In pellegrinaggio al santuario dell’Angelo

set 12th, 2018 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Racconti di Evus, Rivelazioni

Era appena suonata l’ora sesta quando Bernardo e Artemio giunsero a Porta Trasimena, l’entrata occidentale delle mura etrusche di Perugia.
I due pellegrini cominciarono a salire lungo il ripido decumano che conduceva alla platea magna. Dopo una breve sosta nella cattedrale di San Lorenzo, i due piegarono verso nord, in direzione di Porta Pulchra: la loro meta ultima era l’antico tempio  dedicato al Sant’Angelo, un santuario bizantino a pianta circolare, edificato da abili scalpellini intorno al VII secolo. Usciti dalla porta settentrionale di Perugia i due compagni di viaggio imboccarono la via Lungara, tra  un susseguirsi di botteghe artigiane, monasteri e ospedali per pellegrini.

Giunti in prossimità del tempio, si fece loro incontro un cantastorie che cominciò a narrare le avventure del prode Orlando. Secondo il suo fantasioso racconto l’eroe sarebbe arrivato fino a Perugia per soccorrere il suo amico Olivieri, fatto prigioniero da un tiranno locale.
pellegrini medievali - foto A.Bazzoli
“Vedete la forma tonda del tempio?  – domandò il cantastorie a Bernardo, indicando la chiesa intitolata all’arcangelo Michele – Non sembra forse la tenda di Orlando, che qui giunse per liberare l’amico imprigionato?”. Secondo la leggenda, infatti, il prode Orlando si sarebbe accampato con la tenda sulla cima del colle a settentrione della città, esattamente nel luogo della chiesa dell’arcangelo Michele, non a caso chiamata padiglione d’Orlando.

Bernardo e Artemio ammirarono l’architettura dell’edificio tondo, sovrastato da un alto tamburo centrale.
La copertura a tenda ricordava in effetti la forma di un padiglione, ma i due pellegrini sapevano che si trattava di una leggenda.
“In realtà la chiesa fu eretta per volere di un comandante di guarnigione dell’esercito bizantino – spiegò il vecchio Bernardo al giovane Artemio – e fu intitolata all’arcangelo guerriero, il cui culto era praticato dai soldati delle truppe d’Oriente, soldati che parlavano greco e che in queste terre erano stati inviati per combattere contro i Goti e poi, in seguito, contro i Longobardi”.

I due pellegrini si avvicinarono al tempio: quattro cappelle esterne formavano simbolicamente una croce greca perfettamente orientata lungo i punti cardinali.
Entrando nel santuario dalla porta che si apriva a sudovest, i due attraversarono la navata circolare e si trovarono all’interno del peristilio formato da sedici colonne di spoglio, provenienti da edifici di età romana e sovrastate da splendidi capitelli corinzi. Rimasero colpiti dai giochi di luce che il sole creava sui marmi di quei sostegni che, abbinati a due a due per stile e dimensioni, creavano coppie di granito grigio, marmo greco, nero venato e cipollino. Disposte a raggiera attorno al vano centrale, le otto coppie di colonne dividevano l’ambiente in due spazi circolari concentrici.
La luce penetrava dall’alto attraverso le dodici finestre ad arco che si aprivano nel tamburo centrale: dodici aperture divise in quattro gruppi da tre e orientate verso i quattro punti cardinali: un simbolismo che richiamava senza ombra di dubbio la descrizione della Gerusalemme Celeste nel libro dell’Apocalisse!

