Una rondine non fa primavera

mar 4th, 2018 | scritto da | inserito in Antiquae gentes, Ritratto

L’equinozio di primavera indica che la durata delle ore di luce è pressoché uguale a quella delle ore di buio. Il termine deriva infatti dal latino “equi-noctis”, ossia “notte uguale”, sottintendendo: uguale al giorno.
Sappiamo che tale fenomeno si verifica per via del movimento di rivoluzione della terra intorno al Sole, allorchè i suoi raggi giungono sulla terra perpendicolarmente rispetto al suo asse di rotazione. Ciò accade due  sole volte nel corso dell’anno solare, a distanza di sei mesi l’una dall’altra, e cioè intorno al 20 di marzo (equinozio di primavera nell’emisfero boreale) e al 22 di settembre (equinozio d’autunno).
La magica data dell’equinozio primaverile si lega in qualche modo anche alla storia del primo cristianesimo. Fu infatti il Concilio di Nicea del 325 d.C. a stabilire che la Pasqua sarebbe caduta, secondo il calendario lunare, nella prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera.
Le fonti agiografiche di san Benedetto, fondatore del primo ordine cenobitico nella storia del cristianesimo, riferiscono che il santo divenuto patrono d’Europa “spirò il 21 di marzo, quando la prima rondine tornava al suo nido a Montecassino, nido dell’ordine benedettino”.
Nato a Norcia intorno al 480, e morto a Cassino verso il 547, san Benedetto viene spesso ricordato nella tradizione popolare per un noto proverbio che recita : “A San Benedetto, la rondine sotto il tetto”.
Eppure il 21 di marzo le rondini non si vedono ancora volare nei nostri cieli e bisognerà ancora attendere almeno fino ai primi di aprile, per sentire garrire i primi balestrucci.
Come mai vi è uno scarto di tempo di circa dieci giorni tra l’arrivo delle rondini e la data dell’equinozio?  Il fatto è che nel XVI secolo il calendario giuliano era arrivato ad accumulare ben dieci giorni di ritardo rispetto al corso solare!
Fin quando , nel 1582, papa Gregorio XIII decise di riformare il vecchio calendario giuliano (così chiamato perché era stato Giulio Cesare ad adottarlo nel 46 a.C.). Il pontefice sapeva bene che  il ritardo accumulato dal calendario  giuliano aveva raggiunto dieci giorni, facendo slittare l’equinozio di primavera all’11 di marzo. Uno scarto che aveva causato anche il graduale slittamento della Pasqua (dal momento che l’importante festività cristiana veniva celebrata nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera). Se il papa non fosse intervenuto riformando il calendario, la Pasqua sarebbe caduta sempre più lontana dal reale fenomeno astronomico dell’equinozio!
Il nuovo calendario, chiamato gregoriano dal nome del papa che lo introdusse, fu in realtà riformato dal calabrese Luigi Lilio. Il celebre matematico, che fu professore di medicina all’Università di Perugia, riuscì infatti a mettere a punto un sistema di compensazione in grado di far tornare l’equinozio primaverile al 21 di marzo, facendo in modo che i ritardi sul corso solare non dovessero più ripetersi nei secoli a venire. Nella commissione di esperti che portarono all’attuazione della riforma vanno ricordati anche due celebri astronomi: il gesuita tedesco Cristoforo Clavius e il vescovo domenicano di Perugia Ignazio Danti.
Chi si coricò la notte di giovedì 4 ottobre 1582, si risvegliò  come per magia al mattino di venerdì 15. In una sola notte il papa era riuscito a cancellare quei dieci giorni di troppo, rimettendo  le cose a posto una volta per tutte.
Tra tutti i mesi venne scelto ottobre perchè era quello con meno feste religiose. Neanche la scelta del giorno fu casuale: il 4 ottobre, infatti, non poteva essere soppresso, non solo perchè in questa data veniva celebrato Francesco d’ Assisi, ma anche perchè la città di Bologna (da cui Gregorio XIII proveniva), festeggiava in quello stesso giorno il suo protettore san Petronio.
Con la bolla papale “Inter gravissimas” si ordinó a tutti i cristiani d’Europa di adottare il nuovo calendario, minacciando di scomunica quei paesi che non l’avessero fatto. Tale decisione scatenò non poche polemiche in un periodo di tensioni come quello della Controriforma. La Francia, la Spagna, il Portogallo e altri paesi cattolici si uniformarono subito, mentre gli altri stati di religione luterana, calvinista ed anglicana, si adeguarono al nuovo calendario cristiano solo nel corso del XVIII secolo.
Quanto ai paesi ortodossi, l’adeguamento avvenne addirittura nel 1916 per la Grecia, e nel 1918 per i Paesi Baltici e per la Russia.

Antonella Bazzoli - 16 marzo 2011

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