Le misteriose iscrizioni del Tempio Sant’Angelo

set 12th, 2018 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Ritratto, Scoperte di Evus

Avete mai notato delle misteriose iscrizioni incise a lettere greche su alcuni dei capitelli del Tempio Sant’Angelo ?
Mi riferisco all’edificio a pianta centrale che si erge sulla cima di un colle a nord di Perugia, raggiungibile percorrendo una ripida strada del centro storico costellata da monasteri, oratori e botteghe medievali. Un tempo la via veniva chiamata Lungara, ma poi fu rinominata corso Garibaldi. Si tratta di una strada molto importante poiché il suo tracciato coincideva un tempo con l’antica via Amerina.
Nei pressi del cassero di Porta Sant’Angelo, la porta settentrionale della cinta muraria medievale, si trova questa meravigliosa chiesa tonda di età paleocristiana. Da un punto di vista architettonico è considerata tra le più belle chiese altomedievali d’Italia per via del suo peristilio anulare, formato da otto coppie di colonne di età romana, recuperate e riassemblate intorno al VII secolo in modo da formare un colonnato circolare che divide l’ambiente in due spazi concentrici: un vano interno e un deambulatorio esterno. Ed è proprio in corrispondenza delle sole due coppie di colonne, disposte  a nord e a sud del peristilio che si possono notare delle enigmatiche sigle a lettere greche incise nel marmo bianco dei capitelli e ripassate con vernice nera.

Il primo a tentare di decifrare il significato delle misteriose iscrizioni fu nel 1792 l’erudito Baldassarre Orsini, il quale ipotizzò che le sigle potessero indicare il nome dell’artefice che aveva realizzato i capitelli [1]. Interpretate successivamente come firme di artigiani di origine orientale, o anche come marchi di fabbrica di una squadra di scalpellini che avrebbero realizzato i capitelli in età tardo adrianea [2], le sigle rappresentano in realtà, a parere di chi scrive, iscrizioni cristiane dal contenuto escatologico di salvezza, databili verosimilmente al periodo altomedievale.

Analizzando tali iscrizioni possiamo provare a svelare risvolti inediti di quel periodo storico ancora poco conosciuto che in età paleocristiana vide Perugia sotto l’egida dell’Impero Romano d’Oriente, amministrata da un dux perusinorum.

Che le sigle non siano firme di artigiani lo sostiene anche un recente contributo di Stefano Borghini, il quale giustamente evidenzia come la presenza di caratteri rubricati (le incisioni nella pietra vennero in seguito ripassate con colore nero) farebbe  escludere che le iscrizioni siano «sigle di cantiere degli scalpellini, perché in tal caso non sarebbe stato necessario (e forse anche deprecabile) ripassare i monogrammi a vernice per evidenziarli»[3].

I risultati della mia indagine epigrafica (pubblicata sul Bollettino di Storia Patria per l’Umbria e consultabile al link qui sotto) provano che le epigrafi rappresentano nomina sacra, riferibili alla persona di Cristo, e che tali lettere nascondono messaggi escatologici di salvezza riservati verosimilmente a pochi iniziati.
L’analisi dei singoli caratteri alfabetici e la loro collocazione tutt’altro che casuale all’interno della geometria sacra del tempio, ha inoltre rivelato l’esistenza di interessanti significati simbolici, che ho tentato di decodificare grazie all’uso di antiche scienze dei numeri, quali la psefia e l’isopsefia.

La realizzazione del peristilio anulare (costruito come è noto attraverso il reimpiego di colonne, basi e capitelli già appartenuti ad edifici preesistenti), così come la realizzazione della chiesa a pianta circolare impostata su croce greca, risalirebbero al VII secolo – come suggerisce la critica più recente[4] –  dal momento che è questo il periodo in cui Perugia, posta strategicamente lungo il territorio del cosiddetto “corridoio bizantino”, si caratterizzò come ducato autonomo guidato da un  Magister Militum , titolo riservato a quei generali dell’esercito imperiale che in qualità di alti dignitari della corte d’Oriente risiedevano nei ducati bizantini. Questi comandanti di guarnigione avevano al proprio seguito soldati giunti da Oriente con le proprie famiglie che ovviamente parlavano la lingua greca.
Dalla mia indagine epigrafica emerge che le iscrizioni a lettere greche si legherebbero alla presenza di questa comunità militare di provenienza greco orientale nella Perugia del VI, VII e VIII secolo.

Non meno interessante è l’ipotesi che il luogo di culto, voluto, edificato e frequentato da tale gruppo parlante greco, sia stato intitolato all’Arcangelo Michele in virtù delle sue prerogative di condottiero degli eserciti celesti e di protettore in battaglia dell’esercito imperiale d’Oriente, nonché per il suo ruolo fondamentale nel momento del trapasso, come psicagogo (accompagnatore delle anime) e psicopompo (pesatore delle anime).

Antonella Bazzoli – 24 Aprile 2013 – aggiornato il 4 maggio2017

Per approfondimenti:

A. Bazzoli, VERA DEUM FACIES. A proposito delle iscrizioni del Tempio di Sant’Angelo in Perugia, in «Bollettino della Deputazione di storia patria per l’Umbria», CIX (2012), fasc. I -II, pp. 463-500.


[1] «Quattro di questi capitelli hanno buone forme greche e nell’abaco ci sono lettere scolpite in due fronti (…) A me sembra che possano indicare il nome dell’artefice» scriveva l’erudito nella sua Dissertazione sull’antico Tempio di Sant’Angelo. Orsini 1792, pp. 33-39

[2] L. Cenciaioli, I capitelli romani di Perugia, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia», volume XV, nuova serie volume I, Perugia, 1977/78.

[3] S. Borghini, Uso e caratteristiche del reimpiego nella chiesa di Sant’Angelo a Perugia: gli spolia come criterio ordinatore dello spazio architettonico, in Il reimpiego in architettura. Recupero, trasformazione, uso, a cura di J. F. Bernard, P. Bernardi e D. Esposito, Roma, Ecole Française de Rome, 2009 (Collection de l’Ecole Française de Rome, 418), p. 296.

[4] D. Scortecci, Riflessioni sulla cronologia del tempio perugino di San Michele Arcangelo, in «Rivista di Archeologia Cristiana», lxvii (1991), 2, pp. 405-428.


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