Dai culti solari al Natale cristiano

Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre i cristiani celebrano il Natale. Si tratta tuttavia di una data simbolica: Gesù non nacque in realtà in corrispondenza del solstizio invernale, ma più probabilmente in autunno o in primavera. Anche l’anno di nascita di Cristo non è esatta: egli non nacque infatti nell’anno 1 della nostra era, ma probabilmente già alcuni anni prima…

tavola con scene della natività, museo di Barcellona

Sembra un gioco di parole ma non lo è: fino ad oggi nessun documento storico a nostra disposizione ci permette di stabilire il giorno e l’anno esatti in cui Gesù è venuto al mondo.
La datazione del Natale fu introdotta per la prima volta da Beda il Venerabile nel 725 d.C.  Solo da allora la data della nascita di Cristo divenne il punto di riferimento per la misurazione cronologica della storia, fissando l’inizio dell’era cristiana.
Beda utilizzò un calcolo che circa due secoli prima aveva fatto un sapiente monaco, Dionigi il Piccolo, arrivando a far corrispondere l’anno 1 dell’ era cristiana al 753 dalla fondazione di Roma.  Il calcolo di Dionigi adottato come nuovo sistema cronologico della storia, è lo stesso che ancora oggi è in vigore in moltissimi paesi del mondo.
Tuttavia pare che Dionigi il Piccolo fece un errore di calcolo cercando di stabilire l’anno di nascita di Gesù.
Prendendo infatti in esame le fonti storiche giunte fino a noi, scopriamo che Erode il Grande morì a 750 anni dalla fondazione di Roma (cioè nel 4 a.C. per il calendario cristiano). Sappiamo inoltre dai vangeli che il re di Giudea era ancora in vita quando nacque Gesù. L’evangelista Matteo scrive infatti che un angelo avrebbe messo in guardia Giuseppe, avvertendolo che Erode voleva uccidere il bambino. Si tratta dell’episodio della “fuga in Egitto”, terra in cui si rifugiarono Giuseppe e Maria, portando con sé il piccolo Gesù, per nascondersi fino a quando Erode non fosse morto (Matteo, 2, 13-16). Ma se quando Erode morì nel 4 a. C. (ovvero 750 anni dopo la fondazione di Roma) Gesù era già nato, a quando risale la sua vera data di nascita?
L‘ evangelista Matteo riferisce che il re di Giudea ordinò un massacro di tutti i neonati maschi sotto i due anni d’età (episodio noto nei vangeli come “strage degli innocenti”) allo scopo di eliminare il futuro re di Giudea, della cui nascita era venuto a sapere dai Magi.
Da ciò si deduce che il bambino doveva avere circa un anno, e in ogni caso non più di due anni, quando Erode ordinò di eliminarlo.
Tutto ciò porta a ipotizzare che Gesù sia nato  tra il 5 ed il 6 a.C.
Un’ulteriore conferma in tal senso viene dall’evangelista Luca che così scrive nel suo vangelo: “In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio”(Luca 2, 1-2).
Questo governatore è realmente esistito, e infatti ne parla anche Flavio Giuseppe nella sua opera La guerra giudaica (II, 17,8). Il suo nome era Sulpicio Quirinio e sappiamo che fu governatore in Siria intorno al 4 a.C.

Dettaglio della Natività di Gesù. Ciclo pittorico dell’abside,  affrescato da Filippo  Lippi per la cattedrale di Spoleto

E’ dunque probabile che l’anno di nascita di Gesù sia il 6 o il 5 a.C.
Più difficile è determinare il giorno e il mese in cui il figlio di Maria venne alla luce.
Su questo neanche i vangeli ci vengono in aiuto fatta eccezione per Luca che ci fornisce un’utile seppur generica indicazione: “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge” scrive l’evangelista (Luca, 2, 8). Da queste parole s’ intuisce che Gesù non nacque d’inverno. E’ inverosimile infatti che i pastori abbiano vegliato il gregge dormendo all’aperto nella fredda notte del 24 dicembre. Più credibile è che Gesù sia venuto alla luce tra la primavera e l’autunno, stagione mite che permetteva ai pastori della Palestina di condurre e di vegliare le proprie greggi al pascolo.

