Al carnevale di Teana

feb 11th, 2018 | scritto da | inserito in Antiquae gentes

Carnevale e Quaremma ovvero gli Sposi di TeanaIl Carnevale di Teana si svolge ogni anno, in Basilicata, l’ultima domenica di carnevale.
Il corteo comincia a sfilare per le vie del paese alle 10 di mattina circa, nel bosco vicino al paese. Un gruppo di brutti ceffi appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni”: uomini e donne vestiti con calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate, giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto.
Tra questi mi vengono presentati: U Pezzente, Quaremmma e Carnevale. Il primo porta una sacca di juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la scarsa propensione di lui a provvedere agli impegni familiari e a sfamare i sette figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e scellerata è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce, selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi. E’ l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del paese, accompagnato da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.
Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba… magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un’ offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.
La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale, con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile.
L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine. Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in una giornata in cui è concesso scherzare su tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.
“Il pianto di Quaremma e figlie si rifa in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne” spiega Rosa Santini, responsabile della Pro Loco.
Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.
Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età.
Un Carabiniere mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se la fa ogni anno poi lo riconoscono.
La serata si conclude con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio, uova, patate), due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana. La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta.

Una volta giunti a Teana, non perdetevi l’occasione di visitare il Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti.
Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.

E per chi volesse vedere il video

testo e foto di Giuseppe Cosenza - febbraio 2009
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