La vendetta di Cristina

ago 25th, 2012 | scritto da | inserito in Asherah, Ritratto

Figlia del re Gustavo Adolfo il Grande, convinto difensore della riforma luterana morto nella guerra dei Trent’anni, Cristina nacque nel 1626 e già a soli sei anni d’età dovette salire sul trono di Svezia.  Governò il proprio paese per ben dieci anni, dai diciotto ai ventotto, fin quando decise di abdicare a favore del cugino Carlo Gustavo.  Aveva solo venti anni quando entrò in contrasto con il cancelliere e con la reggenza, che tentavano in tutti i modi di farla sposare al fine di assicurare un erede al trono di Svezia. Cristina, è infatti ben noto, rimase sempre contraria al matrimonio. Lo testimoniano alcune sue dichiarazioni divenute celebri, con le quali ella cercò di motivare il suo diniego agli alti dignitari del regno di Svezia: “Il matrimonio provoca in me una tale ripugnanza che non so quando sarò in grado di vincerla”. La sua repulsione era anche verso l’atto sessuale che si consuma tra un uomo e una donna, e a tal proposito pare che abbia addirittura affermato: “Non sopporto l’idea di essere usata da un uomo nel modo in cui un contadino usa i suoi campi”.
Sono tuttavia note alcune sue passioni per donne di straordinaria bellezza, come per la contessa Ebba Sparre, detta Belle, della quale Cristina fu innamorata per lungo tempo.
E’ facile immaginare come il comportamento della sovrana fosse giudicato scandaloso e fosse spesso al centro di commenti e pettegolezzi. In molti la descrivevano donna rude, eccentrica e mascolina. Aveva spesso i capelli in disordine e le mani sporche d’inchiostro. Non era certo bella con il suo grosso naso e con una spalla più alta dell’altra. Ma del suo aspetto fisico non doveva importarle più di tanto se, nonostante la bassa statura e la corporatura piuttosto grassa, non portava le alte calzature delle dame di corte, preferendo indossare scarpe basse maschili di marocchino nero. Anche la voce poteva divenire dura e maschile e pare che dal doppio mento le spuntassero peli di barba. Tuttavia le descrizioni che la riguardano parlano anche di una persona sempre allegra, dallo spirito libero e dallo sguardo pieno di ardore e dolcezza.
Donna intelligentissima, colta e curiosa, Cristina non era interessata alle lotte di religione e cercò sempre di perseguire la pace piuttosto che la guerra. Tra i suoi interessi e le sue passioni ci furono l’arte, la cultura e l’ambiente mondano della corte francese. Per questo amò circondarsi di intellettuali e di artisti, tra cui anche il filosofo René Descartes, che la regina volle alla sua corte scandinava per apprendere dal grande genio la matematica e la filosofia.

La sovrana si convertì nel 1654 al cattolicesimo, abiurando la fede luterana, e fu anche per questa sua scelta religiosa (oltre che per quella sua repulsione nei confronti di un matrimonio che restando regina non avrebbe più potuto evitare) che a soli ventotto anni si vide costretta a rinunciare alla corona svedese. Da allora Cristina scelse di vivere da esule nella Roma barocca, dove fu accolta da un fastoso corteo che la scortò fino a San Pietro e dove visse fino alla sua morte frequentando accademie e ospitando artisti e personaggi di spicco nella sua corte.
In questa vita eclettica e movimentata, fatta di cultura e di mondanità, ci fu però anche un episodio di sangue che forse più di ogni altro segnò il suo destino in maniera indelebile e che per certi aspetti rimane inspiegabile.
La vicenda si lega al progetto politico della ex regina di Svezia che voleva ottenere il Regno di Napoli da quell’Europa cattolica al tempo divisa tra Francia e Spagna. Ma il suo piano ambizioso  fallì, probabilmente anche in seguito ai tragici fatti di Fontainebleau.
Il 10 novembre del 1657 Cristina si trovava a Parigi, nella Galleria dei Cervi del castello di Fontainebleau, ospitata da Luigi XIV, futuro Re Sole e pupillo del cardinale Mazzarino. Con quest’ultimo la regina cercò un’ alleanza politica, ma l’astuto cardinale usò Cristina, poi la rispedì a Roma con la promessa di azioni volte alla conquista del suo nuovo regno.  Quando Cristina scoprì di essere stata ingannata tornò a Parigi per punire i suoi traditori. A farne le spese fu il marchese di Orvieto Gian Rinaldo, che Cristina accusò di aver fatto il doppio gioco. Per questo fu pugnalato da due sicari nella Galleria dei Cervi. Lo scandalo fu enorme, anche perché l’atroce assassinio era stato commesso nella dimora di un sovrano e per giunta per motivi del tutto personali. Ci fu infatti chi insinuò che Gian Rinaldo Monaldeschi non fosse solo uno scudiero di corte ma anche l’amante di Cristina.
Fu così che i Francesi non la perdonarono e la invitarono a non rimettere mai più piede in Francia. Cristina tornò a Roma e lì rimase fino alla sua morte dedicandosi alle sue passioni di sempre: gli studi alchemici, la vita mondana e l’astrologia. In virtù del suo legame intellettuale con letterati e sapienti, la sovrana illuminata creò anche una serie di importanti Accademie.
Tredici anni dopo l’assassisio di Gian Rinaldo Monaldeschi, Cristina si riappacificò con i parenti orvietani della vittima, in occasione del Carnevale del 1680. In quell’anno, infatti, venne istituita ad Orvieto la nuova Accademia teatrale “dei Misti” e Cristina offrì all’Accademia la sua ambitissima protezione, suscitando nuove polemiche e molto stupore.
L’incredulità fu tanta anche perché all’epoca era Primo Principe della neonata Accademia, Paolo Antonio Monaldeschi, parente stretto dell’assassinato Gian Rinaldo. Tuttavia, messo da parte ogni rancore personale, gli Orvietani accolsero l’offerta di Cristina, interpretandola opportunamente come atto di pacificazione, accettato per il bene della collettività.

Antonella Bazzoli – 22 maggio 2009 aggiornato il 25 agosto 2012
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