Francesco e Federico II, un disegno di pace di 8 secoli fa

mar 16th, 2020 | scritto da | inserito in edito, Racconti di Evus, Ritratto, Scoperte di Evus

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In un momento di crisi e paura come quello che stiamo vivendo, a causa  della pandemia da coronavirus, diventa difficile prevedere cosa potrà accadere nei prossimi mesi, e cosa ci riserverà il destino nei prossimi anni.
E’ come se improvvisamente il futuro apparisse incerto e questa incertezza rischia di farci perdere stabilità e ottimismo.
Eppure, io credo, è proprio in momenti critici come questo che occorre impegnarsi per superare l’angoscia e il senso di impotenza che ci coglie.

Sono tanti i modi per riuscirvi. Innanzi tutto creando nuove e sane abitudini, e poi rimanendo attivi e creativi, senza cadere nella trappola dell’inazione. E soprattutto aiutandoci gli uni con gli altri e restando connessi, uniti e solidali .

E’ con questa intenzione che ho pensato, nel mio piccolo,  di riprendere in mano alcune delle mie più recenti ricerche, per provare a cogliervi un senso, e forse un insegnamento,  per superare le difficoltà del nostro presente.

Non è stato difficile trovare ciò che cercavo. Come dei semi, rimasti a lungo sotto terra ma pronti a germogliare al momento opportuno, alcuni eventi della storia passata si sono mostrati da soli, tornando a parlare e indicandoci forse la via da intraprendere.

Il primo seme di cui voglio parlarvi è quello che ci è stato lasciato ottocento anni fa da un uomo santo, talmente simile a Gesù da venire chiamato “alter Christus”: non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è Francesco d’ Assisi.

Il secondo seme, anch’esso vecchio di otto secoli, ci fu invece lasciato, neanche dieci anni dopo, da un grande sovrano “illuminato” il cui nome si lega a quello del santo umbro. Mi riferisco a Federico II, il grande imperatore che nel nome di Dio fu in grado di costruire la pace tra popoli di religione diversa, in un periodo storico davvero difficile, caratterizzato da epidemie, guerre, conflitti e incertezze.

Era il 17 marzo del 1229 quando Federico II riprese Gerusalemme, evitando guerre, morti e distruzioni, e costruì la pace tra Oriente e Occidente, guidando la VI crociata e usando soltanto le armi della cultura, dell’amicizia e della diplomazia. 

La storia è ambientata in Terrasanta, nel Regno latino di Gerusalemme, tra il 1219 ed il 1229.
Non è una storia a lieto fine, poiché purtroppo la pace realizzata non fu duratura. Tuttavia, a distanza di otto secoli, i semi lasciati da san Francesco nel 1219, e da Federico II nove anni dopo, ci trasmettono ancora parole di  pace e speranza, parole che forse possono esserci d’aiuto per superare l’incertezza di questo nostro presente.

montefalcogozzoli-francesco-sultanoTutto cominciò nel giugno del 1219, quando l’umile frate Francesco lasciò Assisi, per imbarcarsi da Ancona verso la Siria.
L’esigua fascia costiera siriana costituiva a quel tempo  il regno latino di Gerusalemme, città santa che era stata presa dal Saladino nel 1187, e che da allora i Cristiani cercavano di riconquistare attraverso le Crociate.
Nella capitale del regno, San Giovanni d’Acri, ad attendere Francesco c’era il suo fidato amico frate Elia, abile uomo di scienza, politica e cultura, che in seguito ad Assisi avrebbe realizzato la tomba e la chiesa intitolate al santo.
Era stato lo stesso Francesco ad  inviare Elia così lontano, esattamente due anni prima, nel 1217, nominandolo “Ministro di Siria e d’Oltremare”.
Non fu certo un caso, io credo, che la partenza di Elia coincise con l’inizio della V crociata. E’ altamente probabile, sempre a mio avviso, che Francesco gli abbia voluto affidare un compito diplomatico di grande importanza: preparare il terreno per un dialogo di pace tra Crociati e Saraceni, al fine di riprendere Gerusalemme e i luoghi santi della cristianità, ma senza spargimenti di sangue. Chi, se non frate Elia, era il più adatto per intraprendere questa delicata missione di pace in Terrasanta? E non solo per la vasta cultura che aveva in ogni campo, ma soprattutto per le sue note capacità diplomatiche (ricordiamo che Elia sarebbe divenuto in seguito il consigliere fidato sia dell’imperatore Federico II che del papa Gregorio IX).

