Febbraio, mese del latte materno

gen 10th, 2020 | scritto da | inserito in Asherah, Ritratto

Particolare del seno di Sant’Agata. Chiesa di  Sant’Agostino a Montefalco .

Da sempre associato ai concetti di purificazione e di espiazione, il mese di Febbraio veniva considerato nell’antica Roma un periodo di transizione, una fase di passaggio utile a prepararsi all’ormai imminente risveglio della natura, quasi un intervallo di tempo in vista del graduale ritorno della luce e della primavera.
Febbraio è infatti il periodo dell’anno solare che segna il passaggio dal buio alla luce.  Il 2 di febbraio, festa della Candelora, rappresenta il punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’ equinozio di primavera.
Per questo suo aspetto il mese di Febbraio è stato sempre collegato a riti di purificazione. La stessa origine del suo nome, che deriva dal latino februa, si riconnette ai cosiddetti piamina, termine con cui Ovidio indicava i mezzi di espiazione necessari alla purificazione.
Ma c’è dell’altro. Fino a tutto il secolo scorso, specie negli ambienti agropastorali, Febbraio era ritenuto il periodo ideale per ricorrere alle virtù terapeutiche di acque ritenute curative e miracolose. Acque che venivano fatte bere in particolare alle puerpere, per assicurarsi la calata del latte materno, alimento indispensabile alla sopravvivenza dei nuovi nati.

Il diffusissimo culto medievale per le cosiddette Madonne del Latte così come il culto per le varie sante galattofore (termine che significa letteralmente “portatrici di latte”) è attestato quasi sempre in prossimità di grotte sacre o di sorgenti terapeutiche, frequentate da donne che credevano in tal modo di assicurarsi latte a sufficienza per sfamare i propri figli.

Tra le più famose sante galattofore conosciute nell’Europa cristiana, troviamo la santa irlandese Brigida, mentre dalla Sicilia proviene la martire Agata, il cui culto si diffuse a macchia d’olio nel corso del medioevo.
Vi sono varie figure di sante galattofore, venerate soprattutto in ambiti locali. Per quanto riguarda il centro Italia, ad esempio, troviamo santa Scolastica, sorella di San Benedetto, e l’ eremita Romana il cui culto si lega alla figura di San Silvestro e ad una grotta sul monte Soratte.
Tutte queste figure di sante e beate, protettrici dei neonati e del latte materno, vengono ancora oggi venerate a Febbraio.
Le vicende agiografiche di Santa Brigida e Sant’Agata si rivelano particolarmente ricche di dettagli, permettendoci di comprendere l’importanza del culto medievale per le sante galattofore, a cui si associano peraltro credenze e rituali che ancora oggi risultano praticati in alcune regioni d’Italia.

Particolare della Madonna del Latte proveniente dall'abbazia di Sant'Emiliano in Congiuntoli. Pinacoteca Molajoli di Fabriano.

Particolare della Madonna del Latte, affresco proveniente dall’abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli. Pinacoteca Molajoli di Fabriano.

Santa Brigida, ad esempio, viene ancora oggi festeggiata in Europa il primo giorno di febbraio.
Popolare soprattutto nei paesi del nord, la badessa originaria di Kildare visse in Irlanda proseguendo l’azione evangelizzatrice di San Patrizio.
Si narra che un giorno, nel monastero da lei fondato, giunsero in visita numerosi vescovi. Per l’occasione Brigida munse la sua unica mucca per offrire del latte fresco ai suoi ospiti. Miracolosamente la badessa avrebbe raccolto il triplo del latte che la mucca in un solo giorno poteva darle e fu così che da allora la badessa divenne la protettrice dei lattai, delle puerpere e del bestiame.
La santa morì il 1 febbraio del 525. Data significativa e non certo casuale se si pensa che essa segna il punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera. In questo magico giorno invernale, che segna il culmine della stagione fredda e che nel calendario agreste veniva associato al tempo della lattazione delle pecore, già gli antichi Celti erano soliti celebrare Imbolc e la dea Brigit.
E’ evidente che gli arcaici culti pagani finirono per essere assorbiti dal nuovo culto cristiano. Non ci fu neanche bisogno di cambiare il nome dell’antica dea: Brigit divenne Brigida e, attraverso un tipico processo sincretico, il nuovo culto per la santa badessa irlandese assorbì e fece proprie le antiche credenze di origine celtica.
Persino gli arcaici rituali legati alle sorgenti da sempre sacre alla dea Brigid, sopravvissero alla sovrapposizione cultuale: non solo alle puerpere, ma anche alle greggi condotte presso le fonti sacre, la santa irlandese  continuò ad assicurare latte in abbondanza.
Le devote di fede cristiana, dopo essersi lavate mani e piedi nelle acque terapeutiche delle sorgenti sacre, continuarono nei secoli a venire a strapparsi pezzi di stoffa dai propri vestiti, legandoli all’albero più vicino e danzandovi intorno, proprio come prevedeva il preesistente rituale pagano. Le devote credevano in tal modo di poter allontanare ogni malattia dai propri corpi.

La santa galattofora più venerata in Italia è invece la siciliana Agata, anche lei festeggiata a Febbraio, nel giorno del suo martirio. Considerata una santa dalle virtù taumaturgiche, Agata viene ancora oggi invocata come Brigida a protezione del bestiame, delle balie e delle nutrici. Dopo la sua morte, avvenuta a Catania il 5 febbraio del 251, il suo culto si diffuse capillarmente in tutta l’Europa cristiana.

Madonna dell'umiltà di Francescuccio di Cecco Ghissi 1359. Pinacoteca Molajoli di Fabriano

Madonna dell’Umiltà di Francescuccio di Cecco Ghissi, 1359. Pinacoteca Molajoli di Fabriano

Madonna dell'umiltà di Allegretti Nuzi. Pinacoteca di San Severino Marche.

Madonna dell’Umiltà di Allegretto Nuzi. Pinacoteca di San Severino Marche.

Di lei sappiamo che all’età di vent’anni già possedeva una vastissima cultura che le permise di diventare diaconessa. Erano quelli i primi secoli di un cristianesimo che consentiva ancora alle donne di ricoprire incarichi, anche prestigiosi, all’interno del clero. Ma la Chiesa, forse per timore di dare troppo potere alle donne, scelse nei secoli che seguirono di cambiare rotta e di impedire alle donne di rivestire cariche ecclesiastiche.
Agata si occupava in particolare di catechesi, preparando i nuovi adepti al sacramento del battesimo. Ma la sua carriera sacerdotale fu presto stroncata dal proconsole Quinziano il quale, invaghitosi della giovane, le ordinò di ripudiare la propria fede.
La leggenda agiografica tramanda che, di fronte al fermo rifiuto di Agata, Quinziano l’avrebbe inviata presso Afrodisia, una cortigiana dedita alla prostituzione sacra, che invano a sua volta avrebbe tentato di corrompere la diaconessa. Persa ogni speranza, Quinziano avrebbe quindi fatto arrestare e torturare Agata, amputandole il seno e sottoponendola al supplizio dei carboni ardenti.
Ecco perché molte delle immagini pittoriche che rappresentano questa santa galattofora, evidenziano come attributo i suoi seni recisi, offerti dalla martire siciliana su di una patena.

Antonella Bazzoli - 4 febbraio 2010 ( aggiornato 31 gennaio 2018)

Da leggere:
“Agenda Medievale 2010 Il tempo delle donne” di A. Antonelli e A. Bazzoli. Edimond 2009

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