Carri da parata per i principi guerrieri

ago 8th, 2016 | scritto da | inserito in Antiquae gentes, Ritratto

La dea alata, forse l’etrusca Turan corrispondente alla greca Afrodite, reca in mano una colomba, simbolo di fedeltà e amore

In origine l’antica città di Perugia fu abitata dagli Umbri Sarsinati, e solo in seguito  divenne città etrusca.  E’ quanto tramanda Servio nel suo commento al IX Libro dell’Eneide.
Un’ulteriore conferma in tal senso proviene da Plinio, secondo il quale gli Etruschi avrebbero conquistato trecento città appartenute agli Umbri, popolazione italica il cui vasto territorio si estendeva da Otricoli fino al mare Adriatico (Naturalis Historia III, 113).
A Perugia non risultano ritrovamenti archeologici significativi della cosiddetta “età orientalizzante”, ovvero di quel periodo storico che si fa risalire al VII secolo a.C. e che, per quanto riguarda la civiltà etrusca, segna il passaggio dall’età villanoviana a quella arcaica.
Del periodo villanoviano vi sono invece interessanti testimonianze risalenti al IX secolo a.C., provenienti dalle vicine aree di Cetona e di Chiusi. Dall’analisi delle tombe di questo periodo, gli archeologici hanno potuto stabilire che i primi villaggi dell’Etruria interna erano organizzati con una struttura sociale di tipo egualitario, dove il rito funerario più comune era quello incineratorio e dove molte tombe, dalla tipica struttura a pozzetto, erano di fattura piuttosto semplice, caratterizzate da scarsi arredi funerari.

Fu solo nel corso dell’VIII secolo a. C. che alcune famiglie – essendosi nel frattempo arricchite ed essendo diventate più potenti rispetto al resto della popolazione – cominciarono ad aprirsi ai contatti esterni e, in certi casi, anche a controllare territori più vasti.
Così, seppur lentamente, andò formandosi una nuova aristocrazia guerriera che ben presto abbandonò la sepoltura tradizionale della “tomba a pozzetto”, prediligendo la tipologia funeraria della “tomba a camera”, più rispondente alle esigenze della nuova classe emergente dei cosiddetti “principi guerrieri”.

Il rilievo rappresenta una Gorgone, seduta con le gambe divaricate e affiancata da due leoni

particolare del rivestimento di un carro da parata, realizzato con tecnica a sbalzo

Tracce  della loro presenza nel territorio dell’Etruria interna sono attestate anche intorno a Perugia.
Si tratta di ritrovamenti di età arcaica (VI secolo a.C.) che testimoniano un rapporto di stretta dipendenza culturale tra Perugia e l’Etruria settentrionale, con particolare riferimento alle città di Chiusi  e Cortona.
Lungo la strada che conduce verso il territorio chiusino, percorso che in età romana verrà ricalcato dalla via Amerina – sorgeva infatti uno dei maggiori insediamenti etruschi arcaici, del quale restano oggi alcuni resti di una tomba principesca rinvenuta alle porte di Perugia, nella zona di Castel San Mariano.

Scoperta nel 1812, la tomba conteneva tre carri di cui rimangono oggi solo alcuni frammenti (conservati nel Museo Archeologico di Perugia e presso l’Antiquarium di Corciano) che hanno reso possibile la ricostruzione dei veicoli utilizzati dai principi etruschi. Frammenti di lamine bronzee di rivestimento, resti di cerchioni di ruote e di finimenti per il tiro, evidenziano con le loro decorazioni come questi antichi mezzi di trasporto avessero anche un significato simbolico in quanto attributi regali, oltre ad un utilizzo funzionale legato alla mobilità del principe in caso di guerra e alla necessità di spostarsi per tenere sotto controllo i possedimenti fondiari.
I resti di alcuni rivestimenti bronzei di un carro da parata conservano alcuni dettagli di scene mitologiche, realizzate con tecnica a sbalzo, che sembrano far riferimento al viaggio trionfale del defunto nell’aldilà.
Due dei tre carri rinvenuti nella tomba perugina fungevano da veicolo da parata (carpentum), aperto sul davanti e con due sole ruote, realizzato per ospitare un solo sedile posteriore riservato al principe.
Il terzo carro della tomba di Castel San Mariano è invece un veicolo legato verosimilmente alla funzione materna femminile nell’ambito della società etrusca. Il carro era caratterizzato da sponde curvilinee e da rivestimenti bronzei cesellati con raffinato gusto per il dettaglio.
Decorazioni volte ad esprimere il carattere elitario e cerimoniale del calesse, molto probabilmente utilizzato anche per cerimonie nuziali.

I tre carri appartennero sicuramente ad uno dei grandi nuclei gentilizi che controllavano il territorio etrusco che si estendeva tra Perugia e Chiusi. Il corredo funerario rinvenuto nella tomba principesca di castel San Mariano è molto ricco e conferma l’elevato stato sociale dei nuovi principes e dalle loro gentes, nonché il potere che queste famiglie aristocratiche mantennero nell’Etruria interna fino a circa la seconda metà del VI sec. a.C.

di Antonella Bazzoli – 18 agosto 2011 (aggiornato 8/8/ 2016)

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