beato-angelico-san-francesco-davanti-al-sultano-lindenau-museum-altenburgGiunti a San Giovanni d’Acri in piena estate (forse tra fine luglio e inizio agosto), Francesco e gli altri frati con lui sbarcati, si spostarono verso Damietta, luogo ritenuto altamente strategico in vista della riconquista di Gerusalemme (1) .
Arrivati a Damietta, Francesco e i suoi frati furono però costretti a restare a lungo nel campo dell’esercito crociato, assistendo impotenti per tutto il mese di agosto a scontri cruenti e a sanguinose battaglie.
Francesco avrebbe voluto attraversare il campo nemico e andare a parlare con il Sultano d’Egitto, ma non poté farlo non avendo il permesso del legato pontifici ( il bellicoso e intransigente cardinale Pelagio che secondo gli storici può essere ritenuto il responsabile del fallimento della V crociata).
Io credo che lo scopo ultimo di Francesco non fosse il martirio, come sostenuto da alcune fonti, ma fosse invece  incontrare il Sultano Al-Kamil. Chiamato “il re perfetto” per la sua personalità mite, per la vasta cultura e per la forte spiritualità che lo caratterizzava, il Sultano viveva circondato da sacerdoti Sufi, suoi fidati consiglieri.
Dopo la terribile battaglia del 29 agosto 1219, seguì una breve tregua e fu forse in quei giorni che Francesco riuscì infine ad ottenere il tanto atteso permesso che gli consentì di attraversare il campo nemico e di essere ospitato alla corte del Sultano.
Come ciò poté accadere resta un mistero, anche se personalmente ritengo che l’ incontro sia stato reso possibile dall’abilità diplomatica di frate Elia, il quale aveva verosimilmente avuto già in precedenza dei contatti con i mistici Sufi, nei due anni precedenti della sua permanenza in Terrasanta.

Fu così che l’umile Francesco, che proprio come i Sufi aveva fatto voto di povertà e proprio come loro indossava una tunica logora e rattoppata (ricordiamo che Suf in arabo vuol dire lana), riuscì non solo ad incontrare il Sultano d’Egitto e ad essere da questi ospitato per parecchi giorni, ma anche ad avviare con lui il primo dialogo interreligioso della storia, un dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani nel nome di un unico Dio !

predica_sultano_s_croce_fiFrancesco fu accolto con amicizia ed ospitalità dal Sultano e dai Sufi che lo attorniavano, come riferiscono tutte le fonti.
Furono giorni nei quali si parlò di pace e furono giorni di preghiera.
Giorni che ritengo abbiano in qualche modo preparato il terreno per lo storico successivo incontro che avrebbe avuto luogo, esattamente 9 anni dopo al tempo della VI crociata, tra l’ imperatore Federico II e il Sultano d’Egitto Al Kamil.

Era il 17 marzo del 1229 quando i due potenti sovrani (che sarebbero rimasti grandi amici fino alla morte del Sultano, sopravvenuta nel 1237), giunsero ad uno storico accordo diplomatico, che avrebbe potuto cambiare le sorti di Oriente e Occidente, evitando guerre future.
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Il giorno dopo la riconquista della Città Santa, il  18 marzo del 1229, Federico II Hohenstaufen si autoincoronò Re di Gerusalemme all’interno della chiesa del Santo Sepolcro.
L’imperatore era uscito vincitore dalla VI Crociata riprendendo i luoghi santi della cristianità (non solo Gerusalemme ma anche Nazareth e Bethlemme) e siglando con il Sultano un armistizio di dieci anni. 

Fu quella l’unica Crociata della storia che si concluse pacificamente, senza spargimenti di sangue e senza che vi fossero distruzioni: Gerusalemme era stata liberata, il Monte del Tempio rimaneva accessibile a tutti e, da quel momento in poi, vi avrebbero potuto pregare insieme pellegrini e devoti di religioni diverse, cristiani, ebrei e musulmani.

In conclusione possiamo dire che il viaggio a Damietta alla corte del Sultano, intrapreso nove anni prima dall’umile frate Francesco, non può essere considerato un fallimento (come qualcuno ha invece sostenuto), avendo costituito un presupposto importante (se non determinante) per la successiva trattativa di pace sottoscritta da Federico II e dal Sultano Al-Kamil.
San Francesco d’Assisi, con l’aiuto di frate Elia avrebbe dunque aperto la strada alle successive trattative diplomatiche tra il potente imperatore svevo e il sultano d’Egitto, mostrando che era possibile la convivenza pacifica tra popoli di religione e cultura diverse, e creando altresì le premesse affinché Federico II riottenesse Gerusalemme senza usare né eserciti né armi.


(1) La successiva presa di Damietta, il rifiuto del cardinale Pelagio di accettare le trattative di pace offerte dal Sultano, la prosecuzione degli scontri, avrebbero portato poco dopo alla perdita di Damietta, decretando il fallimento della  V crociata 

di Antonella Bazzoli
, 16 marzo 2020