Roma, Musei Vaticani. Rilievo con Mitra e il toro

L’istituzione del Natale sembra risalire al terzo secolo, quando i primi vescovi celebravano l’evento ancora in date diverse: a Roma si fissò il 25 dicembre, mentre in Oriente fu scelto il 6 di gennaio. Fu papa Giulio I nell’anno 337 a stabilire un’unica datazione per celebrare il Natale, è da allora tutti i cristiani cominciarono a celebrarlo il 25 dicembre. Ma perché la Chiesa scelse proprio quella data? È noto che nel calendario solare essa coincide astronomicamente  con la fine del solstizio invernale.. Si trattò di una scelta evidentemente strategica, dato che in corrispondenza  del solstizio d’inverno era già in uso la consuetudine di celebrare il Natale del Sole, divinità  che molti popoli del Mediterraneo  venerano fin dalle epoche più remote, seppure chiamandola con diversi nomi.

Resti dell’altare nel mitreo di Vulci

Il Dies Natalis Solis Invicti, ad esempio, era una tradizione religiosa originaria della Siria, i cui rituali furono in seguito introdotti ufficialmente a Roma, nel 274 d.C. , dall’imperatore Aureliano. Dopo essere entrato vittoriosamente nella città di Emesa, Aureliano istituì il culto solare a Roma  , costruendovi un tempio a spese dello stato.
L’imperatore creò un collegio sacerdotale, i cui membri ricoprivano la carica di pontifex solis invicti, ed inserì nel calendario religioso la festa del Sole Invicto al 25 di dicembre, per celebrare l’astro invincibile che torna a trionfare sulle tenebre. Egli volle addirittura identificarsi con la divinità solare, cingendosi il capo con una corona radiata, come si può ancora vedere nelle monete romane che raffigurano Aureliano.
Da allora la festa del solstizio d’inverno cominciò ad essere celebrata a Roma con giochi e cerimonie che prevedevano anche corse dei carri per tre giorni consecutivi.
Fu così che la chiesa nascente dei primi secoli, impegnata ad affermare e a diffondere il nuovo credo cristiano, scelse opportunamente di fissare la nascita di Gesù al 25 dicembre.
Assimilando e facendo propri alcuni aspetti delle preesistenti feste pagane, il cristianesimo riuscì ad attecchire e diffondersi più rapidamente tra quei popoli che erano abituati ad adorare il Sole invincibile.
Si trattò di una scelta vincente, una decisione che avrebbe trasformato la nuova solennità cristiana nella popolarissima festa che ancora oggi si celebra con partecipazione e solennità in gran parte del pianeta.
Accanto al culto del Sole Invicto, anticamente vi erano anche altre tradizioni religiose legate ai culti solari, ugualmente celebrate durante il solstizio invernale.

Basti pensare al culto mitraico, diffusissimo nell’antica Roma, specie tra i soldati. Vi era poi l’antica religione egizia in cui dio bambino Horus, nato da Iside e Osiride, veniva pure celebrato durante il solstizio.

Interessante è scoprire che i primi cristiani, proprio come molti altri popoli del mediterraneo, pregavano guardando il Sole che sorgeva ad Oriente.
Ce lo conferma Tertulliano, che nel 197 scriveva: “Altri, indubbiamente ci considerano con più umanità e oggettività, quando credono che sia il sole il nostro dio. Chissà, forse ci prendono per Persiani, sebbene noi non adoriamo nessun sole dipinto su una stoffa, poiché il sole ce l’abbiamo ovunque nel suo disco a forma di scudo. Forse dicono questo perchè è noto che preghiamo rivolti verso la regione d’oriente. Ma anche molti di voi, con la preoccupazione di adorare qualche volta anche i corpi celesti, muovete le labbra al sorgere del sole. Se poi nel giorno del sole ci concediamo come gli altri alla gioia, è per un motivo assai diverso da quello di chi pratica il culto del sole, e veniamo comunque dopo quelli che dedicano il giorno di Saturno all’ozio e alla tavola, differenziandosi anch’essi dal costume giudaico, che neanche conoscono” (Apologeticum 16, 8 – 10).

Dunque i primi cristiani pregavano rivolti verso il sole nascente ad oriente, proprio come gli altri popoli mediterranei adoratori della divinità solare.

Il primo  giorno dopo il sabato, l’ottavo giorno, il dies octavus, divenne il giorno del Sole, Sunday, la Domenica cristiana, e cominció ad essere celebrato  in un clima di festa e di gioia condivisa, seguendo una tradizione mediterranea molto arcaica, che risale ai popoli piu antichi del nostro mare mediterraneo…

Antonella Bazzoli – Dicembre 2010,  aggiornato il 7 dicembre 2020