L’amore scritto sul muro

nov 8th, 2016 | scritto da | inserito in Eros e Psyche, Racconti di Evus, Ritratto
parete di controfacciata della chiesa di San Claudio

Interno della chiesa di San Claudio a Spello

Graffito: “W albina 1553″

Anno Domini 1553.  A Spello tutto era pronto per la Fiera delle Fantelle. Il tradizionale mercato si teneva puntualmente ogni otto novembre per la festa di San Claudio, il patrono degli scalpellini.
All’esterno del santuario si vedevano molti mercanti sistemare la propria merce. C’era chi portava con sé il bestiame, chi i tessuti, chi i prodotti di stagione.
Tra i ruderi dell’anfiteatro della colonia romana Hispellum, laddove anticamente avevano combattuto gladiatori e bestie feroci, si vedevano ora contadini e allevatori, giunti fin qui anche da lontano, per vendere pecore, buoi e cavalli in occasione della festa.
Albina, così chiamata per via del pallore del suo viso, arrivò in chiesa di buon’ora. Voleva restare sola, lontana da occhi indiscreti. Emozioni e ricordi le affollavano la mente: era passato solo un mese da quando il giovane Ruggiero da Cannara le aveva dichiarato in modo davvero originale il proprio amore. Lo aveva fatto tramite un messaggio scritto, una promessa d’amore criptata, una dichiarazione firmata che il giovane aveva inciso sull’intonaco di un affresco votivo!
In realtà tutto aveva avuto inizio qualche mese prima, il 29 di agosto, quando Ruggiero le dedicò il suo primo apprezzamento: un complimento alla sua bellezza in bella vista sull’intonaco del santuario nel giorno della festa di San Giovanni decollato.  Anche quella di fine agosto era una ricorrenza religiosa che attirava a Spello una gran folla di pellegrini, soprattutto dal 1392, cioè da quando Bonifacio IX aveva concesso l’indulgenza a chiunque si fosse recato al San Claudio in quella data.
Albina tornò con la mente a qaffresco votivo raffigurante il protettore degli scalpellini. San Claudio, Spello.uel caldo giorno di fine agosto. Il bel giovane le si era avvicinato in chiesa, sorridendo, chiedendole il suo nome. Lei aveva risposto educatamente, pur cercando di mostrare un certo distacco, tuttavia un improvviso rossore le aveva trasformato il pallido volto, tradendo la sua reale emozione. Allora lui, che si trovava accanto al pilastro affrescato con la figura di san Claudio, con la punta di uno scalpello si era messo ad incidere delle lettere e dei numeri sull’intonaco affrescato. Quando più tardi Albina riuscì ad avvicinarsi alla misteriosa iscrizione, lesse con il cuore in gola: W ALBINA BELLA 1553.
Una cascata di brividi l’attraversò dalla testa ai piedi: quella dedica era proprio per lei  e Ruggiero l’aveva graffita, senza alcun ritegno, sulla tunica rossa del santo patrono degli scalpellini!
Da quel primo apprezzamento alla promessa d’amore il passo fu breve.
Trascorso poco più di un mese Ruggiero era di nuovo a Spello. Mentre era di ritorno da Assisi, dove era andato per pregare sulla tomba di Francesco, il 9 di ottobre il giovane innamorato si era fermato al santuario di San Claudio con l’intenzione di lasciare ad Albina un nuovo messaggio criptato. Questa volta, sulla stessa veste rossa del martire cristiano, Ruggiero lasciò la sua firma seguita dalla data e da misteriose lettere che Albina riuscì facilmente ad interpretare. “Adì 9 de octobre 1553 Ruggiero B da Canara f. s. s. semper“. La sigla  f. s. s. semper stava per  fedele Suo Servitore sempre, quanto alla B maiuscola, tagliata trasversalmente da un’asta, non poteva che rappresentare l’abbreviazione di Bello.

Albina tornò al presente. A quella mattina dell’8 novembre in cui tutti erano impegnati ad allestire la grande fiera del bestiame che avrebbe attratto a Spello migliaia di compratori. la ragazza era entrata in chiesa prima che giungesse la folla dei fedeli, per lasciare un nuovo messaggio a Ruggiero senza essere vista. Era molto emozionata e il cuore le batteva forte. Se ne stava in piedi di fronte alla figura di San Claudio, con lo sguardo fisso sul messaggio che le prometteva fedele ed eterno amore.

