Il giallo del sepolcro di Brienne. Una scultura di Federico II ad Assisi?

mar 28th, 2019 | scritto da | inserito in la Croce e la Spada, Scoperte di Evus, Simbolica-mente, Zoom

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Un imponente monumento sepolcrale, noto come «sepolcro di Giovanni di Brienne», si trova ad Assisi nella chiesa inferiore della basilica di San Francesco.

Ritenuto da alcuni la tomba di un membro della dinastia dei Brienne (i più propendono per Giovanni di Brienne), il sepolcro sembrerebbe invece derivare dalla ricomposizione di uno o più tombe, tra cui forse un cenotafio eretto in memoria della figlia di Giovanni: la regina di Gerusalemme Isabella di Brienne
La giovane, proveniente dalla Siria, nel novembre del 1225 si unì in matrimonio a Brindisi con l’imperatore Federico II . Si trattò di nozze architettate dalla ragion di stato nell’ambito della politica delle crociate, un’unione caldeggiata soprattutto dal pontefice il quale sperava in tal modo di riconquistare più facilmente Gerusalemme.
Attraverso quest’ unione matrimoniale Federico II otteneva infatti il titolo di re di Gerusalemme e si impegnava a partire per la VI crociata, dove  il 17 marzo del 1229 avrebbe riconquistato la Città Santa, solo attraverso la diplomazia e  senza alcuno spargimento di sangue!
La regina Isabella morì purtroppo tre anni dopo le nozze, a soli sedici anni nel 1228, pochi giorni dopo aver dato alla luce l’erede imperiale Corrado IV.
Il ritratto della giovane imperatrice potrebbe essere quello della figura che giace defunta sul letto funebre, dietro le cortine sollevate da due angeli.

La sua veste, corta sopra le caviglie e con i piedi bene in vista, in realtà farebbe pensare più ad un re che ad una regina, ma osservando attentamente i tratti del volto del personaggio defunto, ci si accorge che si tratta invece di una donna! Fu Pietro Scarpellini a notare che la veste della regina, in origine più lunga, fu successivamente accorciata dalle ginocchia in giù, come evidenziano i segni di una rozza e affrettata scalpellatura.

Dalla vicenda critica del monumento emerge tuttavia una situazione estremamente confusa, e per certi versi contraddittoria. Un vero e proprio rebus, come scriveva nei suoi commenti agli scritti di Fra Ludovico da Pietralunga lo studioso umbro Pietro Scalpellini, il quale definì il sepolcro di Assisi “uno dei complessi artistici più misteriosi dell’intera basilica … davvero eccezionale, diverso da tutti gli altri, quasi un unicum in tutta l’arte gotica“.

Un vero giallo, insomma, attraversa la vicenda costruttiva del cosiddetto “sepolcro di Giovanni di Brienne”.
Smontaggi e manomissioni, depistaggi e spostamenti rispetto alla collocazione originaria dell’opera, avrebbero avuto luogo nel corso dei secoli, rendendo oggi estremamente difficile ricostruire la vera storia del monumento e degli elementi scultorei che ne fanno parte.
Tanta confusione ha portato inevitabilmente a varie ipotesi da parte degli studiosi del monumento, alcuni dei quali hanno attribuito la committenza ad un discendente della dinastia dei Brienne, da Maria di Brienne a Philippe de Courtney, fino ad arrivare a Gualtieri VI di Brienne, duca d’Atene…

Nell’indagine da me svolta nel corso di questi ultimi anni, ho cercato di ricostruire la storia del monumento a partire da un dettaglio scultoreo che ha particolarmente colpito la mia attenzione: l’enigmatica figura del sovrano siede con le gambe accavallate in un’insolita postura… Indubbiamente si tratta di un re, ma non può essere a mio avviso Giovanni di Brienne, morto in età molto avanzata a Costantinopoli!

Stemma del re Giovanni di Brienne

L’analisi iconografica del monumento, lo studio comparato delle fonti più antiche e l’analisi della complessa vicenda critica, mi hanno portata alla conclusione che la figura del sovrano seduto con la gamba sinistra accavallata sulla destra rappresenti l’imperatore Federico II, seduto alla maniera del biblico Re Davide!
La mia ipotesi è che nella chiesa inferiore di San Francesco vi sia un ritratto dell’imperatore svevo, raffigurato come un novus David, il re voluto da Dio per essere il custode della cristianità, il garante della pace e della giustizia. Una visione del sovrano come rex et sacerdos che rientra perfettamente in quella concezione medievale che, da Carlo Magno in poi, vedeva gli imperatori identificarsi con il re d’Israele prescelto e “unto” da Dio.
A supporto di questa mia lettura iconografica ho trovato naturalmente confronti e prove documentarie.
Credo inoltre di poter dimostrare in quale luogo originariamente fosse collocata la scultura a figura intera che ritrae l’imperatore svevo,  prima di venire smontata, spostata, e poi di nuovo rimontata in maniera inorganica, per essere collocata laddove ancora oggi la vediamo, in fondo alla navata della chiesa inferiore.

I risultati scientifici della mia indagine storica e iconografica sono già stati presentati pubblicamente ad Assisi il 3 novembre u.s., nel corso del convegno dal titolo “Francesco, Federico II e Frate Elia. Spiritualità, cultura e alchimia“, organizzato da EVUS (Eventi per la Valorizzazione dell’Umbria Storica) con il patrocinio del Comune di Assisi.

Oltre agli atti del convegno, già registrati, seguirà a breve la pubblicazione scientifica di questa mia sorprendente scoperta.

Nel frattempo, il  29 giugno, nel corso di un interessantissimo convegno dal titolo “Il generalato di Frate Elia da Cortona. Le premesse (1221-1232)”, organizzato dal “Centro Studi Frate Elia da Cortona”, parlerò dei risultati della mia indagine insieme al professore Attilio Bartoli Langeli, presentando a Cortona la relazione dal titolo: “Federico II nella chiesa inferiore di S.Francesco ad Assisi”.

Antonella Bazzoli,  7 novembre 2018 – aggiornato 22 giugno 2019

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