I Ceri di Ikuvium

mag 13th, 2019 | scritto da | inserito in Apocalypsis, Reportage, Uncategorized
Ikuvium

La città di Gubbio con la chiesa di Sant’Ubaldo sulla cima del Monte Ingino (foto A.Bazzoli)

La Corsa dei Ceri di Gubbio è uno dei più coinvolgenti e stupefacenti appuntamenti folklorici d’Italia. La festa si lega alla figura di Ubaldo Baldassini, il santo vescovo che nel 1151 difese la città di Gubbio dall’assedio di undici città riunite in una lega antieugubina.
Si narra che dopo aver fatto il giro delle mura per tre volte, recitando salmi ed orazioni insieme al popolo eugubino, sant’Ubaldo sia salito sulla cima del monte e da lì, con la sola forza della preghiera, sia riuscito a disperdere l’esercito nemico.
Secondo alcuni studiosi  la tradizionale festa dei Ceri di Gubbio sarebbe nata per ricordare ed onorare Sant’Ubaldo, morto tra il 15 e il 16 maggio del 1160. In realtà sappiamo che l’origine di questa festa è antecedente al 1160 e c’è persino chi ipotizza possa risalire ad età precristiana.
Tra i tanti contributi scientifici sulle origini della festa dei Ceri ve ne è uno piuttosto recente, frutto delle ricerche dello studioso Simone Sisani. Notando che il percorso seguito dai Ceri non è direttamente condizionato dalla presenza di edifici religiosi – il percorso esclude infatti sia l’antica cattedrale di Gubbio (che un tempo era dove oggi  sorge la chiesa di San Giovanni) sia l’ attuale duomo risalente al XII secolo – l’archeologo umbro ritiene che il rituale abbia origini precristiane.
A confermare le antiche origini della festa contribuisce anche il fatto che la corsa si concluda sulla cima del monte Ingino, area sacra sin dal periodo protostorico e anche successivamente in epoca romana. La sommità del colle sacro divenne infatti l’acropoli cittadina, a partire dal al V secolo a.C., con funzione simbolica sia civica che religiosa.
Forse anche le celebrazioni descritte nelle Tavole Iguvine si svolgevano nell’antica Ikuvium concludendo il percorso proprio sulla sommità dell’acropoli.

Le Tavole Eugubine all'interno del Palazzo dei Consoli a Gubbio

Le Tavole Eugubine all’interno del Palazzo dei Consoli a Gubbio

Il culto di Sant’ Ubaldo e la corsa dei Ceri potrebbero dunque aver assorbito e fatte proprie le caratteristiche di una cerimonia molto più antica, che prevedeva un percorso in salita verso l’acropoli cittadina.
L’attuale percorso urbano dei Ceri si snoda ripercorrendo quello che anticamente era il perimetro della cerchia muraria umbra della prima metà del II secolo a.C.: la partenza avviene nei pressi dell’arco di San Marziale, e le due soste hanno luogo, rispettivamente, presso la porta del Ponte Marmoreo la prima, e poco oltre la porta di San Giuliano la seconda.
La corsa avrebbe dunque uno stretto legame con l’antico percorso seguito dal rituale di purificazione – detto cerimonia “eiaculare” – che viene descritto nelle Tavole Iguvine.

Dall’antico testo scritto in dialetto umbro sappiamo che la prima parte del percorso urbano si svolgeva intorno alle mura ed era scandito da sacrifici animali svolti all’interno e all’esterno delle tre antiche porte: la Trebulana, la Tesenaca e la Veia.
Seguivano poi due sacrifici da realizzarsi fuori città, sulla cima dei due monti Ingino ed Ansciano. Qui dovevano trovarsi i due santuari, centri politici e sacrali di riferimento per il nucleo abitato di Gubbio.
Interessante è poi scoprire che il momento dell’anno in cui si tenevano questi antichi riti è indicato nelle Tavole dalla formula “ponne oui furfant“, che sta a significare:  “quando tosano le pecore“. Poiché sappiamo da Varrone che la tosatura degli ovini aveva luogo tra l’equinozio di primavera ed il solstizio d’estate (cioè tra la terza settimana di marzo e la terza di giugno)  è facile che la data della cerimonia sia stata a metà maggio, corrispondendo dunque alla data dell’attuale corsa dei Ceri.
L’apparato caratteristico della famosa festa del 15 maggio, costituito da tre macchine lignee, non è descritto nella cerimonia “piaculare” delle Tavole Iguvine. Il numero tre gioca tuttavia un ruolo fondamentale sia nella festa attuale che nell’antico percorso, scandito dai sacrifici in corrispondenza delle tre porte cittadine.

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