calendario di Romolo il mese di Aprile veniva salutato con festeggiamenti legati al risveglio della natura che rispecchiano la devozione degli antichi popoli verso la Terra, madre feconda e generosa la cui devozione si lega strettamente all’energia sessuale e al femminino sacro.
Ma andiamo per ordine, cominciando dalle feste che si celebravano il primo giorno del mese. Sappiamo che le Calende di Aprile erano dedicate alla dea Fortuna, ma anche a Venere Verticordia che in questo giorno veniva onorata dalle donne di Roma con omaggi floreali.
Veneralia erano chiamati i rituali in suo onore. Ce ne parla Ovidio, il quale descrive la dea dell’amore con questi bellissimi versi: “…diede la loro origine agli alberi e ai seminati, riunì insieme gli animi rozzi degli uomini e insegnò loro ad unirsi, ciascuno con la sua congeniale compagna” (Ov. Fasti, IV, 96-98).
Rivolgendosi indistintamente a tutte le donne, vergini, spose e meretrici,  il poeta latino le esortava ad onorare Venere, il cui epiteto Verticordia deriva dai termini verso e corde (col significato di “volgimento del cuore”), con esplicito riferimento alla prerogativa della dea di guidare le donne verso l’accoppiamento in funzione procreativa. Si riteneva infatti che grazie a Venere le donne romane “volgessero” i propri cuori verso il matrimonio.
Molto suggestiva è anche l’ esortazione con cui Ovidio testimonia l’antica usanza del bagno rituale del primo di Aprile: “Madri e nuore latine, e anche voi che non portate benda né lunga veste, venerate ugualmente la dea… la dea è tutta da detergere… offritele rose novelle e altri fiori. Ella vuole che anche voi vi laviate sotto un verde mirto…” (Ov. Fasti, IV, 133-139).
Il rito consisteva infatti in lavacri del simulacro di Venere, cui seguiva un bagno collettivo con le devote che si bagnavano all’ombra di un mirto, pianta sacra alla dea. Dopo aver offerto alla divinità omaggi floreali, le partecipanti bevevano il cocetum, bevanda a base di latte, papavero pestato e miele raccolto dai favi, che per le sue caratteristiche oppiacee le trasportava nel sonno e nell’oblio.
Dopo i Veneralia venivano i Megalenses, festeggiamenti del calendario romuleo in onore della dea Cibele. Si tratta di antichissime tradizioni religiose di origine frigia, che cominciavano a Roma il 15 di marzo per poi proseguire, dal 4 al 10 aprile, con i cosiddetti ludi megalenses dedicati alla Magna Mater, ovvero alla greca Megale Meter (μεγάλη μήτηρ).
A seguire vi erano i ludi in onore di Cerere, i cosiddetti Ceriales, che si tenevano per otto giorni consecutivi dal 12 al 19 aprile, tra rituali simbolici di fecondazione, giochi nel circo e processioni notturne.
Sempre dedicate alla rinascita della madre terra vi erano poi i rituali del 15 Aprile, i cosiddetti Fordicidia, che consistevano in un sacrificio di tipo propiziatorio, con vacche gravide destinate alla feconda dea Tellus.  Si trattava evidentemente di una consuetudine volta ad assicurare un ciclo agrario e pastorale fortunato e produttivo. La vacca gravida rappresentava infatti simbolicamente la Terra che offre agli uomini e agli animali i suoi frutti.

matronae romanePersino il 21 di aprile – tradizionale ricorrenza del Natale di Roma – si svolgevano rituali di tipo propiziatorio in onore di una divinità femminile: a Pales, protettrice della pastorizia, erano infatti intitolati i Parilia (o Palilia), antichissima festa che consisteva in una lustratio compiuta dai pastori a protezione del bestiame e dei campi.

Ancora alla dea dell’amore – ma questa volta con l’epiteto di Ericina – erano dedicati i Vinalia del 23 di Aprile, giorno in cui il vino diventava l’assoluto protagonista. Durante questa festa dall’effetto liberatorio, vietata alle matrone di Roma e aperta invece alle meretrici, Varrone riferisce che le professae (cioè le prostitute, o vulgares puellae come le chiamava Ovidio) usavano offrire composizioni di rose, giunchi, sisimbro ed incenso alla dea Venere, protettrice dei giardini.

Legati alla fertilità e alla sfera della sessualità femminile erano poi i Floralia, i cui festeggiamenti iniziavano il 28 di Aprile.
A proposito di questi stravaganti ludi dedicati a Flora, vediamo cosa scriveva Ovidio: “Viene la dea dei fiori cinta di variopinte corone, e in teatro s’usano allora scherzi assai licenziosi. La sacra festa di Flora si estende sino alle Calende di maggio” (IV, 945-947). I Floralia  avevano molto aspetti in comune con gli spettacoli circensi, solo che al posto degli atleti impegnati a lottare contro feroci belve, qui ad esibirsi erano le donne dedite alla prostituzione, in competizione con capre e con lepri. Durante le esibizioni erano previsti anche spogliarelli, danze, mimi e altri giochi dal carattere licenzioso.
Si tratta indubbiamente di curiose e insolite usanze che possono essere meglio comprese tenendo conto che nell’antica Roma le meretrici venivano non solo tollerate, ma addirittura protette e sorvegliate dagli Edili, ovvero da quegli stessi magistrati che si occupavano dei ludi circensi.

Guardando nel loro complesso alle varie festività del mese di Aprile nel calendario di Roma antica, possiamo concludere che quasi due terzi del mese erano occupati da ludi e rituali in onore di divinità femminili, tutte in qualche modo legate al risveglio della natura!
Oltre alle celebrazioni in funzione agropastorale, come quelle dedicate a Cerere, Pales e Tellus,  non mancavano riti praticati con funzione procreativa (e quindi socialmente produttiva), come la festa di Venere Verticordia cui partecipavano le donne di Roma.
E a salutare la nuova stagione primaverile troviamo inoltre tradizioni e ludi celebrati con funzione puramente istintiva e liberatoria, come i Vinalia e i Floralia che chiudevano allegramente e licenziosamente il mese primaverile.

 

Antonella Bazzoli - 1 aprile 2009 (aggiornato il 28 marzo 2018)

Letture di riferimento:

La religione di Roma antica. Dal calendario festivo all’ordine cosmico” Dario Sabbatucci,  Ed. Seam, 1999

I Fasti” Publio Ovidio Nasone, BUR, 2006

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