L’amore scritto sul muro

nov 8th, 2020 | scritto da | inserito in Eros e Psyche, Racconti di Evus, Ritratto
parete di controfacciata della chiesa di San Claudio

Interno della chiesa di San Claudio a Spello

Graffito: “W albina bella 1553″

Anno Domini 1553.  A Spello tutto era pronto per la Fiera delle Fantelle, il tradizionale mercato che si teneva puntualmente ogni otto novembre, per la festa di San Claudio, patrono degli scalpellini.
Intorno al santuario i mercanti stavano sistemando la merce da vendere alla fiera. C’era chi metteva in bella mostra il bestiame, chi i panni di lana e i tessuti di canapa e lino, e chi uova, frutta e verdure di stagione.
Tra i ruderi dell’anfiteatro romano, dove un tempo avevano combattuto gladiatori e bestie feroci, ora si udivano le voci di contadini e allevatori, venuti da lontano per vendere pollame e cacciagione, pecore e capre, buoi, cavalli ed altri animali, tutti indaffarati a preparare l’atteso evento annuale della fiera del bestiame di Spello.
Nella chiesa di San Claudio la giovane Albina arrivò di buon’ora. Cercò di non farsi notare ed entrò nel santuario ancora deserto per restare lontana da occhi indiscreti.
Quante emozioni provava ogni volta che il ricordo del suo primo incontro d’amore con Ruggiero le tornava alla mente! Lui le aveva dichiarato il proprio amore  in modo davvero originale, lasciandole un criptico messaggio sul muro, una promessa d’amore con tanto di firma, incisa sull’intonaco di un affresco votivo!
Tutto aveva avuto inizio  il 29 di agosto, nel giorno della festa di San Giovanni decollato. Anche in quella occasione a Spello  giungeva una gran folla di pellegrini, fin dal 1392, cioè da quando papa Bonifacio IX aveva concesso l’indulgenza a chiunque si fosse recato al santuario di  San Claudio per la festa di san Giovanni Battista. Albina tornò con la mente a qaffresco votivo raffigurante il protettore degli scalpellini. San Claudio, Spello.uel caldo giorno di fine estate. Lei stava pregando  quando un bel giovane le si avvicinò sorridendole e chiedendole il suo nome. Nel rispondere la fanciulla cercò di mantenere un certo distacco, ma un improvviso rossore sul volto pallido l’aveva tradita lasciando trapelare la vera emozione che provava. Allora Ruggiero, si era avvicinato al pilastro dove era affrescato il ritratto di san Claudio e con la punta del suo coltello aveva cominciato ad incidere una breve frase sull’intonaco.
Più tardi, quando Albina riuscì ad avvicinarsi all’ iscrizione, sentì salirle il cuore in gola leggendo l’apprezzamento a lei dedicato: W ALBINA BELLA 1553. Una cascata di brividi l’attraversò dalla testa ai piedi: quella dedica era proprio per lei  e il giovane innamorato l’aveva graffita spavaldamente e senza alcun ritegno, sulla tunica rossa del santo più venerato dai muratori e dagli scalpellini!
A quel primo incontro fece seguito, circa un mese dopo, la promessa d’amore vera e propria.
Tornando da Assisi, dove era stato a pregare sulla tomba di san Francesco, Ruggiero passò per Spello e si fermò  a San Claudio. Era il 9 di ottobre quando lasciò sul muro un nuovo messaggio rivolto ad Albina. Questa volta sulla veste rossa del martire cristiano Ruggiero lasciò la propria firma, seguita dalla data e da altre misteriose lettere. Albina riuscì facilmente ad interpretarle: “Adì 9 de octobre 1553 Ruggiero B da Canara f. s. s. semper“; le tre misteriose lettere puntate stavano certamente a significare  fedele suo servitore; la lettera B maiuscol, tagliata trasversalmente da un’asta, non poteva che essere l’abbreviazione di Bello.

Albina tornò al presente. Mentre fuori del santuario tutti erano impegnati ad allestire la grande fiera del bestiame che avrebbe attratto a Spello migliaia di fedeli e commercianti, la giovane fantella pensò che avrebbe potuto lasciare a sua volta un messaggio a Ruggiero, facendo attenzione a non essere vista. Era molto emozionata e il cuore le batteva forte nel petto. Se ne stava in piedi di fronte alla figura di San Claudio, e teneva lo sguardo fisso sul messaggio che prometteva fedele ed eterno amore.

