La dama invernale delle dodici notti

dic 20th, 2018 | scritto da | inserito in Asherah, Ritratto

L’anziana donna siede accanto al fuoco, recando pane e una brocca di vino

Il ceppo nel camino e le dodici magiche notti
Un’antica usanza contadina, ormai purtroppo dimenticata, consisteva nel porre all’interno del camino un enorme ciocco di legno il giorno di Natale. Veniva scelto il ceppo più grande, più asciutto e più duro, poiché doveva scaldare il nucleo familiare consumandosi lentamente, e senza mai spegnersi, durante i dodici giorni che separano il 25 dicembre dal 6 di gennaio.
La tradizione rurale segnava il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno e si legava strettamente al simbolismo del solstizio invernale: i dodici magici giorni illuminati dal focolare domestico rappresentavano infatti i dodici mesi del nuovo anno nel calendario solare, scaldati e illuminati dal sole che ricomincia gradualmente a salire, per produrre buoni frutti e abbondanti raccolti.

Gli sposi di Gennaio sotto il segno dell’acquario
Tra i rilievi medievali della Fontana Maggiore di Perugia, scolpita nel 1278 da Giovanni e Nicola Pisano, le prime due scene del  ciclo dei mesi rappresentano due anziani sposi intenti a banchettare accanto al focolare domestico.
Un pasto a base di carne, pane e vino, viene consumato dai due coniugi sotto il segno zodiacale dell’acquario. Quest’ultimo è raffigurato da un personaggio maschile che regge un otre da cui fuoriesce dell’acqua che va a riempire la coppa tenuta in mano dall’uomo.
L’intera scena sembra rievocare rituali e tradizioni che affondano le proprie radici in un arcaico mondo contadino di cui oggi resta purtroppo solo un ricordo sbiadito…
Il personaggio maschile è sormontato dalla scritta Januarius (Gennaio) e ricorda per certi aspetti il dio Giano bifronte, con un volto che guarda al passato ed uno al futuro.
La figura femminile che siede di fronte alla personificazione di Gennaio contribuisce a rappresentare il passaggio dal vecchio al nuovo anno. La donna regge una brocca di vino e due focacce dalla forma tonda e schiacciata che somigliano alla tipica “torta al testo” perugina. Non è più giovane ed ha un volto ed un collo scarni e rugosi. Si tratta indubbiamente di un personaggio allegorico, il cui aspetto è in perfetto accordo con il periodo di transizione che caratterizza il passaggio da dicembre a gennaio, a significare la morte del vecchio anno e la nascita del nuovo.
Così come la natura riposa d’inverno e i semi sotto terra attraversano una fase di morte apparente, anche la figura femminile di gennaio appare vecchia e consumata dal tempo, ma al tempo stesso si rivela feconda, generosa e portatrice di nuova vita.

La Befana  e le Bonae Dominae.

Come non pensare allora alla figura della Befana che il 6 di gennaio entra nelle case attraverso il camino?
Seppure per certi aspetti vicina all’archetipo di un’antica dea madre, simbolo di abbondanza e di fecondità, la figura folklorica della Befana ha finito per assumere l’aspetto di una vecchia dal volto magro e avvizzito nell’immaginario collettivo.
Proprio come la dama medievale di gennaio sulla Fontana Maggiore di Perugia, anche la Befana è una vecchia signora che dona la vita pur essendo ormai prossima alla morte.
Una figura che ben rappresenta la fase finale del naturale ciclo di “vita, morte e rinascita” il cui ritmo scandiva un tempo le attività agricole in accordo con il regolare moto dell’anno solare.

I due coniugi accanto al focolare domestico nel mese di Gennaio. Fontana maggiore di Perugia

I due coniugi accanto al focolare domestico nel mese di Gennaio. Fontana maggiore di Perugia

Quell’arzilla vecchietta, sporca di fuliggine e pronta a volare sui tetti per entrare nelle case attraverso i comignoli, sembra collegarsi anche a certe figure leggendarie di età medievale, identificabili con le cosiddette bonae dominae .
Chiamate altrimenti bonae mulieres, si trattava di spiriti femminili che si credeva visitassero le dimore private, in cerca di cibo e ristoro, durante il prodigioso intervallo di tempo che attraversa le dodici magiche notti.
Niente a che vedere con streghe o fantasmi, le bonae dominae si presentavano con buone intenzioni e arrivavano nelle case di notte, elargendo abbondanza e prosperità a chi vi abitava, per tutto l’anno a venire.
Alcune di esse avevano un nome, come nel caso di domina Abundantia, domina Satia e Dame Abonde (quest’ultima citata da Guillame de Lorris nel suo Roman de la rose).
Buone donne
le chiamava invece Guglielmo d’Alvernia nel suo De uni­verso.
Protobefane medievali, un po’ fate e un po’ benefattrici, identificabili con personaggi di fantasia descritti da alcuni autori del XIII secolo.
Ste­fano di Bour­bon, ad esempio, raccontava nei suoi Exempla di un gruppo di astuti ladruncoli che tra­ve­stiti da donna, erano riusciti ad entrare di notte in una dimora privata e a portarsi via ogni cosa del tutto indisturbati, fingendosi bonae dominae. Alla moglie spaventata dal baccano, il povero e ingenuo marito avrebbe raccomandato di restare in silenzio ad occhi chiusi nel letto, mentre i ladri portavano via tutto, tranquillizzandola con queste parole: “Saremo ric­chi per­ché sono le bonae res e cen­tu­pli­che­ranno le nostre sostanze”.
La Befana e le Bonae Dominae, proprio come l’anziana signora che rappresenta il mese di Gennaio sulla Fontana di Perugia, si ricollegherebbero dunque allo stesso archetipo di un’antica dea madre, simbolo della natura feconda che muore in inverno e rinasce in primavera.

Antonella Bazzoli - 27 dicembre 2010 – aggiornato al 20 dicembre 2018

 

Da leggere:

Chi dice acqua, dice donna” articolo di A. Bazzoli, pubblicato su Medioevo, Anno XIII n.6 – giugno 2009, pagg. 88 – 95

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