Con lo sguardo rivolto ad Oriente, verso il lontano Santo Sepolcro di Gerusalemme, i pellegrini attraversarono il deambulatorio circolare.
Sul pavimento c’erano molte lapidi sepolcrali. Una, in particolare, colpì la loro attenzione per via di una stella a cinque punte, iscritta in un cerchio. Bernardo, che aveva lavorato a lungo come scalpellino, conosceva quel simbolo alchemico e sapeva che già i seguaci di Pitagora lo avevano usato per esprimere l’armonia tra il corpo e l’anima. “E’ il pentacolo di Salomone – spiegò al suo giovane compagno di viaggio –  non solo ha il potere di allontanare ogni maleficio, ma le sue proporzioni armoniche contengono il segreto matematico della sezione aurea” .
Artemio domandò all’amico quale fosse il significato delle cinque punte e l’altro rispose: ” Il cinque è un numero sacro poiché aggiunge la quintessenza spirituale ai quattro elementi abituali. E’ il simbolo della magia di tutta la creazione. Vedi la punta del pentagramma rivolta in alto?  Ciò rappresenta la forza dello spirito che presiede sui quattro elementi, se invece la punta fosse rivolta in basso, rappresenterebbe la materia che nasconde lo spirito, e allora i quattro elementi non sarebbero più in armonia”.
Poi, alzando lo sguardo, Artemio notò delle iscrizioni a lettere greche incise su due capitelli di età romana proprio, di fronte alla cappella settentrionale. “Guarda Bernardo, riesci a leggere cosa c’è scritto lassù?”
L’altro lesse l’ epigrafe a voce alta: “Ηρω, sono lettere dell’alfabeto greco”.
Artemio gli fece osservare che nella colonna accanto vi era la stessa iscrizione: le lettere erano le stesse, ma con un andamento opposto, ed il carattere centrale, il rho, appariva retroverso come in uno specchio.  “ωρΗ – lesse ad alta voce Bernardo –  è molto strano: la stessa parola ma incisa in direzione opposta”.
I due continuarono a girare intorno al corridoio anulare per verificare se vi fossero altri simboli incisi nel marmo. Li trovarono solo in corrispondenza delle due colonne poste davanti alla cappella meridionale, e capirono allora che quelle iscrizioni, qualsiasi cosa avessero voluto significare, tracciavano all’interno della chiesa una sorta di asse ideale, da sud a nord, quasi a voler indicare una direzione, un percorso simbolico da attraversare.
Bernardo provò a leggere anche le sigle incise sui due capitelli a sud del peristilio: “ΗΛω.  Non so chi abbia inciso questi trigrammi, né che significato possano avere. Ma è certo che chi ha costruito il tempio era cosciente di cosa significassero, perchè la loro collocazione esattamente a nord e a sud del colonnato circolare, e solo in corrispondenza di due coppie di colonne che si fronteggiano, non  può essere casuale!”
I due contarono i trigrammi incisi a lettere greche: c’erano in tutto otto iscrizioni sui vari lati dei capitelli. “Credi che possano ricollegarsi a culti preesistenti di origine precristiana?” chiese Artemio all’amico. ” Credo piuttosto che possa trattarsi di abbreviazioni del termine Ηρωon, che in greco significa sepolcro – rispose Bernardo – e ciò mi fa pensare che forse queste colonne appartennero anticamente ad una tomba monumentale”.
“E se invece si trattasse di un’abbreviazione del termine greco Ηρω, che sta per eroe? – controbatté Artemio che pure aveva studiato il greco – in tal caso potrebbe essersi trattato di un culto italico per Ercole, poi soppiantato in età cristiana da quello per l’ arcangelo Michele”.
Eppure Bernardo non era del tutto convinto delle ipotesi avanzate dal suo giovane amico. Se Artemio avesse avuto ragione, perchè allora ripassare le lettere con vernice nera? Perchè sottolineare ed evidenziare la presenza di iscrizioni pagane in un tempio cristiano? E poi perchè l’architetto  avrebbe dovuto collocare le antiche colonne con le iscrizioni in greco solo a nord e a sud del peristilio anulare?” Improvvisamente Bernardo ebbe un’intuizione: “Ma certo! Come non pensarci prima? E’ come se le quattro colonne con i trigrammi incisi sui capitelli volessero indicarci un asse ideale, una via che passa tra due simbolici attraversamenti: la Porta degli Uomini e la Porta degli Dei. Sono questi i due passaggi che ogni uomo deve affrontare e che indicano un percorso alchemico, un attraversamento iniziatico, un passaggio strettamente legato al simbolismo solstiziale!”
Artemio accolse con entusiasmo l’intuizione del suo sapiente compagno di viaggio. C’era indubbiamente un’ energia salvifica in quel luogo sacro. Quelle misteriose epigrafi sembravano davvero indicare una via.
“Forse si tratta della nuova via che ci attende – disse all’amico più anziano – percorriamola insieme”.  I due compagni di viaggio attraversarono il vano centrale passando prima sotto l’arco meridionale, tra le due colonne che ospitavano le quattro epigrafi a lettere greche, per poi fermarsi a pregare con gli occhi al cielo sotto la cupola centrale, e continuare quindi, percorrendo l’asse ideale tra il solstizio d’estate e quello d’inverno, fino a raggiungere le due colonne che sostenevano l’arco a  a settentrione, ugualmente caratterizzate da quattro iscrizioni e perfettamente orientate verso nord, verso la Porta degli Dei.
I due amici ora avevano una certezza: l’arcangelo Michele, il principe degli eserciti celesti, lo psicopompo che accompagna le anime a Dio oltre la morte terrena, era presente e avrebbe fatto loro da guida, ispirandoli e accompagnandoli sulla nuova via da intraprendere.

di Antonella Bazzoli

28 maggio 2016


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