Bevignate, il santo di templari e flagellanti

May 4th, 2014 | scritto da Antonella Bazzoli | inserito in Ritratto, la Croce e la Spada

flagellanti affrescati nella chiesa templare di San Bevignate

La venerazione dei perugini per la figura di san Bevignate rimase immutata nel tempo, almeno fino all’inizio del diciassettesimo secolo, epoca a cui risale l’Editto di Napoleone Comitoli per la processione della traslazione dei corpi di Ercolano, Pietro Vincioli e Bevignate. A quest’ultimo il documento si riferisce chiamandolo  “dei confessor”, titolo che veniva attribuito solamente a quegli uomini che si erano distinti per le proprie virtù eroiche e ai quali il Signore aveva concesso di fare miracoli.
La fastosa e spettacolare processione che si tenne a Perugia il 17 maggio del 1609, comportò il trasferimento delle reliquie di Bevignate, dalla chiesa a lui intitolata ad est di Perugia fino alla cattedrale di San Lorenzo. Una traslazione di enorme importanza che attesta come la venerazione dei perugini per Bevignate fosse ancora sentita nel corso del XVII secolo.
Restano tuttavia molti dubbi sull’agiografia di Bevignate, non a caso definito da vari studiosi “il santo misterioso di Perugia” . Secondo alcuni Bevignate sarebbe vissuto e morto a Perugia nel V secolo, mentre per altri sarebbe un monaco templare del XII o XIII secolo.
Suggestiva, seppure anacronistica e soprattutto non documentata, è la leggenda che lo vorrebbe giunto a Perugia dalla Germania, sotto Teodorico re dei Goti, in compagnia di altri sei suoi fratelli tra cui anche Ercolano, divenuto poi vescovo e patrono della città durante le guerre gotiche. E’ quanto riferisce lo Iacobilli, autore dell’opera agiografica Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria, secondo il quale Bevignate avrebbe abbandonato il mondo, scegliendo di vivere in “un monastero di monaci che portavano tonaca di panno di lana bianca e la cintura di cordame turchino” e secondo il quale il monaco avrebbe poi deciso di ritirarsi a ” vita solitaria in una selva appresso Perugia ove visse molti anni in aspra penitenza e si esercitò nell’orazione e nelle divine contemplazioni”.
Tra i suoi miracoli viene tramandato quello delle olive e del grano, che l’eremita avrebbe fatto maturare prima del tempo per sfamare alcuni poveri giunti a fargli visita. Un altro miracolo a lui attribuito è quello dei due innocenti, condannati a morte e poi liberati dopo essersi raccomandati al santo. Ma forse il miracolo che più gli rese fama di santità fu quello del bambino ucciso da un lupo che l’eremita avrebbe riportato in vita. A quest’ultimo episodio sembrerebbe riferirsi, secondo Pietro Scarpellini, anche una delle scene affrescate nel XIII secolo all’interno della chiesa templare di San Bevignate a Perugia.

Riguardo al giorno in cui il santo morì, Ettore Ricci riporta: “la tradizione costante vuole che, nato negli ultimi anni del V secolo, morisse il 14 maggio del 520”. Che la ricorrenza funebre di Bevignate abbia avuto luogo nel mese di maggio  ce lo conferma anche lo Statuto del Comune di Perugia del 1342 (IV, Rubr. 80, 80.1). Tuttavia la tradizione locale registra due giorni di scarto rispetto alla data del 12 maggio, riportata invece dal  codice manoscritto templare conservato a Modena, in cui il nome di san Bevignate fu aggiunto nel XIII secolo con una nota obituaria nel calendario liturgico che introduce il messale .

Ed ecco che interviene un altro evento documentato che sembrerebbe confermare la veridicità della nota obituaria del calendario liturgico di Modena, secondo cui Bevignate sarebbe morto il 12 maggio anziché il 14.
Sappiamo che nel 1260, anno in cui si avviava a conclusione la costruzione della chiesa templare intitolata a Bevignate, il podestà di Perugia concesse un periodo di “ferie straordinarie” della durata di 15 giorni con conseguente sospensione di tutte le attività lavorative . Tali festeggiamenti ebbero luogo dal 4 al 19 di maggio, cioè esattamente 7 giorni prima e 7 giorni dopo la data del 12 registarta nel codice messale di Modena! Che si tratti solo di una coincidenza?

ritratto di flagellante affrescato in San Bevignate

La concessione delle ferie del 1260 si lega a Bevignate anche tramite un altro personaggio di Perugia, fra’ Raniero Fasani, fondatore del movimento dei Flagellanti. Di lui ci parla anche il Bonazzi, riferendo che “passava allora la vita in religiosa penitenza, presso al tempio suburbano di san Bevignate, il romito fra’ Raniero Fasani. A costui apparve in visione san Bevignate, un altro santo perugino, ingiungendogli di render pubblica quella penitenza che occultamente faceva; e lo stesso desiderio potrebbe avergli espresso il comune, attesa la venerazione che aveva pel suo santo concittadino”. Sappiamo pure che, sempre che nel 1260, Raniero Fasani chiese al Comune di Perugia una proroga delle ferie e dei festeggiamenti, ottenendola fino al giorno 30 di maggio. E come se non bastassero le coincidenze, cinque giorni dopo, il 5 di giugno del 1260, il Comune guelfo inviò alla Santa Sede la prima richiesta di canonizzazione di Bevignate, cui avrebbero fatto seguito molte altre richieste nei secoli successivi, sempre puntualmente negate dai pontefici.

Tutti questi misteriosi fatti s’intrecciano, mostrando l’esistenza di stretti rapporti tra Flagellanti e Templari, rapporti confermati anche dalle scene affrescate nell’abside della chiesa perugina, in cui alcuni penitenti sono raffigurati a torso nudo in processione, nell’atto di fustigarsi pubblicamente, proprio al di sotto di un grandioso giudizio universale.

Antonella Bazzoli - 13/10/2007 . aggiornato a maggio 2014

Da leggere:

Templari e ospitalieri in Italia. La chiesa di S. Bevignate a Perugia, a cura di M. Roncetti, P. Scarpellini, F. Tommasi, Milano, Electa/Editori Umbri Associati, 1987.

“Bonvicino e i flagellanti” breve racconto storico di Antonella Bazzoli, www.evus.it

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