"9 ottobre 1553 ruggiero B da canara f.s.s. semper

Graffito: “9 ottobre 1553 Ruggiero B da Canara f.s.s. semper

Cominciò ad osservare la figura affrescata nei minimi particolari. La tunica rossa del santo era ricoperta da tanti graffiti, ma al martire non sembrava importasse, anzi le sembrò che le sorridesse con complicità. Un copricapo verde scendeva intorno al collo del santo, incorniciandone l’ovale e gli occhi dello stesso colore. Che fosse il protettore di muratori e scalpellini non vi era alcun dubbio, il martello e la squadra che reggeva in mano parlavano chiaro!
Albina notò che ai piedi del martire c’era affrescata una piccola figura genuflessa. “Certamente è stato lui a volere questo dipinto” pensò la giovane. E infatti alla base dell’opera si leggevano chiaramente il nome e la data di colui che circa un secolo prima, aveva ordinato all’artista di realizzare l’affresco votivo: “Antonio Antonelli fecit fieri 1482
La fanciulla alzò nuovamente lo sguardo e guardando bene all’interno della squadra notò che vi era graffita una frase, incisa con grafia ordinata e regolare su due righe sovrapposte. Albina cominciò a leggere: “Zuann di Melozzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 di maggio 1492

Sulla squadra era scritto: Zuano da Melouzzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 de magio 1492i

Si legge sulla squadra : “Zuano da Melouzzo da Forlì venne in questa chiesa il dì 21 de magio 1492″

Si ricordò allora di quando suo nonno le aveva raccontato che quella era la firma di un certo Zuann, così chiamato perchè nella città del nord da cui proveniva, così veniva pronunciato il nome di Giovanni. Sempre dal nonno aveva sentito dire che nell’anno 1492 quel pittore era passato da Spello mentre era diretto a Loreto con il suo maestro, il grande Melozzo da Forlì!
Albina cercò di immaginare il pittore Giuann, detto Zuann, che partito da Forlì e diretto a Loreto al seguito del suo maestro, si era fermato a Spello presso il santuario di San Claudio, patrono della sua arte, forse per ricevere l’indulgenza o magari solo per lasciare ai posteri traccia scritta del suo passaggio.

Le piaceva fantasticare, ma ora non c’era più tempo da perdere: anche lei quel giorno doveva lasciare traccia del suo passaggio, con un messaggio segreto indirizzato a Ruggiero, e doveva farlo prima che la chiesa si riempisse di devoti e pellegrini.
Era il giorno delle fiera delle fantelle, data propizia per gli incontri d’amore, ora spettava a lei la prossima mossa.
C’era tuttavia un piccolo problema: tra tutti quei graffiti che ricoprivano le pareti, come avrebbe fatto Ruggiero a riconoscere il suo?
Albina girò intorno ad uno dei pilastri che sosteneva la volta del santuario. Sul lato che guardava verso l’uscita notò un’altra immagine del martire, anch’essa completamente ricoperta da graffiti.
Date, nomi, simboli, persino autoritratti. “Che buffo il pellegrino con il cappello a larga tesa – pensò Albina con un sorriso – questo autoritratto deve averlo inciso qualcuno che non sapeva scrivere.”

sull'intonaco è graffita la sigla: RU RO B, Ruggiero il Bello

sull’intonaco è graffita la sigla: RU RO B, Ruggiero il Bello

Continuò a guardarsi intorno, in cerca di uno spazio libero sull’intonaco già graffiato da tanti pellegrini. Scrutò ogni affresco in cerca di un angolo adatto ad ospitare un messaggio d’amore.
A un tratto, alzando lo sguardo verso l’immagine della Madonna col bambino affrescata sul lato destro del presbiterio, prese la sua decisione.
Molte giovani spellane si rivolgevano a quell’icona miracolosa per chiedere a Maria la grazia di sposarsi e metter su famiglia.
Il dipinto era tuttavia troppo in alto perché Albina lo potesse raggiungere. Così la ragazza accostò una panca al muro e rapidamente vi salì sopra, stando ben attenta a non essere vista.
Quando fu di fronte al volto della Madonna, la guardò negli occhi e così pregò sotto voce: “Madre di Gesù, fa che oggi Ruggiero mi chieda di sposarlo, fa che presto noi due possiamo avere figli sani e belli.”
Quindi la fantella prese il lungo chiodo arrugginito che previdentemente si era portata da casa e cominciò a graffiare l’intonaco sulla veste color verde di Maria, scrivendo a caratteri cubitali due sole lettere, la R e la U.
Poi, temendo che il messaggio non fosse ancora abbastanza chiaro, aggiunse altre due lettere, la R e la O.
Chissà se Ruggiero avrebbe capito che si trattava dell’inizio e della fine del suo nome di battesimo?
“Meglio aggiungere anche una grande B”, pensò la ragazza.
E per essere più sicura che il messaggio risultasse visibile e comprensibile, incise anche un taglio sulla lettera B, riproducendo esattamente quell’asta trasversale che caratterizzava la firma del suo amato.
Scese giù dalla panca e soddisfatta si avviò verso l’uscita, per osservare da lontano il suo capolavoro.
R U R O   B ovvero Ruggiero il Bello.
I caratteri incisi erano talmente grandi che era impossibile non notarli.
Quel giorno, ne era sicura, Ruggiero avrebbe chiesto la sua mano.

testo e foto di Antonella Bazzoli – 25 settembre 2008 (aggiornato 8/8/18)

 

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