Un omaggio a Norcia e a Preci, a un anno dal terremoto

il campanile dell'abbazia di Sant'Eutizio a Preci
Il campanile sulla roccia. Sant’Eutizio a Preci

La sceneggiatura che segue è il frutto di una ricerca storica sull’arte della chirurgia nel medioevo e, in particolare, sulla tradizione oftalmica che si sviluppò tra Preci e Norcia, tradizione che veniva trasmessa da padre in figlio e che portò alla fama europea vari chirurghi itineranti, provenienti da borghi  delle valli e delle montagne spoletine.
Dopo aver riadattato il testo originale, ve lo ripropongo oggi, 26 ottobre 2017, in occasione del triste anniversario del terremoto che colpì questi luoghi un anno fa, augurandomi che presto possa essere di nuovo restaurata e resa fruibile la chiesa romanica di Sant’Eutizio, il cui  rosone fu distrutto dal crollo del cimitero soprastante.
Il testo teatrale che vi propongo vuol essere il mio modesto contributo alla rinascita di un territorio che merita di risorgere al più presto! Credo che ciò possa avvenire anche attraverso il recupero e la conservazione della preziosa e originale memoria architettonica, storica, artistica, religiosa e antropologica di questa terra.

Sia nel linguaggio usato, sia nella descrizione dell’intervento chirurgico, il testo fa riferimento a fonti e documenti storici relativi all’arte medievale della chirurgia e della fitoterapia, nonché a tradizioni e manufatti della Valnerina e della Valle Castoriana.

Scritto da Antonella Bazzoli,  interpretato dall’ attore Mirko Revoyera (nelle vesti del chirurgo), da Giulia Zeetti (nei panni di Angela) e da una giovanissima Laura Tronci (nelle vesti del monaco assistente) , lo spettacolo fu messo in scena per la prima volta nel 2001 all’interno dell’abbazia di Sant’Eutizio, nell’ambito della manifestazione “Storie di chiostri“, realizzata in collaborazione con l’Ufficio Turismo della Provincia di Perugia.

Chissà che prima o poi non si possa riallestire?
Buona lettura e buon divertimento!

Antonella Bazzoli, 26 ottobre 2017

Sceneggiatura teatrale 

Un intervento di cataratta nell’abbazia di Preci

Un chirurgo proveniente da Norcia ed un giovane monaco, suo assistente, fanno entrare nell’abbazia di Sant’Eutizio una donna bendata ad un occhio e la fanno sedere su una comoda sedia.

Monaco:   –   Ti aspettavamo figliuola. So che sei sposata a Biagio da Campi, ma non conosco il tuo nome…

Angela: – Sono Angela da Castrum Precum, padre

Monaco:  – Come la regola m’ impone mi prenderò cura di te e del tuo occhio malato. Da quanto tempo soffri di questa soffusione che ti rende orba?

Angela:  – Da sei mesi ho perduto la vista… credo sia stata una punizione divina

Monaco: – Guarda verso il cerusico figliola… brava, così, rivolta verso la luce. Punizione divina hai detto?

Angela: – Accadde il giorno in cui Pietro di Bernardo fece ritorno al Castello delle Preci, dopo tanti anni d’esilio, chi l’avrebbe mai immaginato!? Sognavo di sposare Pietro fin da bambina, ma lui se ne era andato dal castello in cerca di fortuna. Dopo anni e anni di attesa, certa ormai che il mio amato non avrebbe più fatto ritorno, acconsentii a maritarmi con Biagio di Campi. Non fu un matrimonio d’amore. Lo feci per dovere e per necessità…

Interviene il chirurgo:– Parlate pure madonna, se vi aggrada, vi distrarrà… intanto io scomincio l’intervento, ma non muovetevi per carità di Dio! … Per mantenere quieto l’occhio da trattare, adesso pongo della lana sull’occhio opposto e mi appresto a bendarlo…

La donna, tremante: – In effetti confessare la mia colpa mi aiuta a non pensare all’intervento… Sono terrorizzata… Ascoltatemi padre e ditemi se non fu peccato quello che commisi! Quando sei mesi fa mi recai alla fonte per riempire i vasi e le brocche, vidi apparire davanti ai miei occhi il mio amato Pietro… credetti di sognare e abbracciandolo lo desiderai a tal punto da tradire il mio sposo, col pensiero prima e con i sensi poi. Ecco perchè il Signore mi punì togliendomi la vista! Io mi pentii e confessai la mia colpa a Biagio, ma questi, invece di perdonarmi, mi cacciò da casa…Mi ritrovai così sola e cieca, a pentirmi del peccato mio.

Il monaco, un po’ imbarazzato: – Va bene, va bene, ma non siamo in confessionale. Non è il momento di rivelare certe cose…

Il chirurgo: – Scusatemi se mi intrometto, ma certe cose non si possono ascoltare senza reagire! Ma quale punizione divina!? Trattasi di affezione derivata dall’umore acqueo che fu contaminato dall’essersi condensato, indi ingrossato.

Il monaco: – Forse l’illustre cerusico ha ragione: il buon Dio ha ben altro da fare che perder tempo con te e i tuoi piccoli peccati. Resta immobile piuttosto, o non guarirai da quest’ affezione.

Il chirurgo: – Affezione detta “cataratta” dal nome che le diede il monaco cartaginese Costantino l’Africano.

La donna: – Dopo aver sentito quel che si dice sul vostro conto, illustrissimo cerusico, io mi affido ciecamente a voi e alla vostra scienza.

