La fontana delle donne

mag 13th, 2019 | scritto da | inserito in Ritratto, Scoperte di Evus, Simbolica-mente

particolare del mese di maggio, scolpito a rilievo sulla Fontana Maggiore di Perugia

La Fontana Maggiore di Perugia è come un libro di pietra che si sfoglia girandoci intorno. E’ come un grande orologio che scandisce il tempo cosmico e quello terreno.
Completato nel 1278, il monumento realizzato sotto la supervisione dell’architetto Fra Bevignate, è divenuto il simbolo della Platea Magna, la piazza grande che da sempre è il fulcro della vita pubblica. A partire dal XIII secolo, e per tutti i secoli a seguire, i rilievi e le iscrizioni della fontana perugina non hanno mai smesso di affascinare i passanti per la loro bellezza e per il loro complesso simbolismo.
Le scene scolpite nel ciclo dei dodici mesi e dei lavori nei campi hanno trasmesso attraverso il tempo tradizioni e conoscenza, scandendo le fasi della semina e dei raccolti in accordo con le fasi lunari e le levate eliache delle costellazioni celesti.  Le allegorie, i miti e i personaggi realizzati da Giovanni e Nicola Pisano hanno affascinato, secolo dopo secolo, tutti coloro che hanno affollato il sagrato della cattedrale.
La fontana delle meraviglie continua oggi come ieri a far riflettere e a far sognare sia donne che uomini, sia vecchi che bambini… Un capolavoro dell’arte gotica italiana che ancora oggi è in grado si svelare, ad un osservatore attento, usanze, tradizioni, saperi e simbolismi appartenenti alla cultura comunale del tredicesimo secolo.

Una fontana al femminile

Un aspetto che ha colpito particolarmente la mia attenzione è quello della presenza femminile tra i rilievi della Fontana Maggiore. Così mi sono dedicata all’analisi iconografica di alcune delle figure scolpite dai Pisani, arrivando alla conclusione che la fontana perugina è animata da una forte componente di energia femminile, a partire dal bacino inferiore dove si incontrano le Arti Liberali e le scene  del ciclo dei mesi   fino a salire all’apice del monumento, sormontato dall’opera bronzea delle tre portatrici d’acqua .

Dalila taglia i capelli di Sansone, privandolo di forza e autorità

Cominciamo col prendere in considerazione le figure del bacino superiore:  tra le allegorie troviamo la Vittoria Magna, la Chiesa Romana, la Teologia e l’allegoria di Roma, quest’ultima  rappresentata da una matrona seduta in trono con il capo velato, significativamente collocata al  di sopra delle scene relative al mito di fondazione della Città Eterna.
Anche la personificazione di Perugia è una matrona e il suo attributo, una cornucopia, simboleggia il potere economico e politico raggiunto dal comune nella seconda metà del XIII secolo. Collocata a sud, con lo sguardo volto verso il cardo principale, Perugia non è sola: ad omaggiarla ai suoi fianchi ci sono le allegorie dei territori a lei sottomessi: a sinistra la signora di Chiusi, raffigurata mentre offre il grano a Perugia, e a destra la signora del Trasimeno, scolpita nell’atto di offrire il pesce di lago al potente comune che domina e protegge il territorio lacustre.

Perugia è una matrona con una cornucopia in mano

Le Arti Liberali hanno pure fattezze femminili, dalla Grammatica alla Dialettica, dalla Geometria alla Musica. E in abiti da donna sono pure la Filosofia e l’Astronomia, entrambe rappresentate frontalmente e con la corona in testa, a sottolineare la loro preminenza sopra ogni altra scienza del trivio e del quadrivio.

Tra i soggetti mitologici troviamo poi la Lupa che allattò Romolo e Remo. Nella stessa coppia di formelle c’è poi Rea Silvia, la sacerdotessa Vestale che per intervento divino di Marte concepì i gemelli fondatori. La figlia di Numitore è raffigurata con una gabbia in mano, che qualcuno ha voluto interpretare come simbolo del suo voto di castità. Ma a me sembra più verosimile che l’oggetto possa rappresentare la cesta in cui i gemelli furono abbandonati lungo il Tevere, o forse il contenitore al cui interno le sacerdotesse di Vesta dovevano mantenere sempre acceso il “fuoco sacro” .

Anche tra i personaggi biblici troviamo figure femminili: sono le tre mulieres perniciosae - come alcuni studiosi le hanno significativamente soprannominate – Eva, Salomé e Dalila. La loro presenza sulla fontana fa tornare in mente le terribili parole dell’abate benedettino Goffredo di Vendome, vissuto nel dodicesimo secolo. La sua misoginia gli faceva sostenere che “questo sesso ha avvelenato il nostro primo genitore…ha strangolato Giovanni Battista, portato a morte il coraggioso Sansone…”.
Eva fecit me peccare” si legge nell’iscrizione che sormonta la scena della cacciata da Eden. E’ Adamo a parlare in prima persona, accusando Eva di averlo indotto a peccare. Subito dopo segue la scena in cui Dalila taglia le sette trecce a Sansone, privandolo in tal modo di forza e autorità.
Dall’alto della vasca superiore colpisce la figura di Salomè, raffigurata con la testa decollata di Giovanni Battista tra le mani. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe invece di Giuditta, la bella vedova ebrea che tagliò il capo ad Oloferne per salvare il proprio popolo oppresso. Salomè o Giuditta? Resta il dubbio, ma in entrambi i casi si tratterebbe di donne coraggiose e temibili, che con le sole armi della seduzione e dell’inganno erano riuscite ad ottenere ciò che volevano.

Salomé con la testa del Battista o Giuditta con la testa di Oloferne?

Donne da temere dunque, personalità tutt’altro che inermi o succubi degli uomini. Contrariamente a quanto si è soliti pensare, la donna medievale era ben integrata nella città di età comunale. Ella rivestiva vari ruoli, godendo di stima e considerazione sia nella vita familiare che in quella sociale.
Questa integrazione della donna in ambito pubblico e privato non va tuttavia interpretata come segno di emancipazione. Anche se elogiata nel suo ruolo di uxor (moglie in latino), la donna del medioevo veniva considerata generalmente debole per natura, e in quanto tale era ritenuta un soggetto bisognoso di protezione. Ciò vale in particolare nel caso di vergini, mogli e vedove, la cui precaria condizione sociale faceva sì che esse venissero particolarmente tutelate dal diritto di età medievale.

Se dunque è vero che le donne nel medioevo non ebbero vita facile, altrettanto vero è che il loro ruolo nella società e nella famiglia andrebbe riletto con maggiore attenzione, senza lasciarsi sviare dal condizionamento di luoghi comuni.

Antonella Bazzoli – 1 giugno 2009

Da leggere:

Chi dice acqua, dice donna” articolo di A. Bazzoli, pubblicato su Medioevo, Anno XIII n.6 – giugno 2009, pagg. 88 – 95

Il linguaggio figurativo della Fontana Maggiore di Perugia, a cura di C. Santini,
Calzetti-Mariucci, 1996

Duby e Perrot – Storia delle donne. Il Medioevo a cura di C.Klapisch-Zuber
ed. Laterza, 1990

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