"9 ottobre 1553 ruggiero B da canara f.s.s. semper

Graffito: “9 ottobre 1553 Ruggiero B da Canara f.s.s. semper

La tunica rossa del santo era ricoperta da graffiti di devoti e pellegrini, ma al martire non sembrava importare, al contrario sembrava sorridere con complicità. Il copricapo verde gli scendeva intorno al collo e gli incorniciava l’ovale del volto facendo risaltare gli occhi dello stesso colore. Occhi verdi come quelli di Ruggiero! Albina notò che ai piedi del martire era affrescata una piccola figura genuflessa. La giovane sapeva si trattava del committente dell’opera e infatti alla base dell’opera lesse il nome e la data di chi, circa un secolo prima, aveva ordinato all’artista di realizzare l’affresco votivo: “Antonio Antonelli fecit fieri 1482“. Forse quell’ Antonio Antonelli era stato uno scalpellino e rivolgendosi a san Claudio che teneva in mano la squadra ed il martello, confidava nella sua protezione !
La fanciulla alzò nuovamente lo sguardo e all’interno della squadra lesse la frase incisa, con grafia ordinata e regolare, su due righe sovrapposte: “Zuann di Melozzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 di maggio 1492

Sulla squadra era scritto: Zuano da Melouzzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 de magio 1492i

Sulla squadra è scritto: ” Zuann de Melozzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 di maggio 1492″

Suo nonno le aveva raccontato che quella era la firma di  Zuann , ovvero di Giuann, nome che nelle città del nord da cui il pellegrino proveniva stava a significare Giovanni. Sempre dal nonno aveva sentito dire che nell’anno 1492 un famoso pittore diretto a Loreto era passato da Spello fermandosi a San Claudio. Si chiamava Melozzo da Forlì e quel Zuann doveva essere un allievo al suo servizio!
Albina cercò di immaginare Zuann partito al seguito del suo maestro, e giunto a Spello presso il santuario di San Claudio, per ricevere l’indulgenza e la protezione del patrono degli scalpellini. Zuann aveva lasciato traccia scritta del proprio passaggio e di quello del grande Melozzo da Forlì.
Albina amava fantasticare ma udendo i rumori e le voci provenienti dall’esterno si accorse improvvisamente che non c’era più tempo da perdere: anche lei quel giorno doveva lasciare traccia del suo passaggio, con un messaggio segreto indirizzato a Ruggiero, e doveva farlo prima che la chiesa si riempisse di devoti e pellegrini.

Era il giorno delle fiera delle fantelle, data propizia per gli incontri d’amore, ora spettava a lei la prossima mossa. Ma tra tutti quei graffiti che ricoprivano gli affreschi, come avrebbe fatto Ruggiero a riconoscere il suo?
Albina girò intorno ad uno dei pilastri che sostenevano la volta del santuario. Sul lato che guardava verso l’uscita notò un’altra immagine del martire, ugualmente ricoperta da graffiti.
Date, nomi, simboli, persino un autoritratto! “Che buffo il pellegrino con il cappello a larga tesa – esclamò Albina con un sorriso – questo deve averlo inciso qualcuno che non sapeva scrivere.”

sull'intonaco è graffita la sigla: RU RO B, Ruggiero il Bello

sull’intonaco è graffita la sigla: RU RO B, Ruggiero il Bello

Continuò a guardarsi intorno, in cerca di uno spazio rimasto libero sull’intonaco graffiato da tanti pellegrini. Scrutò ogni affresco in cerca di un angolo vuoto che potesse ospitare il suo messaggio d’amore.
A un tratto, alzando lo sguardo verso l’immagine della Madonna col bambino, affrescata sul lato destro del presbiterio, prese la sua decisione.
Molte giovani spellane si rivolgevano a quell’icona miracolosa per chiederle la grazia di trovare un marito e metter su famiglia.
Il dipinto era troppo in alto perché Albina lo potesse raggiungere. Così la ragazza accostò una panca al muro e vi salì sopra, stando ben attenta a non essere vista.
Quando fu di fronte al volto della Madonna, la guardò negli occhi e così la pregò : “Madre di Gesù, fai che oggi Ruggiero mi chieda di sposarlo, fai che presto noi due possiamo avere figli sani e belli.”
Quindi la fantella prese uno scalpello che previdentemente si era portata da casa e cominciò a incidere la veste color verde di Maria, scrivendo a caratteri cubitali due sole lettere, la R e la U. Poi, temendo che il messaggio non fosse ancora abbastanza chiaro, aggiunse altre due lettere, la R e la O.
Chissà se Ruggiero avrebbe capito che si trattava dell’inizio e della fine del suo nome di battesimo?
“Meglio aggiungere anche una grande B”, pensò la fanciulla. E per essere sicura che il messaggio fosse comprensibile, incise anche un taglio trasversale sulla lettera B, riproducendo esattamente quell’asta che caratterizzava la firma del suo amato.
Scese giù dalla panca e soddisfatta si avviò verso l’uscita, osservando da lontano il suo capolavoro.
R U R O   B ovvero Ruggiero il Bello. I caratteri incisi erano talmente grandi che era impossibile non notarli.
Quel giorno, Albina ne era sicura, Ruggiero avrebbe chiesto la sua mano.

testo e foto di Antonella Bazzoli – 25 settembre 2008

 

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