Il monaco, un po’ ironico: –  Ciecamente… è proprio il caso di dirlo

Il chirurgo, preparando i ferri del mestiere: – Le voci di popolo… Sentiamo un po’… cosa si dice sul mio conto?

La donna: – Che siete il miglior cerusico, e oltre a quello anco mago, physicus ed esperto norcino.

Il chirurgo, estraendo la propria patente dal suo strumentario e sventolandola davanti agli occhi della donna: – Fandonie. Altro che mago, sono un empirico io! E se oggi sono qui è grazie alle insistenze del monacus medicus di questa abbazia. Dovete tutto a loro e alla regola scritta sopra il crocefisso: “Infirmorum cura, ante omnia et super omnia, adhibenda est”.

Poi il chirurgo mette a posto la patente e afferra un lungo ago dallo strumentario.

La donna, spaventata: – madonna santa, cos’è quello?

Il chirurgo: – Questo è un “acus acuta”, dicesi di ago acuminato in puro argento con cui perforerò l’occhio, nello spazio compreso tra il nero e l’angolo temporale, e ad una certa distanza dal centro della cataratta così che i vasi non vengano lesi.

Angela controbatte terrorizzata:- Ma è lungo almeno sette dita!

Il chirurgo: – Non preoccupatevi farò entrare solo la punta …. due dita, non di più.

Ora il chirurgo porge un recipiente alla donna, spiegando: – Innanzi si porge al paziente decotto di mandragora. Ottima raccolta se ne fa non lontano da qui, presso Cerreto in località Ponte.

Il monaco, rivolgendosi alla donna: – Bevi figliola sopporterai meglio il dolore. Et ora presta attenzione ….

Il chirurgo, rivolgendosi al monaco: – Tengasi saldamente lo capo…

Il monaco, rivolgendosi alla donna che sembra priva di sensi: – Figliola, lo sguardo all’alto dei cieli!

Il chirurgo, avvicinando l’ago all’occhio – Raggiunto lo spazio vuoto vado ad inclinare l’ago verso la cataratta, imprimendo una leggera rotazione. Piano piano, fino a spingere la cataratta al di sotto della pupilla. E poichè non vuole depositarsi ma tende invece a risalire… non mi resta che sminuzzarla con l’ago fino a disperderla[1].

La donna, anestetizzata dal’intruglio a base di mandragora, si lamenta piagnucolando, mentre il monaco la consola: – Abbiamo quasi finito figliola, ora bevi questo decotto che ti ho preparato con le mie mani. E’ un rimedio in acqua d’orzo di erba sassifraga e foglie di viola che va bevuto subitamente in soccorso all’ arte norcina

Intanto il chirurgo, dopo averle fasciato l’occhio operato, si allontana per rimettere a posto i ferri del mestiere.

– Come potrò mai ringraziarvi? – chiede Angela al monaco premuroso

– Tornando a vivere con tuo marito e restandogli fedele nei pensieri e nelle opere – risponde il religioso

Angela trova appena la forza di controbattere: – Ma lui mi ha rinnegata. Non vuole più vedermi.

E il monaco: Non preoccuparti per questo. Basterà farlo innamorare nuovamente, c’è giusto una pozione che potrai versargli di nascosto nel vino, senza che nessuno ti veda. Ma fai attenzione perchè si tratta di un rimedio che è proibito dalla chiesa… Per questo non discorrerne con alcuno, mai, per l’amor del Cielo figliola!

Lei: – Giammai!

Lui: – Serba in te codesto segreto!

Lei: – Per sempre, così sia.

Lui: – Avvertoti però che adoperare codesta pozione fuori del vincolo del sacro matrimonio è peccato mortale, perché avvertoti figliola che può infiammare interamente la concupiscenza et porre ne’ stomachi, mentre si dorme, cose che accendino l’appetito carnale. E può porgere esteriormente mille incentivi di libidine togliendo il lume naturale… [2]

La donna annuisce, poi afferra la pozione e rifila al monaco un sacchetto di denari che questi furtivamente nasconde nella tasca dell’abito.
Quindi accenna un saluto dicendo: – Offrirò un ex voto a santa Lucia, protettrice della vista, e uno alla Madonna, per grazia ricevuta, farò fare una tavola votiva con la descrizione dell’operazione e con su scritto il nome vostro, padre, insieme a quello del cerusico che mi ha ridato la vista!

Si allontana accompagnata dal monaco, mentre  il cerusico la saluta con queste parole: – Resta per qualche giorno a riposo Angela, e avvertoti che se in futuro ti ammalerai nuovamente e non avrai a disposizione un cerusico di fama come me, dovrai osservare tre semplici regole per ristabilire la salute: mente allegra, riposo e dieta sobria [3]

purtroppo questo rosone romanico non esiste più, essendo crollato in seguito al terremoto del 26 ottobre 2016
Questo rosone purtroppo non esiste più, essendo crollato con il terremoto del 26 ottobre 2016

[1] Descrizione dell’intervento tratta da Celso in “De re Medica”

[2] T. Garzoni da Bagnacavallo “La piazza universale di tutte le professioni del mondo” ed.1599

[3]  Consiglio tratto da Scuola Medica di Salerno

Qui sotto potete trovare il link ad un articolo di Evus che approfondisce la storia dell’arte medievale della chirurgia e alcune vicende della bellissima abbazia benedettina intitolata a Sant’Eutizio, al cui interno fu messo in scena per la prima volta lo spettacolo teatrale:
http://www.evus.it/it/index.php/news/ritratto/norcini-e-cerusici-castrini-e-ciarlatani/